Nido vuoto – Alicia Gimenez-Bartlett

Editore: Sellerio
Alessia Sorgato
Protocollato il 22 Settembre 2026 da Alessia Sorgato con
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Il riassunto
Nido vuoto – Alicia Gimenez-Bartlett

Pubblicato contestualmente in Italia e Spagna nel 2007, “Nido vuoto” è il settimo romanzo della serie Petra Delicado, apparso dopo l’avventura letteraria nel racconto che aveva impegnato l’autrice nell’estate di due anni prima. Segna una sorte di spartiacque ideale tra le puntate precedenti e quelle che vedranno la luce – con tempistiche molto più distanziate – negli anni seguenti, quasi che la Giménez-Bartlett, dopo un abbrivio da mozzare il fiato, si stesse godendo fama e riconoscimenti e potesse dilatare la scrittura secondo ritmi meno sincopati.

“Nido vuoto” è anche il romanzo dove l’arco di trasformazione del personaggio vede il suo apice: dopo indagini elettriche, scandite al ritmo forsennato che solo una donna giovane e sbrigliata può permettersi, mentre anche la vita privata – condita da avventure senza costrutto – la delinea come protagonista assoluta, in questa narrazione Petra ha una battuta di arresto che la inchioda. In un centro commerciale – luogo che lei stessa detesta – le viene rubata la pistola di ordinanza. Disonore massimo per chi veste una divisa (ricordate la disperazione del poliziotto nel film Magnolia?), alla Delicado la cosa brucia se possibile anche di più: a rubarle la borsa è stata una bambina e – elemento narrativo geniale – ad accorgersene è stata Marina, un’altra bambina. Questa è figlia dell’architetto Artigas, un uomo tranquillo, con una serie di matrimoni archiviati alle spalle che gli hanno lasciato un nutrito manipolo di figli.

Con l’espediente di informarsi sull’andamento delle indagini che la sua bimba più piccola ha contribuito a far avviare, Marcos cerca di accorciare le distanze da Petra, già di suo depressa per l’accaduto, col risultato di rendere evidente alla donna il passare del tempo, la modifica delle abitudini. Non è più lei a cacciare, non è più il soggetto attivo del corteggiamento, ma lo riceve e, poichè è donna da non subire alcunchè, lo rifiuta. Mentre l’indagine si addentra nel mondo sordido e deleterio delle varie forme di delitti contro i bambini, Petra riscontra un’amara constatazione, che le farà dire dentro di sé: “Che razza di egoista insensibile ero diventata? Consideravo intoccabile la mia tranquillità, ma cosa difendevo alla fin fine? Niente, forse solo un nido vuoto. E’ quel che succede ai vecchi scapoli, ai vedovi, a coloro che hanno deciso di abbandonare il mondo delle emozioni: si creano una corazza sempre più impenetrabile e ci costruiscono intorno un fossato, per poi rendersi conto che dentro non c’è niente, il vuoto assoluto. Sarei di sicura finita anch’io così…“.

Il tema del nido vuoto tornerà molte pagine avanti, in un’accezione diversa, segno che la Giménez, in questo romanzo, tratteggiava tutte le forme di solitudine e di abbandono, in questo secondo caso riferendolo alla scomparsa di un figlio, forse un rapimento, forse un caso di tratta. Trovare le tracce della zingarella che l’ha scippata ha infatti messo i due investigatori di Barcellona sul binario dei servizi sociali, dei minori non accompagnati, delle storie di immigrazione verso la Spagna così all’avanguardia anche ai giorni nostri.

Un mondo acido, senza scrupoli, fortemente dilaniante perchè ha come vittima principale i più piccoli, gli indifesi, gli invisibili. Probabilmente è lo scontro tra la crudezza dell’indagine e la serenità di Marcos, la serietà della piccola Marina, l’allegria dei suoi fratelli a rompere, piano piano ma senza via di ritorno, la buccia di una Petra senza difese o, meglio, che alla sua corazza vuole abdicare perchè sta diventando un carapace troppo pesante da portare.

Come vada a finire, poi, i lettori appassionati della Delicado ne sono già a conoscenza. Per gli altri, che si affacciano ora alla lettura di questo personaggio, una buona notizia: sta per uscire una nuova avventura. Arrivederci a ottobre 2026.