Chi si interessa di questioni militari conosce di certo la storia di Chris Kyle, considerato il tiratore scelto più letale della storia militare degli Stati Uniti. Le vicende del cecchino dei Navy Seals sono narrate in un libro intitolato American Sniper uscito nel 2012, adattato in seguito al cinema con l’omonimo film diretto da Clint Eastwood (miglior incasso negli USA nel 2014).

L’autore di American Sniper è lo stesso del romanzo che andrò a recensire: Scott McEwen. La biografia dello scrittore non è delle più interessanti. Nato in Oregon, avvocato penalista, insegnante e appassionato di storia militare. È proprio questa passione per il mondo militare che lo porta ad interessarsi a Chris Kyle. American Sniper riscuote un grande successo.

Il passaggio dalla biografia alla fiction è breve. McEwen inaugura un sodalizio con un certo Thomas Koloniar, ex ufficiale della polizia di Akron (Ohio) e autore del romanzo d’esordio Cannibal Reign. Il frutto della collaborazione è Sniper Elite.

Il protagonista del libro è ancora un tiratore scelto, anche se questa volta si tratta di un personaggio inventato. Gil Shannon è un tiratore scelto dei Navy Seals che si sta godendo un periodo di licenza in Montana. Divide il tempo tra sua moglie e la passione per i cavalli, cercando di tenere fuori gli orrori delle battaglie che ha combattuto. Prima che la licenza finisca apprende che in Afghanistan è stata trucidata una squadra di Ranger dell’esercito impegnata in un’esercitazione. Inoltre Sandra Brux, prima pilota donna dei Reparti Speciali per le Operazioni Aeree, è stata rapita. I sequestratori hanno registrato un video in cui viene stuprata e picchiata.

Già in queste poche righe che descrivono la trama viene fuori una delle caratteristiche principali del romanzo: la crudezza. In Sniper Elite non ci sono filtri per rendere meno amara la realtà della guerra. Di conseguenza, durante lo scorrere della narrazione il lettore si troverà a dover digerire lo stupro di Sandra Brux (per fortuna non troppo nel dettaglio) o l’uccisione di miliziani poco più che ragazzini, perché purtroppo in guerra queste cose accadono.

Altra scena che potrebbe urtare la sensibilità del lettore è quella che racconta una battuta di caccia al cervo, descritta con ricchezza di dettagli dagli autori nelle fasi iniziali del romanzo .

McEwen e Koloniar hanno una buona competenza tecnica e in certi casi sembra quasi che vogliano farlo notare ai lettori. Soprattutto nelle fasi iniziali nella narrazione si sprecano le sigle tecniche. Per gli amanti del tecno-thriller nessun problema, ma per un lettore abituato ad altri generi potrebbe rappresentare un fastidio.

Per quanto ricco di dettagli tecnici reali, Sniper Elite è fiction pura. Il personaggio di Gil Shannon appartiene alla categoria “super uomini.” In pratica, da solo è in grado di sbaragliare un esercito. Questa sua caratteristica fa risultare le scene d’azione spettacolari e ben congegnate. Le scene d’azione sono infatti uno dei punti di forza del romanzo.

Essendoci diversi rudi soldati tra i protagonisti, non mancano i classici dialoghi utilizzando il linguaggio “da caserma”, talvolta piuttosto divertenti.

Riguardo al personaggio di Gil Shannon l’ho personalmente trovato simile a Chris Kyle, quasi fosse una sua trasposizione nell’universo immaginario creato da Mc Ewen e Koloniar. In Shannon, ad esempio, ritroviamo l’amore per il proprio lavoro in contrasto con la necessità di essere presente per la famiglia.

Dopo il primo romanzo ne sono seguiti altri tre, due dei quali (Shadow Sniper e Target America) sono entrati nella collana Segretissimo di Mondadori. Nel complesso Sniper Elite è assolutamente un libro da leggere per gli appassionati dell’action thriller.

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Sniper elite
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Sniper elite
  • McEwen, Scott (Author)