Phobia - Wulf Dorn recensioneAtteso a settembre in tutte le librerie recensiamo oggi Phobia di Wulf Dorn (qui un’intervista), edito in Italia da Corbaccio nella collana Top Thriller. La traduzione, dall’originale in lingua tedesca, è di Leonella Basiglini.
Wulf Dorn ha conquistato il pubblico internazionale con La psichiatra (cui sono seguiti Il superstite, Follia profonda, Il mio cuore cattivo) e con Phobia dimostra di avere tutte le credenziali per mantenere e aumentare il successo ottenuto. Il libro si presenta come una nuova e ancor più approfondita indagine dei meandri della mente umana.

«L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa.»

Ognuno di noi ha le proprie fobie, più o meno fondate, più o meno credibili, più o meno condivisibili, ma tutti indistintamente riteniamo siano paure normali, che hanno o possono avere la gran parte delle persone. Siamo convinti di non essere dei pazzi o dei folli perché non riusciamo a entrare in un ascensore, affacciarci a un balcone, salire su un aereo, nuotare, toccare, uscire… esattamente dov’è il tracciato invisibile che segna il confine tra la normalità e la follia? Wulf Dorn ci dimostra con Phobia che non solo esso non è scientifico ma è fortemente influenzato dalle convenzioni.
Parlare di fobie è il modo che l’autore ha scelto per parlare della vita, dell’esistenza di ognuno di noi, schiacciata quotidianamente per fare largo agli interessi vari di chi non vuole si lasci molto spazio al libero pensiero e al libero pensare.

«Ogni giorno della nostra vita è un dono, ma solo in pochi ne sono consapevoli. La gente calpesta la felicità, perché non la vede. […] Starlet che si erano fatte ingrandire il seno, divorzi tragici e desiderio di un figlio da parte di personaggi famosi, resoconti drammatici riguardo a modelle anoressiche e, immancabile, lo sport. Sì, è questo che interessa al mondo, pensò. È con questo che la gente riempie il vuoto esistenziale. Con le storie degli altri. Poi capiscono che la vita è trascorsa senza che l’abbiano vissuta.»

La storia si svolge tra Francoforte e Londra, anche se è di quest’ultima che il lettore riesce ad assaporare maggiormente gli odori, i sapori, i suoni… Dorn racconta di una città che è molto lontana dalla capitale londinese dei turisti e dalla city, una metropoli con i suoi immensi sobborghi fatti di quartieri residenziali e popolari, villette unifamiliari con recinti di siepe e palazzine fatiscenti. Ma soprattutto narra di una Londra successiva agli attentati del 2005, riflesso di una intera società, quella occidentale, radicalmente mutata nei suoi comportamenti.

«Molti di noi appartengono ormai a una generazione che conosce la guerra e la devastazione in Europa solo dai racconti dei nonni. E anche se nel mondo si continua a combattere con le armi, da qui le guerre sembrano abbastanza lontane dalla nostra vita quotidiana. Ma quegli attacchi terroristici hanno dimostrato quanto il nostro senso di sicurezza sia illusorio. Adesso sappiamo che in ogni momento qualcosa può penetrare nel nostro apparentemente invulnerabile mondo del benessere, portandoci via proprio quel senso di sicurezza, e questa esperienza ci ha segnati nel profondo. Ormai basta una borsa della spesa dimenticata sull’autobus per gettarci nel panico.»

Sarah, Stephen, Harvey pensano di dover fare i conti con il “mostro” che vuole impossessarsi delle loro vite per distruggerle, Mark pensa di doverli aiutare, l’ispettore Blake pensa nascondano tutti qualcosa… «La paura è un terreno molto fertile per la diffidenza, l’odio e la discriminazione, e dà il potere a tutti coloro che la strumentalizzano per raggiungere i propri scopi.» Esemplare la struttura del testo, al pari della prosa che riesce a tenere incollato il lettore al libro dalla prima all’ultima pagina. Phobia di Wulf Dorn non deluderà gli appassionati di thriller ma anche coloro che sono alla ricerca di un romanzo innovativo e assolutamente mai banale.