Autore che spaziò tra diversi generi letterari, il finlandese Mika Toimi Waltari in Italia conobbe notorietà soprattutto per Sinuhe l’egiziano, romanzo storico dal quale venne tratta anche una versione cinematografica di successo. Iperborea, editore che nella letteratura scandinava e in generale nord europea è specializzato, ci propone in questi giorni una riedizione di una sua incursione nel giallo: Chi ha ucciso la signora Skrof?, per la prima volta pubblicato nel nostro paese da Garzanti nel 1955.
Fulcro della storia è l’indagine attorno alla morte della vecchia e ricca donna, trovata cadavere nel suo letto in un tranquillo quartiere di Helsinki. All’apparenza sembra un incidente: c’è il gas che esce ancora dal fornello spento quando la porta dell’appartamento viene sfondata. Tuttavia non ci si spiega perché il cane abbia gli occhi sbarrati, e il commissario Palmu ai dettagli presta molta attenzione, convinto che sia da questi che si scoprono gli inevitabili errori che compie sempre un assassino. Nelle indagini vengono così coinvolti a poco a poco personaggi che più che alla signora Skrof paiono legati al suo al suo patrimonio e ai suoi numerosi e diversi testamenti. Da Mustapää, reverendo della Comunità di Betlemme con un passato dubbio e un evidente interesse per il denaro, all’avvocato Lanne, curatore di lasciti e interessi della donna; da Kirsti Skrof, la figliastra fuggita di casa per scampare al matrimonio impostole, a Lankela, l’avventuroso nipote aviatore, fino al pittore surrealista Kuurna, volutamente bizzarro per distinguersi. Tutti quanti con un segreto da nascondere, una parte da recitare e un alibi da inventare.
Se amate i gialli un po’ datati (siamo nel 1939) e le atmosfere nordiche, non mancate di dare un’occhiata a questo volume. Intanto, noi ve ne riportiamo l’incipit.
Fu la signorina Hallamaa, impiegata alle Poste, la prima a farlo notare. Erano le otto in punto quando comparve in fondo alla scala A del numero 8 di Rantakatu. Aveva in mano la bottiglia del latte, vecchie pantofole ciabattanti ai piedi magri, e stringeva intorno al corpo il cappotto per coprire pudicamente la vestaglia. Si fermò davanti alla portinaia che spazzava la soglia con aria sdegnosa, ed esclamò con una sorta di gioia vendicativa:
“Sulle scale c’è uno spaventoso odore di gas. È stomachevole. E fa venire mal di testa.”
I raggi del sole primaverile filtravano da un sottile strato di nuvole avvolgendo le due donne in un alone dorato, senza però addolcirne l’umore. La portinaia impugnò con ancora più energia il manico della scopa, fece un passo indietro per lasciar passare l’inquilina e la salutò con un buongiorno che assomigliava a uno starnuto.
L’impiegata delle Poste non aveva comunque nessuna intenzione di lasciar correre. Si piantò davanti alla portinaia facendo oscillare minacciosamente la bottiglia del latte.
“Stamattina quando mi sono svegliata avevo un cerchio alla testa”, dichiarò con aria intimidatoria. “Glielo giuro. C’è un odore spaventoso.”
La portinaia finì per raddrizzarsi. Si appoggiò seccata al manico della scopa, si guardò in giro e si mise a fiutare l’aria con il suo naso rosso.
“Non sento niente”, ribatté seccata. Ma si sentì in dovere di aggiungere: “Sono raffreddata e ho il naso chiuso. Speriamo solo che non mi venga l’influenza!”
E riprese a spazzare con aria da martire.
“Sarebbe una vera seccatura”, ammise la signorina delle Poste. “I primi giorni di primavera, in effetti, sono sempre traditori.”
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