John Dillinger: il Nemico Pubblico di Public Enemies
Come altri fuorilegge, come Jassie James, AL Capone, Bonnie and Clide, Ma Barker e Machine Gun Kelly, come i suoi stessi compagni Pretty Boy Floyd e Pretty Face Nelson, John Herbert Dillinger (Indianapolis,22 giugno 1903-Chicago, 22 luglio 1934) è diventato leggenda. Durante il periodo della grande depressione molti seguirono le sue gesta insanguinate come fossero quelle di un novello Robin Hood. Molti gli furono grati perché, come raccontano le cronache, dopo le rapine distruggeva nomi e cifre di chi aveva il conto in rosso. Durante le sue scorribande nel Midwest, uccise undici uomini, ne ferì nove, ed evase tre volte di prigione.
Una vita davvero spericolata, la sua, votata agli eccessi e trascorsa con spavalderia ammazzando e rapinando, tra donne e bei vestiti. Una vita che nell’America che aveva fame, che perdeva casa e lavoro e che si riversava nei cinema per vedere i gangster-movies interpretati da George Raft, Edward G.Robinson e James Cagney, apparve sinistramente romantica.
Come la sua vita, anche la morte di Dillinger sembra uscita dalla penna di uno sceneggiatore. Tradito dalla famosa signora in rosso, Anna Sage – che in cambio della soffiata chiese la cittadinanza che non le fu mai concessa – venne ucciso il 22 luglio 1934 mentre usciva dal Biograph Theatre di Chicago. Aveva appena visto Manhattan Melodrama, con Gable nei panni di un gangster. Il suo corpo crivellato di colpi non fu mai riconosciuto dal padre, e il sospetto che quel cadavere non gli appartenesse (ma fosse di uno della banda) ancora oggi non è svanito. La storia di Melvis Purvis, l’uomo che lo inseguì per anni e che alla fine lo stanò, è interessante quanto quella di Dillinger. Perseguitato con maniacale perseveranza da un invidioso Hoover, si suicidò nel 1960 con la stessa pistola usata la sera dell’agguato a Dillinger. Un libro, scritto dal figlio di Purvis, Alston, ne racconta la vita (The Vendetta: Special Agent Melvin Purvis, John Dillinger, and Hoover’s FBI in the Age of Gangster). Chi da questa vicenda uscì unico vincitore fu proprio l’ambizioso Edgar J. Hoover che per aver fermato il nemico pubblico numero 1 riuscì a ottenere i fondi per una nuova agenzia, l’FBI, e diventare così uno degli uomini più potenti degli USA.
Se volete una mitragliata sulla storia di John Herbert Dillinger, non wikipediate questa volta, ma andate sul sito dell’FBI. E’ in inglese, ma estremamente interessante e, possiamo ben sperarlo, competente (obiettivo non saprei) sulla materia. Le pagine dedicate a Dillinger sono moltissime e comprendono, oltre a tutti i documenti originali che hanno portato all’uccisione del gangster, foto e testimonianze dell’epoca. Se ancora non vi bastasse, su Google, poi, c’è di tutto e di più, filmati di quegli anni compresi.
Oltre una ventina sono i film e i tv movie dedicati a Dillinger. Nemico Pubblico (Public Enemies), finalmente in Italia dopo il buon successo ottenuto negli States, è l’ultimo di una serie destinata a continuare. A dirigerlo è Michael Mann, colui che inventò Miami Vice e che, fra alti e bassi, ha firmato alcuni buoni film, come Manhunter (il primo in cui compare quel simpaticone di Hannibal the Cannibal) e Collateral.
Nel ruolo di Dillinger troviamo Johnny Depp (incredibilmente somigliante), mentre in quello del G-Man che lo stanò, Melvis Purvis, un bravissimo Christian Bale (l’ultimo Batman).
Ripreso dal nostro Dante Spinotti, il film è anche un omaggio ai grandi gangster-movies degli anni ‘30 ed è tratto dal libro Nemico Pubblico (Public Enemies: America’s Greatest Crime Wave and the Birth of the FBI, 1933-34) di Bryan Burrough
E se vi interessaste la storia romanzata di “Dillinger”, Harry Patterson, aka Jack Higgins, l’ha scritta per noi.
Il trailer del film potete vederlo qua:
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La versione italiana, dal trailer, mi sembra alquanto massacrata dal doppiaggio, sigh …
Il doppiaggio in Italia è inevitabile quanto spesso sgradevole. Non posso che essere d’accordo.
- Lo vuoi fare questo giro con me?
- Sì, lo voglio fare questo giro con te.
- Tieni il mio Thompson, allora, e facciamoli ballare!
Andrò a vederlo nel week end, naturalmente armato, poi passerò di qui per uno scozzese liscio. E ti rapinerò l’incasso se… tranquillo, Kick, so tu che mi hai descritto bene, ma se Spinotti non ha fatto il suo lavoro… ta-ta-ta-ta-ta-ta ta… i bossoli tintinnerrando sopre le tue scarpe al ritmo dei saltelli .
John D., e un Johnny D. esemplare – uno swing, e lady D. roca nell’anima, e il resto da buttare – gli esterni in Australia, nell’incredulità di strade polverose, frutteti e boscaglie, e cittadine tanto per muovere i luoghi (i costi delle produzioni hollywodiane alle stelle) e vada per gli interni di alcune hall (banche o stazioni) – doppiaggio in linea con gli standard (pessimo lo squittio di un avvocato in aula) – la sequenza di una mano in fuga nel crepitio dei Thompson che lascia un’altra senza lasciarla scomparire in un ricordo – lealtà e amicizia tra chi osa giocare con la vita riempiendosi di piombo – automobili preziose in corsa tra gli Stati – e l”F.B.I. e i G.Man, e Gable che si allontana in bianco e nero (i baffetti quasi come il nostro, a colori) e la donna di J.D., una brunetta mezza e mezza.
Spinotti non indietreggia mai, salvo che per mettersi in salvo dagli schizzi dei corpi saltellanti al suono dei bossoli. Voto: andate a vederlo e vi verrà voglia di ri-leggere… sì, letteratura vera, all’esordio dei Pulp magazines.