Reo confesso – Valerio Varesi

Reo confesso – Valerio Varesi

Editore: Mondadori
Redazione
Protocollato il 8 Settembre 2021 da Redazione con
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Valerio Varesi. Basta il nome. Se qualcuno al mio bancone azzarda l’etichetta di “Simenon italiano”, io non lo correggo. Annuisco e gli verso da bere. Perché Varesi, signori, è uno che non scrive solo gialli. Scrive “mondi”.

Siamo a Parma. Città di nebbia, di cibo grasso e di anime inquiete. E siamo alla sedicesima indagine del Commissario Franco Soneri. Reo confesso (Mondadori).

Soneri lo conoscete. Montgomery, sigaro toscano spento in bocca, un carattere che più spigoloso non si può. Un uomo che fiuta il torbido a chilometri, ma che ultimamente si sente fuori posto. Fuori tempo massimo.

L’incipit è una rasoiata. Parco della Cittadella. Un uomo riverso su una panchina. Soneri si avvicina, pensando a un barbone, a un malore. Invece trova Roberto Ferrari. Sessantotto anni. Un “parmigiano del sasso”, uno che conosce il selciato della città meglio delle sue tasche.

E Ferrari parla. Confessa. Con una calma serafica, inquietante. “Ho ucciso Giacomo Malvisi“.

Malvisi, detto James. Un consulente finanziario, uno di quelli che prendono i risparmi di una vita della brava gente e li bruciano in cocaina e affari sporchi. Ferrari ha il movente (è stato rovinato), ha l’arma, ha tutto. Caso chiuso? La pratica più veloce della storia?

Macché. Soneri non è un burocrate. È un uomo di pancia. E la pancia gli dice che quella confessione è troppo perfetta. Troppo pulita. “Ci sono fatti che sembrano insignificanti e invece ci inciampi e ti imbratti”.

Inizia così un’indagine “contromano”. Invece di cercare il colpevole, Soneri deve smontare la colpevolezza. Deve destrutturare una storia che non fa una piega per trovare la verità vera, quella che si nasconde dietro la legge formale.

Ma c’è dell’altro. C’è l’atmosfera. Siamo nell’ottobre 2020. La pandemia morde. Mascherine, distanziamento, coprifuoco. Una cappa di piombo che si somma alla nebbia della Bassa, rendendo Parma ancora più spettrale, più ostile.

In questo scenario, Soneri è un uomo in crisi. Arrabbiato. Deluso da un sistema che permette ai furbetti della finanza di prosperare e lascia gli onesti sul lastrico. Si sente impotente, quasi uno spettatore passivo di un’indagine che gli scivola tra le dita.

Qualcuno ha storto il naso, parlando di un libro “scialbo”, trascinato nella quasi-depressione del protagonista. Ma io dico che è proprio qui che Varesi fa il salto. Trasforma il poliziesco in un’indagine filosofica, etica. Ci mette di fronte al confine labile tra Bene e Male, tra giustizia e legge.

Ritroviamo vecchie conoscenze come Sbarazza, ritroviamo i vicoli labirintici di Parma. Ma soprattutto ritroviamo una prosa elegante, raffinata, che non si accontenta della trama.

Reo confesso” non è un libro che si legge per sapere chi è stato. Si legge per capire chi siamo. E se alla fine vi resterà addosso un po’ di quella malinconia appiccicosa, beh, fa parte del gioco.

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