Prede - Gabriel Bergmoser

Lo scorso 14 settembre la casa editrice Sperling & Kupfer ha dato alla luce Macabre, una nuova collana editoriale dedicata al maestro dell’orrore Stephen King e rivolta proprio ai suoi lettori e a chi ama questo genere letterario così peculiare. La collana racchiuderà sia novità editoriali, sia classici da riscoprire, con prefazioni curate da nomi importanti della critica e della narrativa contemporanea di genere e copertine realizzate da illustratori e fumettisti molto apprezzati che daranno “forma visiva all’inquietante”. I primi due titoli pubblicati sono un classico, “Il banditore” di Joan Samson (con prefazione di Paola Barbato) e una novità inedita, “Prede” di Gabriel Bergmoser, tradotto da Chiara Brovelli, del quale ci occupiamo oggi al Thriller Café.

Il burbero e solitario Frank gestisce una stazione di servizio spersa nel nulla. La città più vicina dista chilometri, intorno c’è solo un’autostrada poco frequentata e distese e distese di vegetazione. Difficile che qualcuno si fermi lì per fare due chiacchere o movimentare la giornata, al massimo chi ci arriva è annoiato dal paesaggio sempre uguale, desideroso di fare rifornimento, magari mangiare quel che c’è e rimettersi in viaggio. Allie, la nipote di Frank, spedita dai genitori a trascorrere due settimane dal nonno per piegare i primi ansiti di ribellione giovanile, non ha davvero nessuno con cui parlare né nulla con cui distrarsi in quel luogo dimenticato da Dio, perciò, per spezzare la routine e recuperare qualcosa da mangiare, lascia la casa in abbandono e percorre il chilometro di vegetazione che la separa dalla stazione di servizio. In quel momento sopraggiunge un furgone con due forestieri intenzionati a fare benzina e mangiare qualcosa e la giornata potrebbe già definirsi movimentata così se, pochi minuti dopo, non arrivasse una seconda auto… A bordo c’è una ragazza ricoperta di fango e sangue secco che, una volta scesa dall’auto, si accascia come morta davanti alla porta. Impossibile lasciarla a se stessa, bisogna ripulire le ferite, fornire i primi soccorsi e chiamare la polizia, ma lei rinviene giusto per il tempo necessario a far capire che no, assolutamente niente polizia. Che fare, dunque? Sebbene Frank sappia fiutare i guai e quella ragazza sembri portarne molti con sé, nessuno può immaginare l’orrore che si scatenerà di lì a poche ore. Chi è quella giovane? Perché è ridotta così male? Da chi o da cosa sta scappando?

Perché, davanti ad un accadimento che ci spaventa, non riusciamo a distogliere lo sguardo? Perché davanti a scene macabre o particolarmente inquietanti non smettiamo di guardare o di leggere? Come efficacemente scrivono da Sperling & Kupfer nel presentare Macabre, “ciò che è alieno e oscuro ci fa paura, ma ne siamo inevitabilmente attratti. Perché parla a quella parte di noi meno accettabile, di cui non vogliamo ammettere l’esistenza. Perché incarna le nostre paure personali e collettive. Perché guardarlo in faccia – o leggerlo – è l’unico modo per esorcizzarlo”. Spesso, durante la lettura del libro di Bergmoser, ci si chiede il perché di tanta violenza gratuita, di tanto sangue, di tanta crudeltà dell’uomo verso l’altro uomo… non è facile trovare risposta, ma non si riesce a chiudere il libro, a distogliere l’attenzione, a smettere di leggere. Ed in queste pagine non ci sono, come spesso accade nei thriller, ragioni sociali, culturali o psicologiche a motivare la violenza: l’orrore puro, folle e ingiustificabile è scatenato dal divertimento di alcuni che non hanno remore o esitazioni a nuocere ad altri per il puro gusto di farlo. E così si crea la dinamica – adrenalinica come non mai, ma pur sempre folle – del cacciatore e della preda: qualcuno caccia qualcun altro, viola le regole del vivere sociale e chi è cacciato, per difendersi, provoca altra violenza in un delirio di corpi straziati, sangue, morte e distruzione. Il tutto scatenato dall’isolamento, dalla noia, dall’arretratezza culturale… e ciò che più inquieta e spaventa è che per quanto estremizzate e rese non plausibili dalla finzione narrativa, si parla di situazioni purtroppo verosimili, con i dovuti adattamenti e riduzioni al reale, in contesti come quello descritto da Bergmoser.

Decisamente più horror che thriller, “Prede” è il primo romanzo del giovane e pluripremiato autore australiano Gabriel Bergmoser pubblicato in Italia. Se fosse un film lo definiremmo slasher o tutt’al più Revenge movie, poiché all’approfondimento psicologico predilige i momenti di tensione e suspense e, particolare non trascurabile che è opportuno ribadire, alla base di tutto c’è il divertimento che, quando viene turbato da qualcuno che si ribella e rompe gli equilibri, genera rabbia e vendetta incontrollabili.

Per chiarire ancora meglio il quadro al lettore che volesse approcciarsi a questo romanzo, ricorreremo ancora al cinema: le atmosfere sono quelle dei film di Tarantino e, volendo richiamare alla mente un film… ricordate Le colline hanno gli occhi? Se non lo conoscete, no problem: proprio “Prede” presto diventerà un film.

Articolo protocollato da Rossella Lazzari

Lettrice compulsiva e pressoché onnivora, una laurea in un cassetto, il sogno di lavorare nell'editoria e magari, un giorno, di pubblicare. Amo la musica, le serate tra amici, mangiare e bere bene, cantare, le lingue straniere, i film impegnati e cervellotici, il confronto, la condivisione e tutto ciò che è comunicazione.

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