Con “Sorry for the Dead“, l’ottavo capitolo della serie mystery dedicata a Josephine Tey, Nicola Upson ha firmato, ancora una volta, un superbo giallo storico. “Sorry for the Dead” è un thriller psicologico sfumato e sofisticato che trascende le convenzioni del genere, esplorando temi sociali spinosi con acuta intuizione e prosa raffinata, mentre cattura i lettori con una trama avvincente che tiene col fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Un valore aggiunto è l’architettura del romanzo, ambiziosa e intrigante: la narrazione si sposta avanti e indietro nel tempo senza perdere ritmo, nascondendo abilmente i suoi segreti e concludendosi con colpi di scena sufficienti a soddisfare anche i lettori più esigenti.
“Sorry for the Dead” è anche un esempio intelligente di come mantenere fresca e originale una serie, un’impresa notevole dopo sette precedenti romanzi con Josephine Tey. La Upson ci riesce principalmente evitando di rendere Josephine l’unico fulcro della storia, anche se due dei temi principali del libro — la discriminazione delle donne per il loro orientamento sessuale o semplicemente perché gestiscono con successo un’attività complessa — pur non coinvolgendo direttamente la protagonista, risuonano chiaramente e dolorosamente con le sue stesse inquietudini.
Come drammaturga e autrice di gialli di successo, e in ragione del suo orientamento sessuale, Josephine è ben consapevole sia del pregiudizio esplicito sia di quello più subdolo e maschilista contro cui le donne — per non parlare delle lesbiche — dovevano lottare quotidianamente all’epoca (la storia è ambientata nella prima metà del Novecento, sebbene il mondo non sembri cambiato molto nei sessant’anni e oltre trascorsi da allora). “Sorry for the Dead” parla molto della lotta delle donne indipendenti per lasciare un’impronta in una società dominata dagli uomini, persino in un contesto relativamente illuminato come la Gran Bretagna di inizio secolo.
Una lotta che Georgina — George — e Harriet conoscono molto bene. Contro ogni previsione, e ancor più a causa della relazione lesbica che sono costrette a nascondere, hanno portato al successo la Charleston Farmhouse, il college di orticoltura per ragazze che gestiscono nella campagna del Sussex nel primo decennio del Novecento. La Prima Guerra Mondiale è in corso e gran parte degli uomini della nazione è tragicamente al fronte; ha quindi senso che le donne siano intraprendenti e cerchino di contribuire a sfamare il paese, migliorando al contempo le abilità agricole delle giovani allieve e insegnando loro l’autostima e l’impegno.
George e Harriet sono brave in quello che fanno e il college prospera, ma è inevitabilmente esposto all’ignoranza, all’intolleranza e alla gelosia, nonostante il supporto della scuola femminile Moira House di Brighton, le cui studentesse vengono regolarmente inviate a Charleston per l’estate. È un insidioso giardino dell’Eden, come scoprirà la giovane Josephine, appena uscita dal college e lontana dalla sua Inverness natale. Nell’estate del 1915, inizia un incarico di insegnamento alla Charleston Farmhouse e fa amicizia con Jeannie, una ragazza del posto piena di risorse che insegna a sua volta nell’istituto. Sono anime affini e la combinazione inebriante della bellezza della campagna del Sussex, dello spirito comunitario del college e dell’energia collettiva di tante giovani donne, le porta a innamorarsi l’una dell’altra.
Ma il loro idillio viene funestato dal disastro: il risentimento cova tra alcune studentesse e le direttrici George e Harriet, portando queste ultime a essere convocate dalla preside della Moira House. Non appena tornano da quell’incontro preoccupante, Dorothy Norwood — la ragazza che avrebbe riferito alla scuola madre di eventi non specificati avvenuti al college — muore in quello che potrebbe, o meno, essere un incidente. Una tragedia che segnerà la rovina per la Charleston Farmhouse e per le sue appassionate imprenditrici, costrette a fuggire con ignominia, con la disperazione acuita dall’odio che la gente del posto riversa sul college e su tutto ciò che rappresenta.
La Upson dà il meglio di sé nel raccontare la storia di quella tragica estate, intrecciando le aspirazioni e la passione nascente tra Josephine e Jeannie, la sfida laboriosa di George e Harriet e l’entusiasmo ingenuo delle ragazze del college. Il tessuto del romanzo è fatto anche di una materia più oscura, intriso del risentimento contro George e Harriet — colpevoli due volte, specialmente agli occhi dei locali, per la loro intraprendenza e per il loro essere lesbiche — e della tragedia della Grande Guerra.
Ancor più abilmente, la Upson fonde la narrazione dell’estate del 1915 con il presente, il 1938, quando Josephine — ormai un nome noto sulla scena teatrale londinese — scopre con orrore che una giornalista del Daily Mail sta rivangando i ricordi della Charleston Farmhouse e della morte di Dorothy Norwood, tramite la sorella di quest’ultima, Betty Banks, ora attrice rinomata. Josephine teme il fango che l’accusa di omicidio inevitabilmente solleverà, tanto più che la giornalista in questione era una studentessa di Charleston e una cara amica di Betty (su cui aveva esercitato molta influenza), e decide di andare in fondo alla storia. Un’impresa pericolosa, poiché significherà anche riaccendere i ricordi della sua relazione con Jeannie: qualcosa che Josephine non sa come affrontare e che minaccia di sconvolgere l’equilibrio della sua attuale relazione sentimentale.
Questi sono solo alcuni dei filoni narrativi che compongono il vasto affresco di Sorry for the Dead. Critica sociale, intuizione psicologica e talento nel coinvolgere il lettore mantenendo desta l’attenzione nonostante i frequenti cambi di ambientazione e tempo, sono alcuni degli ingredienti che rendono questo romanzo sorprendente e un’ottima lettura. Soprattutto, ho apprezzato la capacità della Upson di modulare il tono e il registro narrativo, passando dalla giovinezza effervescente dei giorni alla Charleston Farmhouse all’atmosfera triste e cupa alimentata dalle cicatrici della guerra. La storia è piena di intelligenza e compassione, arricchita dalla prosa acuta ed elegante dell’autrice: una qualità che ci fa attendere con impazienza i futuri capitoli di questa notevole serie.
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