A good enough mother – Bev Thomas

A good enough mother – Bev Thomas

Nicola Mira
Protocollato il 13 Aprile 2019 da Nicola Mira
Nicola Mira ha scritto 99 articoli
Archiviato in: Libri in lingua originale

Il romanzo d’esordio di Bev Thomas, “A Good Enough Mother“, è una brillante esplorazione, capace di sfidare le convenzioni di genere, delle complessità della maternità e del conflitto costante tra ragione ed emozione. Racconta la storia di una stimata psicologa che lotta — invano — per tenere a bada il dolore di madre per il figlio scomparso, finché questo non entra tragicamente in collisione con il suo lavoro e, aspetto cruciale, con le vite di alcune delle persone che ha in cura.

Ci sono romanzi che ti coinvolgono a un livello così profondo da lasciarti addosso qualcosa di più della semplice soddisfazione di una buona lettura: domande, una comprensione più approfondita di un tema, o forse il bisogno di saperne di più. A Good Enough Mother è uno di questi. Così eclettico da risultare inclassificabile, è semplicemente una grande opera di narrativa, avvincente e tesa.

La storia è raccontata da un punto di vista originale: la protagonista, la Dott.ssa Ruth Hartland, direttrice di un centro londinese specializzato in traumi psicologici, è una figura piuttosto unica nel panorama dei medici della finzione letteraria. La trama è avvincente, carica di tensione ma senza che questa soffochi la narrazione; la scrittura è incisiva, la caratterizzazione dei personaggi di prim’ordine. La Thomas tratteggia Ruth con abilità, osservando con precisione quasi forense la sua fatica nel gestire un giovane paziente, Dan Griffin. Il ragazzo le ricorda suo figlio Tom: un giovane introverso che aveva tentato il suicidio per poi scomparire, all’età di diciassette anni, circa un anno prima dell’inizio degli eventi narrati.

Nonostante l’esperienza di Ruth come psicologa e caposquadra, la nostalgia e i ricordi di Tom — rievocati tramite flashback della vita di Ruth con l’ormai ex marito David e con Carolyn, la sorella gemella di Tom — compromettono la sua capacità lavorativa. Ruth è turbata dalla somiglianza fisica di Dan con Tom (reale o percepita che sia) e fatica a lavorare efficacemente con il giovane, arrivato al centro dopo un tentativo di stupro di gruppo, ma che in realtà nasconde un oscuro segreto.

Ruth è convinta di poter tenere tutto a compartimenti stagni: aveva persino convinto il suo supervisore a nascondere la scomparsa di Tom al resto del team. Ma si sbaglia, e verrà costantemente colta alla sprovvista dal comportamento di Dan, incapace di affrontare le sue reticenze e mezze verità, con conseguenze che si riveleranno catastrofiche.

La Thomas ritrae abilmente la compassione che Ruth mette nel suo lavoro, la sua dedizione: un paradigma per gli psicologi che cercano di navigare quotidianamente nei labirinti delle menti disturbate dei loro pazienti. Clinici che sono essi stessi esseri umani fallibili e di cui, purtroppo, c’è carenza (un punto che il romanzo sottolinea chiaramente). Allo stesso tempo, l’autrice smaschera senza paura le incertezze e le paure di Ruth, il suo dolore nascosto e la sua vergogna: quella di una madre che ha chiuso gli occhi prima di fronte alle ragioni che rendevano l’adolescenza di Tom così diversa da quella della gemella Carolyn (che, al contrario, è estroversa, concentrata e competente nella vita), e poi non è riuscita a vedere come la scomparsa del figlio — lasciando la famiglia nell’incertezza se sia vivo o morto — avrebbe compromesso la sua capacità professionale di prendersi cura degli altri.

Ruth Hartland è davvero un personaggio memorabile. L’unica piccola critica che si può muovere alla Thomas è che la sensazione avuta durante la lettura, accentuata dalla narrazione in prima persona, è che il romanzo sia quasi esclusivamente “Ruth-centrico”: la direttrice, la terapista, la madre in lutto. E altro ancora, ma non voglio rovinare alcuni degli intrecci più inaspettati della trama. Alcuni dei personaggi secondari di questo brillante romanzo — ciascuno potenzialmente all’altezza di Ruth e della sua controparte Tom, come Dan per esempio — avrebbero potuto essere approfonditi maggiormente, dando ulteriore peso alla storia.

D’altro canto, Ruth lascia il segno e il modo in cui la sua storia viene narrata, l’acume che la Thomas mette nel ritrarla, mi ha lasciato con quel desiderio di capire di più che menzionavo all’inizio: cosa guida le scelte, piccole e grandi, che facciamo nella vita? Come diamo senso al nostro subconscio e in che modo questo plasma le nostre decisioni, a volte rendendoci ciechi di fronte all’ovvio? Non ci sono risposte preconfezionate e ammiro l’onestà della Thomas nel non suggerirle. Ritrarre così abilmente il labirinto che a volte si cela nella mente di una persona “normale”, specialmente una apparentemente equilibrata come Ruth, è un’impresa di per sé e rende questo esordio notevole. Scrivere una storia così avvincente, intelligente e compassionevole, stimolando i lettori a riflettere su tali domande e intrattenendoli al contempo con una trama solida, è a mio parere il segno di un’autrice con un grande potenziale, di cui non vedo l’ora di leggere altro.

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