Stivali di gomma svedesi – Henning Mankell
Etichettato con: Gialli Nordici, Henning Mankell
Marsilio completa l’impresa di pubblicare in Italia i romanzi di Henning Mankell dando alle stampe Stivali di gomma svedesi, che è anche una sorta di testamento spirituale del grande e compianto autore nato a Stoccolma nel 1948 e scomparso a Göteborg nel 2015.
E se già il precedente Sabbie mobili è volume che riflette sulla vita e condizioni dell’autore, anche questo Stivali di gomma svedesi, scritto mentre il tumore peggiorava inesorabilmente le condizioni di salute dello scrittore, è una investigazione che può essere letta a più livelli.
È infatti presente l’attenzione per il caso in particolare e per gli accadimenti, ma è anche in atto l’indagine, da parte del protagonista come di Henning Mankell, più difficile e insolvibile fra tutte, quella del significato e del senso della nostra vita.
Apparso in originale nel 2015 con il titolo Svenska gummistövlar, Stivali di gomma svedesi arriva a noi con la traduzione di Laura Cangemi e Andrea Stringhetti e rappresenta una sorta di seguito a Scarpe italiane (Marsilio, 2011).
Il protagonista è infatti lo stesso, Fredrik Welin, un chirurgo che sceglie di ritirarsi su un’isola in seguito a una operazione chirurgica conclusasi male.
Welin vive in completa solitudine, ma l’esistenza stessa non sembra essere d’accordo con questa sua decisione, visto che, sia nel precedente romanzo che in questo, accadono eventi improvvisi che lo obbligano al contatto con le persone.
Soffia un freddo vento notturno sull’isola che Fredrik Welin ha scelto come luogo in cui passare i suoi ultimi anni in solitudine, un vento che si abbatte anche sulla casa che l’uomo ha ereditato dai nonni. E Fredrik si sveglia all’improvviso a causa di un bagliore, che non gli lascia quasi il tempo di pensare: la casa è in fiamme, sta bruciando molto velocemente e l’ex medico trova appena il tempo di infilarsi un paio di stivali per poi abbandonare la casa, che si riduce ben presto a un cumulo di cenere.
Un cumulo di cenere che rappresenta tutto il suo passato: a Welin, che ha ormai settant’anni, non rimane quasi più nulla: una barca, una roulotte e il paio di stivali spaiati, entrambi calzanti il piede sinistro. Scomparsi quasi tutti hi oggetti della sua vita, l’uomo si rende conto di avere ormai pochissimi contatti con il mondo: sull’isola non conosce quasi nessuno, il rapporto con sua figlia Louise andrebbe costruito dal nulla, visto che non l’ha mai conosciuta seriamente, e gli rimane un amore appena nato, quello nei confronti di una giornalista locale, Lisa Modin.
Le indagini procedono a stento e il primo sospettato sembra essere proprio lui: la perdita della casa gli appare come il simbolo della vecchiaia e allo stesso tempo di una vita che continua ostinata, anche quando perdiamo tutto. E quando il fuoco tornerà a distruggere un’altra abitazione, il mistero di quel che accade sull’isola diventerà ancora più fitto.
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