Norferville – Franck Thilliez
Le definizioni sono sempre limitanti. Così bisogna ricorrere agli esempi, che ci facciano capire cosa si nasconde dietro una categoria astratta. Se per esempio parliamo di noir, a me, tra gli autori contemporanei, viene in mente Franck Thilliez. Questo è ancora più vero se parliamo del suo ultimo romanzo: “Norferville“, appena uscito nella collana Darkside di Fazi (traduzione di Daniela De Lorenzo). C’è nella prosa, nell’ambientazione, nei soggetti, nelle storie dell’autore francese, un’atmosfera cupa, ma al contempo di rara bellezza, che ci avvolge e ci porta in quei luoghi oscuri che esistono fuori e dentro di noi.
C’è un omicidio brutale all’origine di questa storia. Una ragazza seviziata e sventrata, lasciata come trofeo in un campo del piccolissimo paese di Norferville, nell’estremo nord canadese, laddove i ghiacci la fanno da padroni. Un paese che vive grazie a una miniera che estrae ferro e che ha al suo interno una riserva indigena. Sì, perché questi sono territori indigeni, che l’uomo bianco ha espropriato ai nativi, ai quali ha imposto le proprie regole, la propria cultura, il proprio dominio economico. Che si basa anche sullo sfruttamento di queste popolazioni nelle miniere. Sia chiaro, Norferville non esiste veramente (come ci spiega nella nota di chiusura Thilliez, che al solito io consiglio di leggere con sacra attenzione). Ma potrebbe, perché di posti così ce ne sono ancora tanti.
La polizia locale non può da sola risolvere un omicidio così brutale e devastante e allora arriva da Baie-Comeau (che esiste veramente ed è il primo paese un po’ più grande nelle vicinanze) una tenente di rinforzo, guarda caso originaria proprio di Norferville: Leonie Rock. La giovane poliziotta porta dentro di sé un terribile segreto che riguarda la sua infanzia nello sperduto villaggio. Un segreto che la spinge a cercare con forza la verità e a non arrendersi alle apparenze. Sarà aiutata dal padre della vittima, Teddy Schaffran, un investigatore privato francese che trova, dalla disperazione della perdita della figlia, una forza inusuale che gli permette di resistere alle condizioni disperate nelle quali si svolge l’indagine.
“Norferville“, che Thilliez auto-definisce romanzo d’atmosfera (!), è un piccolo capolavoro e uno dei romanzi più riusciti dell’autore. Una storia coinvolgente, narrata con estrema delicatezza, con un ritmo crescente e senza troppe pause e accelerazioni, che si nutre della natura nella quale è inserita. Una natura che Thilliez (date un’occhiata al precedente “Vertigine” se avete qualche dubbio) non esalta romanticamente, né venera religiosamente. Che è insieme bellissima e spietata, senza senso né legge, priva di un significato a priori che la giustifichi, nichilista, ma capace di portarci all’ammirazione estatica incondizionata. Non a caso, come manifesto di questo gioiellino, l’autore pubblica nell’exergo una frase di Jack London da “Zanna bianca”: “La vita stessa era carne. La vita viveva di vita. C’erano quelli che mangiavano e quelli che venivano mangiati. La legge era: mangia o vieni mangiato…”. Un libro, inoltre, esteticamente perfetto e molto cinematografico (che per me è un grandissimo valore).
Tanti spunti, tanti temi, tante riflessioni scaturiscono da questa lettura. Senza forzature, con naturalezza. Un libro contro la sopraffazione e il dominio gratuito e ingiustificato. Contro la corsa selvaggia all’accaparramento insostenibile delle risorse naturali. Contro l’uomo (non inteso come specie, ma come genere) bianco che sfrutta, soggioga, stupra e infine massacra le donne indigene. Ieri come oggi, a Norferville come a Srebrenica. Leggete la nota finale (scusate se mi ripeto) per capire quanto il tema sia sentito da Thilliez. E se devo lasciarvi con una frase che mi ha particolarmente colpito e che rende bene l’idea del tema portante di questo romanzo, chiudo con quello che Leonie dice a Teddy appena arrivato a Norferville: “C’è un vecchio detto da queste parti, secondo il quale tutti quanti abbiamo sangue indiano. Se non è nelle vene, è sulle mani”. Vale non solo per Norferville, ma per chiunque e per tutti gli indiani che abitano il nostro pianeta.
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