Ninfa dormiente – Ilaria Tuti
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Dopo lo straordinario e meritato successo di “Fiori sopra l’inferno”, Ilaria Tuti torna in libreria con “Ninfa dormiente” edito, come il precedente, da Longanesi. Lo recensiamo oggi al Thriller Café.
Tornano il commissario Teresa Battaglia, l’ispettore Massimo Marini e la squadra tutta. Persone che prima di essere colleghi sono corpi, menti e cuori che palpitano all’unisono. A pochi mesi dall’estenuante indagine che li ha visti coinvolti in “Fiori sopra l’inferno”, gli viene assegnato un cold case: casi freddi li chiamano, come il vento che spira tra queste valli, come il ghiaccio che lambisce le cime delle montagne. Violenze sepolte dal tempo e che d’improvviso riaffiorano, con la crudele perentorietà di un enigma.
È infatti un quadro a dir poco particolare, ritrovato dal nipote del pittore Alessio Andrian, il lasciapassare per una morte antica, un assassinio commesso nel 1945: è quasi impossibile riuscire a trovare tracce così lontane e in parte perdute, ma il carattere fiero e indomito del commissario porterà lei e la squadra, seguendo indizi e intuizioni, nel grembo di una valle incantevole in cui sopravvivono culti e rituali ancestrali. Un microcosmo che difende con fierezza e dignità le proprie origini, che tramanda di generazione in generazione le proprie tradizioni, che protegge il femminino sacro e il mistero della vita e che l’autrice narra con la grazia, la poesia e la sensibilità che la contraddistinguono. L’ambientazione per la Tuti non è mai un semplice sfondo, è parte viva e vibrante della storia, è bosco che accoglie e protegge ma che può tradire; è profumo, brezza primaverile e linfa, così come buio, paura e insidia. È Madre Natura in tutta la sua potenza ed è sempre una suggestione unica perdersi nelle sue descrizioni.
“Ninfa dormiente” è un thriller d’azione come la sua protagonista, ma è anche emozionale: quello che abbiamo sospettato e immaginato nel precedente romanzo, diventa certezza in questo libro in cui l’autrice decide di spalancare la porta dell’io più profondo di Teresa Battaglia e Massimo Marini e ci permette di entrare, di conoscere i tormenti che agitano l’anima di due esseri umani diversi eppure così affini, lasciando che la sofferenza e il dolore fluiscano in una sorta di rito catartico che libera il peso della coscienza e rafforza il legame che li unisce. Ilaria Tuti scava con cura e delicatezza nei sentimenti di tutti i suoi personaggi, porta alla luce i fantasmi del passato, l’inquietudine del presente, l’incertezza del futuro e soprattutto la speranza.
L’omicidio di settant’anni prima risveglia il Male sopito e innesca una reazione a catena di eventi che confluiscono nella trama complessa e avvincente, ricca di malia, fascino e suspense. I flashback ambientati nel 1945 aggiungono tasselli che chiariscono le dinamiche lasciando però all’epilogo, come è naturale che sia, il compito di svelare la soluzione e sorprendere il lettore. La tensione è alta già dal primo capitolo, anzi dal suo titolo – “la fine” – perché è proprio con essa che l’autrice stupisce e dà inizio al racconto. Le note de “Il trillo del diavolo” di Giuseppe Tartini alimentano il pathos e risuonano durante la lettura.
A mio parere, un libro imperdibile.
Libri della serie "Teresa Battaglia"
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