Nome del gioco: morteEra il 1962 quando usciva The Name of the Game is Death, romanzo che consacrava Dan Marlowe tra i maggiori autori di crime fiction in America. Quarant’anni dopo, lo troviamo in libreria in italiano col titolo di Nome del gioco: morte, pubblicato da Elliot. E non possiamo che esserne contenti.
All’epoca, Anthony Boucher (a cui è dedicato il noto premio Anthony) disse di questo romanzo: “Questa è la storia di un criminale completamente insensibile e amorale… raccontata nei suoi propri termini auto-giustificati e casuali, tracciata in modo teso, scritta con forza, e straordinariamente efficace nella sua presentazione di un punto di vista completamente al di fuori modelli attesi dell’umanità.”
Una storia che inconsapevolmente segna la nascita di un protagonista seriale destinato a restare nella storia del genere, ma che al momento lagenesi di questo libro era ben lontano dall’esistere. In tutto il racconto, il protagonista parla sempre come “Io”, Chet Arnold, e solo 7 anni dopo avrà un nuovo e duraturo nome, grazie a un detenuto innamorato dell’opera di Dan Marlowe (Al Nussbaum) in prigione per rapina. Un uomo con cui l’autore stringerà amicizia e dal quale sarà convinto a scrivere un seguito a una storia che non ne prevedeva. Lo stesso Nussbaum propose il nome di Earl Drake, preso in presto da Roy Earle, il gangster in High Sierra, interpretato da Humphrey Bogart nel film tratto dal romanzo di W. Burnett. Drake venne da Sir Francis Drake, il pirata, a formare un nome perfetto per l’eroe senza leggi di un serie di romanzi.
Ecco Earl Drake, quindi, uno dei criminali della fiction meglio riusciti e protagonisti di una delle serie più memorabili assieme a quella di Westlake (alias Richard Stark) dedicata a Parker.
Se volete un romanzo duro da leggere sotto l’ombrellone, lasciatevi consigliare: Nome del gioco: morte di Dan Marlowe vi assicuro vi piacerà.

Nome del gioco: morte, di Dan Marlowe: acquistalo su Amazon!

Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

Giuseppe Pastore ha scritto 1648 articoli: