Mortdecai di Kyril BonfiglioliPiemme gioca d’anticipo e presenta il primo volume della più celebre creazione letteraria di Kyril Bonfiglioli, Mortdecai, rappresentato in copertina dalla sua versione cinematografica di Johnny Depp, con tanto di baffoni esibiti con orgoglio.

Era ora che una delle più intelligenti e irriverenti trilogie poliziesche degli anni Settanta-Ottanta trovasse rinnovato spazio in libreria, e se per riuscire a far conoscere i romanzi di Bonfiglioli bisogna appoggiarsi al cinema non c’è nulla di male, anzi.

Spazio quindi a Charlie Mortdecai, mercante d’arte dalla moralità incerta e dai molteplici vizi, un personaggio che sembra oggi in qualche modo ancora più attuale e “fresco” rispetto a una trentina d’anni fa.

Ritenuto dissoluto e immorale, Charlie Mortdecai è in effetti un ricco mercante d’arte che spesso sceglie di vivere disonestamente più per il divertimento e il brivido che per qualche tipo di esigenza. Mortdecai è molto in gamba in alcune cose: ha gusti ben raffinati, un debole per i liquori e la capacità di rintracciare importanti opere d’arte in giro per il mondo.
E questa volta tocca a un pezzo da novanta: Milton Krampf, un multimiliardario americano, chiede a Mortdecai di rintracciare la Duchessa di Wellington di Goya, sparita recentemente dal Prado.

Il quadro sembra portare una certa sfortuna: nel mettersi sulle sue tracce Mortdecai si inimica i servizi segreti di più di uno Stato e la morte improvvisa di Krampf gli complica ancora di più il tutto.
Senza contare il continuo confronto di Mortdecai con la sua nemesi, Martland, suo ex compagno di scuola e poliziotto pedante e privo di gusto…

Più importante per il linguaggio usato, i personaggi e l’atmosfera creata che per le trame in sé, la trilogia scritta da Kyril Bonfiglioli, anche lui mercante d’arte come il suo parto letterario, è un prodotto culturale ben differente rispetto a molti altri gialli cui siamo ora abituati e non possiamo che rallegrarci per la sua pubblicazione anche qui in Italia.

Anche il film, tenendo conto di tutte le esigenze e gabbie creative che influenzano il processo creativo hollywoodiano, sembra operazione riuscita sia nel cogliere il tono irriverente e antiautoritario di Bonfiglioli sia nel rinnovare alcuni suoi personaggi, il temibile Jock in primis, mix di maggiordomo raffinato e forzuto grezzissimo.

La trilogia, di cui Piemme ha appena pubblicato il primo volume per la traduzione di S. Bertola, è così composta:

Don’t Point That Thing At Me (Weidenfeld and Nicolson, 1973)
Something Nasty In The Woodshed (Macmillan, 1976)
After You With The Pistol (Secker and Warburg, 1979).

Mortdecai – Kyril Bonfiglioli

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