La sedia del custode - Bahaa TrabelsiEdizioni Le Assassine, con la Collana Oltreconfine, ha intrapreso un’interessantissima linea editoriale pubblicando le opere di scrittrici che abitano i vari angoli della Terra, consentendoci di scrutare lo sfondo sociale e culturale in cui le autrici fanno agire i loro personaggi. Di imminente uscita, ed in anteprima recensita qui su Thrillercafè, “La sedia del custode” di Bahaa Trabelsi, autrice marocchina che si affaccia sul panorama letterario europeo con questa sua quarta opera, la prima di genere poliziesco, pronta ad offrire sensazioni interessanti. La vicenda è ambientata nella caotica Casablanca, città in cui si mescolano cultura e religione, ortodossia e modernità, e pone la corrotta polizia marocchina sulle tracce di un serial killer che firma i suoi delitti con citazioni del Corano, convinto di essere il designato da Dio per epurare la città dai suoi miscredenti. “Sono un erede. Sono venuto a sostituire mio padre. Uomini corrotti, donne adultere, ladri, peccatori, Casablanca è la Sodoma e Gomorra del ventunesimo secolo”. L’assassino scruta le sue vittime dalla sua sedia di custode di un condominio, privilegiato punto di osservazione delle vite che si intersecano nel quartiere di lusso in cui lavora. L’indagine è condotta da un commissario depresso, Abid, che ama bere e le donne facili. Questi, durante le indagini, conosce Rita, una giornalista curiosa ed emancipata che vive sospesa fra due culture, quella occidentale e quella musulmana.

Per quanto riguarda la cifra stilistica dell’autrice, è apprezzabile il cambio di punto di vista, i dialoghi realistici, non artefatti, seppur sommersi in pagine e pagine di riflessioni sulle condizioni del diverso, sull’ortodossia islamica, sul rapporto tra modernità e tradizione che, possiamo senza dubbio affermare, è il vero protagonista del romanzo della Trabelsi. Ogni aspetto, ogni dettaglio è funzionale a rendere il lettore partecipe della vita marocchina. Si possono avvertire gli odori, il chiasso della Casablanca trafficata, gli sguardi profondi delle donne affacciarsi tra i veli religiosi. Una cultura, quella offerta dall’autrice, che molti non conoscono e di cui non possono non sentirsi affascinati.

E la trama del romanzo mira proprio a diffondere queste suggestioni e l’immagine, forte ed evidente, di un mondo di contraddizioni, di vecchie e nuove abitudini, di odio verso quell’occidente che si insinua silente nelle abitudini dei giovani portandoli ad abbandonare le arcaiche quanto sacre tradizioni religiose e culturali di una terra dura. Il nostro assassino è un fondamentalista, un integralista che nella sua follia, è convinto di dover epurare il quartiere da questi miscredenti, perché questa è la volontà del suo Dio. Seguiremo le sue azioni, i suoi pensieri, giacché parte della storia è narrata in prima persona dal folle omicida, sadico nell’ideazione degli omicidi e mostruoso nella loro realizzazione pratica. Al contempo, il resto della vicenda è narrata in prima persona dal commissario Abid, con le sue frustrazioni e i suoi inconfessabili segreti, e dalla giornalista Rita, madre single di una figlia ormai diciannovenne residente all’estero, per nulla allineata all’ortodossia islamica, moderna, anticonvenzionale, libera ed indipendente, che nel seguire le orme dell’omicida si innamorerà perdutamente dell’ombroso commissario.

Una caccia che corre su due binari paralleli è ciò che il lettore affronterà: accanto alle indagini ufficiali condotte dal vecchio l’Haj, onesto ispettore prossimo alla pensione determinato a portare a casa un ultimo successo, nasce il sospetto che si insinua giorno dopo giorno nella mente del commissario Abid che, in virtù delle caratteristiche delle vittime del folle omicida, la dolce Rita possa diventare la prossima preda del killer, il quale osserva, silenzioso, la storia d’amore clandestina che nasce tra i due protagonisti e prova per essa orrore e disgusto.

Un tuffo nel Marocco più vero, quello delle contraddizioni e dei sospetti, a cavallo tra un integralismo disarmante e la libertà occidentale, è il gusto che lascia in bocca questo romanzo che, dopotutto, è molto altro, oltre il giallo.

Recensione di Nicola Agrelli

La sedia del custode (Oltreconfine)
  • Bahaa Trabelsi
  • Edizioni Le Assassine