È uscita per la Del Vecchio Editore la raccolta di racconti intitolata “Nel cuore della notte”: la recensiamo oggi su Thriller Café.
L’opera nasce dalla volontà di Katharina Schmidt (traduttrice in tedesco d’alcuni autori italiani, fra i quali Nicolò Ammaniti) che ha riunito 9 scrittori con un unico tema: “La notte”, o meglio in un viaggio nel cuore della notte, che inizia alle 21.00 per terminare alle 06.00.
Un viaggio dal tramonto all’alba, dove ognuno dei narratori ha un’ora a disposizione per una storia rigorosamente collegata alla notte.
Nello specifico la raccolta comincia con Nicola Verde dalle 21.00 alle 22.00, per continuare in rigorosa sequenza con Gianmaria Testa, Bruno Morchio, Grazia Verasani, Andrea Ballerini, Lidia Ravera, Gianluca Morozzi, Sandra Petrignani e per finire dalle 05.00 alle 06.00 con Caterina Bonvicini.
Tutti scrittori diversi fra loro, con un solo unico progetto, narrare il tempo della notte scandito dalle ore. Ne viene fuori una piacevole raccolta dove ognuno di loro fornisce anche una sua libera interpretazione dello scorrere del tempo, perchè “…il tempo non appartiene a nessuno. Che il tempo è il tempo…e per governarlo ci vuole il padreterno.” (Nicola Verde) e ancora: “Alla fine, quel rubare il tempo, non poteva che risolversi in un niente, perché il tempo non si lascia ingannare dal tempo! Per quanto lo si stiracchi di minuto in minuto per non dare nell’occhio”. (Nicola Verde), oppure: “Soltanto le ore non muoiono mai. I giorni, i mesi, gli anni, i secoli, persino i millenni passano, si consumano, se ne vanno per sempre, inghiottiti dal tempo. Le ore no, le ore sono sempre le stesse. Navigano libere nel nulla…. Si dispongono diligenti in fila, prima una 1, poi una 2, una 3 e così via fino a una 24 e incominciano il loro lavoro. I giorni, i mesi, gli anni danno le direttive e se ne vanno, una volta scaduti. Le ore, invece, restano sempre.” (Gianmaria Testa) o per citare Bruno Morchio: “Il giorno sta scivolando via e porta con sé dieci anni trascorsi insieme. < Che dovrei fare? >, vorrebbe domandare. < Chiederti di aspettare, di prendere tempo? >. Lui che fin da bambino ha imparato che con il tempo non si gioca. Non possiamo né darlo né prenderlo, semplicemente non ci appartiene.”
I racconti si snodano nelle ore insieme alla vita degli uomini con le loro passioni, paure, riflessioni. Con il loro intreccio d’amore e morte, in un reticolo d’esistenze e dialoghi nel buio della notte, dove non ci sono più da indossare costumi o maschere dalla doppia personalità a protezione di se stessi.
Ore della notte vere, in quanto schiette, dove l’uomo non ha bisogno di prendersi in giro. Ore dove è costretto ad essere sincero almeno con se stesso. Dove il pensiero è reale.
Fra i nove racconti segnalo in particolar modo “Dalle 22.00 alle 23,00” di Gianmaria Testa per il felice e originale esperimento letterario, Gianluca Morozzi, “Se fossi Batman” per l’incredibile epilogo del racconto e “Quel che resta” di Bruno Morchio per l’introspezione psicologica dei personaggi in riflessione sulla crisi del proprio matrimonio. Da sottolineare anche “La chanson de Geneviève” di Grazia Verasani, col suo singolare poemetto in versi, e “Il pittore” di Caterina Bonvicini che narra di un amore complicato e impossibile fra una giovane studentessa e un anziano pittore.
Nel complesso si tratta di una raccolta monotematica, piacevole e snella, con all’interno qualche perla che la farà ricordare a lungo nella mente dei lettori.
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