The contract – JM Gulvin
Il secondo romanzo di una serie gialla rappresenta spesso una sfida più ardua per autori e lettori rispetto al primo. L’effetto novità svanisce, ci sono aspettative da soddisfare e personaggi ricorrenti da sviluppare o migliorare. JM Gulvin, autore tra gli altri del best-seller di viaggio “Long Way Down” (con Ewan McGregor e Charley Boorman), ha pubblicato il primo thriller della serie di John Q, “The Long Count“, l’anno scorso. La prima indagine del coriaceo e laconico Texas Ranger John Quarrie era un’opera difficile da eguagliare, ma la buona notizia per gli appassionati di gialli è che Gulvin ha fatto un ottimo lavoro anche con questo secondo capitolo, “The Contract“.
Ha scritto una storia convincente, facendo leva sui punti di forza del primo romanzo e creando una trama ambiziosa che affronta, da una prospettiva laterale ma decisamente originale, quella che è probabilmente la madre di tutte le teorie del complotto del Novecento americano. Tutto ciò mantenendo l’attenzione saldamente su John Q: un Texas Ranger “vecchio stampo”, veterano della guerra di Corea (la serie è ambientata alla fine degli anni ’60) con una pistola su ciascun fianco e svelto di mano, ma al tempo stesso un individuo compassionevole, di alta moralità, amabilmente imperturbabile e determinato come pochi.
Mentre The Long Count era radicato nella terra natale di John Q, il Texas, The Contract lo porta nella New Orleans del 1967. Non così distante dal punto di vista geografico, ma ben diversa in termini di mentalità e cultura — entrambe ritratte da Gulvin con la stessa abilità dimostrata con il Texas nel primo libro.
John Q si dirige a New Orleans per indagare su un crimine che ha origine nel suo stesso territorio, dopo che un uomo viene trovato morto in un hotel locale, apparentemente per cause naturali. Nessun documento, conto dell’albergo pagato in contanti. Nella stanza del defunto, John Q trova una bottiglia vuota del farmaco Proloid, prescritto da un farmacista di New Orleans. Il suo istinto da detective si risveglia, soprattutto perché quella morte misteriosa potrebbe essere collegata a un altro crimine locale di cui si era occupato lo stesso giorno. Due rapinatori colpiscono un negozio di armi sulla Main Street della tranquilla Deacon’s Mound (Monte del Diacono); John Q viene chiamato sul posto, insegue e mette all’angolo i malviventi, e uno di loro è così folle da sfidare il Ranger in un conflitto a fuoco. Il rapinatore rimane ucciso e John Q scopre dal complice che l’uomo aveva passato la notte precedente nello stesso hotel della vittima non identificata.
In questo incipit, Gulvin intreccia abilmente una trama parallela e ancor più sinistra: la rapina alle armi è osservata e forse controllata da un enigmatico personaggio, Franklin, che potrebbe appartenere alla CIA, alle forze dell’ordine o essere un gangster. E che, si scopre, è strettamente legato a un potente e ricco avvocato di New Orleans, Rosslyn F. Tobie. Inevitabilmente, John Q viene attirato verso la città della Louisiana, dove porta avanti la sua indagine dovendo eludere l’attenzione del dipartimento di polizia locale (NOPD) e del procuratore distrettuale, entrambi poco inclini ad aiutare il Texas Ranger.
Gulvin sviluppa un lato affascinante della storia ambientato a New Orleans introducendo una serie di interessanti personaggi locali — tra cui la giovane cantante jazz Gigi Matisse e sua nonna Nana, un’improbabile vecchia amica di Rosslyn F. Tobie — e immergendo il racconto nell’atmosfera languida della capitale Cajun.
I personaggi sono ben delineati, così come la sottostante tensione razziale e sociale, caratteristica indubbia del sud degli Stati Uniti negli anni ’60 e mai lontana dalla superficie della narrazione, elemento che conferisce alla storia una rilevanza forte e inquietante.
La trama è ingannevolmente stratificata e Gulvin svolge un lavoro eccellente nel renderla intricata quanto basta per tenere i lettori sul chi va là, anche se questo significa che, nel primo terzo del romanzo, l’autore deve essere molto cauto su ciò che sta accadendo, a tratti persino reticente. Mentre John Q corre seri rischi a New Orleans per arrivare al cuore del mistero dell’uomo senza nome, è iniziato un conto alla rovescia: una corsa verso un atto criminale non specificato, ideato da Franklin e, apparentemente, da Rosslyn F. Tobie, che si lega alla morte su cui John Q sta indagando. Scopriremo solo alla fine quale fosse l’atto, il “contratto” a cui fa riferimento il titolo: si tratta di una rivelazione sorprendente che, in definitiva, vale l’attesa.
The Contract è un degno seguito di The Long Count e JM Gulvin colpisce nel segno con trama, personaggi e stile. La sua scrittura è sobria ma evocativa, con echi di Elmore Leonard e persino Cormac McCarthy. Il 1967 risale ormai a mezzo secolo fa e i metodi di indagine erano stranamente rudimentali rispetto a oggi, ma Gulvin riesce sia a immergere il lettore nella realtà dell’epoca, sia a evitare che ciò ostacoli la godibilità della storia per il pubblico moderno. Tanto di cappello (da cowboy, ovviamente) sia all’autore che a John Q, mentre attendiamo con impazienza il terzo capitolo della serie.
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