The dark inside – Rod Reynolds
Intenso, anticonformista e molto ben scritto. Con “The Dark Inside“, Rod Reynolds compie un ottimo debutto nel genere giallo, correndo diversi rischi a livello autoriale: azzardi che vengono tutti ripagati da una trama avvincente e fuori dai soliti schemi.
Il rischio maggiore, e quello che dà più soddisfazione, riguarda la scelta del protagonista. Charlie Yates non è né un poliziotto né un investigatore privato, ma un cronista di nera. I giornalisti (per usare l’etichetta di Reynolds) di solito non godono di buona fama e sono raramente apprezzati dai personaggi del genere crime, siano essi agenti delle forze dell’ordine, vittime o criminali.
Eppure, non si può fare a meno di simpatizzare con Charlie Yates. È un giovane che ha incassato qualche duro colpo dalla vita, abbastanza da fargli assaporare l’amaro del fallimento, ma è ancora sufficientemente genuino da credere in ciò che fa. È pieno di risorse e tenace, come dovrebbe essere ogni buon reporter, e sebbene abbia qualche problema a gestire la rabbia, è fondamentalmente onesto e integro. È perfetto come inviato investigativo incaricato di indagare su una serie di aggressioni e omicidi di giovani coppie, forse un po’ meno come eroe d’azione capace di affrontare una pletora di loschi malviventi. Ma è un personaggio coinvolgente che si adatta bene alla trama serrata di Reynolds. A parte qualche raro momento di autoironia di Charlie, l’autore mantiene il lettore saldamente concentrato sull’indagine, con pochissime deviazioni o sottotrame. Questo conferisce alla storia un’intensità quasi paragonabile a un romanzo di Maigret, tenendo il lettore incollato alle pagine anche nei momenti in cui la tensione rischia di calare.
Un altro rischio preso da Reynolds riguarda l’ambientazione spaziale e temporale, ed è gestito altrettanto bene. Da New York, dove lavora, Yates viene spedito a indagare su crimini seriali contro le “coppiette” nella rurale Texarkana, una piccola città al confine tra Texas e Arkansas. È una punizione per alcuni suoi recenti comportamenti sul lavoro, potenzialmente il preludio al licenziamento. La località, una remota cittadina di provincia che si nutre di pettegolezzi, è abbastanza isolata da permettere ai notabili del posto e ai poliziotti di fare il bello e il cattivo tempo. È uno scenario perfetto per un racconto claustrofobico, dove la sequenza di crimini orribili fa salire la tensione come in una pentola a pressione.
Il romanzo è ambientato nel 1946 e Reynolds lavora bene per conferire al racconto un’atmosfera d’epoca senza interrompere il flusso della storia o appesantire il lettore con un eccesso di dettagli storici. A volte sembra calcare un po’ troppo la mano con la parlata rustica dei personaggi, ma è molto convincente nel ritrarre gli usi e la mentalità di una piccola comunità nell’immediato dopoguerra.
Soprattutto, la trama gialla di ‘The Dark Inside’ è ottima: stratificata, credibile e ricca di colpi di scena ben congegnati. Resta saldamente ancorata all’indagine di Charlie Yates, facendosi sempre più intensa man mano che il suo coinvolgimento con una parente delle vittime lo trascina in una rete di intrighi locali. È quasi impossibile per Yates capire di chi fidarsi: lo sceriffo della contea dispotico, il magnate locale con legami nell’esercito, le stesse vittime, alcune delle quali nascondono segreti inquietanti. Anche il lettore è costretto a interrogarsi sui moventi di ciascuno dei personaggi principali, fino alla fine.
Considerata la natura circoscritta dell’ambientazione, questo è uno dei maggiori successi di Reynolds in un esordio decisamente riuscito, che culmina in un finale davvero esplosivo. Quando Charlie Yates sarà pronto per un altro incarico, saremo sicuramente pronti a leggerlo!
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