Un bastimento carico di riso – Alicia Giménez-Bartlett

Editore: Sellerio
Alessia Sorgato
Protocollato il 16 Settembre 2026 da Alessia Sorgato con
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Il riassunto
Un bastimento carico di riso – Alicia Giménez-Bartlett

La storia narrata da Alicia Giménez-Bartlett in questo episodio della saga di Petra Delicado, ispettore della polizia di Barcellona (così la chiama il suo attendente Fermìn e noi ci si adegua), si ambienta in uno dei più tristi, disperati e sordidi sottobosco di una grande città: il mondo dei senza tetto. Che noi si abiti (o ci si trovi a passare per) una grande metropoli, da New York a Parigi, da Milano a Città del Messico, difficilmente li vedremo, soprattutto di giorno. Eppure esistono, eccome! Sono uomini e donne che, a differenza da altre categorie di emarginati, ci danno la sensazione di scegliere la vita che conducono, ai margini di tutto. Anche se non ne conosciamo le storie, respiriamo un’aura di indipendenza e senso di libertà che nessuno di noi condividerebbe, e che in piccola parte forse ci affascina. A Petra accade la stessa cosa, quando uno di loro viene trovato morto in un parco cittadino. Sembrerebbe la vittima di un commando di nazi-skin (perchè effettivamente viene visto mentre lo picchiano selvaggiamente) ma al medico legale basta un’occhiata per scovargli alla base della nuca il foro di un proiettile.

Chi è quest’uomo? I due investigatori ci metteranno un bel po’ a capirlo, dovendosi aggirare in un hummus di gente senza nome, identità, residenza. Attraverseranno quartieri periferici, palazzi abbandonati, baraccopoli improvvisate ricolme di spettri, sino a rinvenire una piccola traccia che li condurrà non solo al soprannome del morto (lo chiamavano il Saggio) ma che aprirà loro la visuale su di un mondo che può essere candido ed immacolato come pure diventare il verminaio più marcio: la beneficienza.
In parallelo alla trama investigativa, come d’uso ad Alicia sempre attenta alle piaghe della società moderna, vivremo insieme anche le vicende personali dei suoi adorabili protagonisti, alle prese con i loro piccoli ma immensi problemi personali: Fermìn riceve una visita dal figlio ormai emigrato in America, che non arriverà da solo; Petra si lascia conquistare da uno psichiatra un po’ pazzo, molto frettoloso in termini sentimentali, che la deluderà e le fornirà l’ennesima prova che l’ispettore Delicado deve vivere da sola, con i suoi libri, la musica classica, qualche bicchiere e pochi amici.

Il titolo è pura poesia: ruba le parole ad un altro senzatetto, l’unico amico che il Saggio annoverasse in quella masnada di disperati tra cui viveva: il bastimento carico di riso è il sogno di Anselmo, un omino pelle e ossa, con lunghe orecchie a sventola ed occhietti maliziosi e ridenti, in pratica “sembrava il topo più furbo di un esperimento scientifico, quello che trova sempre la via di uscita dal labirinto“.

Sarà Anselmo a mostrare loro la strada per la soluzione del caso, mostrando orgogliosamente il regalo che Tomàs il Saggio gli aveva tributato: un orribile portachiavi con cui l’indagine si incanalerà nella giusta pista risolutiva.

Sia Fermìn che Petra faranno i conti con aspetti dei loro sentimenti che non conoscevano e che li renderanno poco comprensibili l’uno all’altra e, quando tutti i nodi investigativi saranno risolti, si ritroveranno come sempre alla Jarra de Oro, per una birra e un piatto di cucina tradizionale, a chiedersi quale sia il loro bastimento. Anselmo voleva andarsene nei Mari del Sud in cerca di un’isola piena di bravi selvaggi senza voglia di litigare, a cui preparare ogni giorno paella, riso con le salsicce e risotto al nero di seppia. E loro due?