La morte dipinta – Lisa Laffi

La morte dipinta – Lisa Laffi

Redazione
Protocollato il 15 Ottobre 2024 da Redazione
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Una Milano immersa nei suoi silenzi museali, tra l’eleganza delle sale del Poldi Pezzoli e la calma apparente di una direttrice dallo sguardo ferito: è qui che si apre il sipario su “La morte dipinta“, thriller sofisticato e a tinte artistiche di Lisa Laffi, scrittrice romagnola con la passione per la storia dell’arte e per le donne che hanno lasciato il segno.

Artemisia Gentileschi – omonima della celebre pittrice barocca – è una trentenne dal passato tragico e un presente costruito con rigore, silenzio e una certa solitudine. A tenerle compagnia, solo Caravaggio, il cane, e le opere che cura nel museo milanese. Ma quando riceve alcune foto inquietanti che ritraggono corpi messi in scena come quadri celebri, la routine si frantuma e il passato torna a bussare con violenza.

Un assassino, infatti, ha deciso di usare l’arte come linguaggio del delitto, reinterpretando opere celebri come La Calunnia di Botticelli e Venere, Marte e Cupido. E Artemisia capisce che l’orrore vissuto vent’anni prima a Philadelphia – la morte scenografica di sua madre – è tornato. Forse non era mai andato via.

Il romanzo si muove su due piani temporali e geografici: l’oggi, tra l’Italia e gli Stati Uniti, e il 2005, anno del primo omicidio. Questo doppio binario conferisce al thriller un respiro internazionale e una struttura da cold case con venature personali, perché la protagonista è, ancora una volta, parte della storia.

Cosa collega i nuovi delitti a quello della madre di Artemisia?
Perché le vittime sono trasformate in installazioni ispirate ai dipinti rinascimentali?
E chi è Sebastian, il fotografo magnetico e tormentato, che si insinua nella vita di Artemisia come la luce in un vecchio dagherrotipo?

Lisa Laffi costruisce una trama avvolgente e meticolosa, con capitoli brevi, ritmo serrato e una tensione crescente che alterna mistero, arte e introspezione. La componente visiva è potente: ogni omicidio è un’opera scenografica che trasforma la bellezza in orrore, mentre l’autrice intesse riflessioni profonde sull’identità, la fragilità umana e la percezione del sé.

Il personaggio di Artemisia – così schiva, ma così lucida – è delineato con una sensibilità che sfugge ai cliché: non è la detective perfetta, ma una donna ferita, in cerca di verità e, forse, redenzione.

La penna della Laffi è elegante, mai ridondante, con dialoghi credibili e descrizioni che restituiscono la suggestione cromatica dei quadri di cui si parla. Non sorprende che il romanzo invogli il lettore a cercare su Google le opere citate: Botticelli, Piero di Cosimo, e altri diventano personaggi silenziosi del racconto.

La morte dipinta” è un raffinato thriller artistico, capace di mescolare sapientemente suspense, cultura e introspezione psicologica. Lisa Laffi realizza un’opera curata, intelligente e affascinante, ideale per chi ama le storie dove il crimine dialoga con l’arte e il dolore si fonde con la bellezza.

Una lettura perfetta per gli amanti del thriller d’autore e per chi cerca qualcosa di diverso dal solito noir: qui c’è più luce, più eleganza e – dietro ogni pennellata – un’ombra che non smette di inquietare.

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