Milano a mano armata – Romano De Marco
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La segnalazione di oggi è una di quelle che mi fa piacere fare, perché si tratta di uno scrittore italiano, bravo e meritevole di più attenzione di quanta probabilmente ne ha ricevuta finora. Parlo di Romano De Marco, che dopo l’esordio con Ferro e fuoco (Giallo Mondadori), ritroviamo in questi giorni con il suo nuovo romanzo, Milano a mano armata.
Si tratta della storia di Matteo Serra, uno sbirro corrotto colto in flagrante dai carabinieri durante uno scambio di droga e che i suoi superiori non possono permettersi di sbattere fuori dalla polizia. Perché Serra sa troppe cose. Nei suoi dossier segreti, ha raccolto informazioni su molti nomi che contano, quelli di politici, banchieri, alti prelati. Ma Roma, per lui, ormai è terra bruciata e deve essere trasferito altrove. La sua destinazione sarà Milano, aggregato al nucleo operativo crimini violenti del commissario Andrea Gherardi. Intanto, una frangia deviata dei servizi segreti, cospira per impadronirsi dei suoi dossier e per eliminare tutti coloro che ne conoscono l’esistenza.
Mentre Milano è messa sotto assedio dalla Ndrangheta, che ha stretto un patto di ferro con i colombiani per impadronirsi dell’intero traffico di cocaina nel capoluogo lombardo, l’arrivo di Serra provocherà una escalation di eventi che coinvolgeranno tutti i membri della squadra, dando il via a una reazione a catena di corruzione e violenza dalla quale nessuno resterà immune.
Questa in breve la trama, vi riporto anche l’incipit:
Li guardo dal finestrino del taxi. Loro non lo sanno, ma la mia è una marcia trionfale. Ho scelto il treno perché è come un proiettile, sparato dritto al cuore di questa città. Niente navette affollate dagli aeroporti, niente code in tangenziale, niente parcheggi di autobus. Dritto al cuore e ora lungo le vene pulsanti, protetto dall’anonimato di quest’auto bianca, mi godo i venti minuti di tragitto che separano la stazione centrale dal mio albergo.
Osservo le donne, con le loro insicurezze mascherate dagli abiti eleganti, perse fra pensieri di lavoro precario o di impossibili geometrie sentimentali. Loro non lo sanno, ma io posso averle tutte. Tutte quante. Posso fare ciò che voglio dei loro corpi e delle loro patetiche vite.
Guardo gli uomini, mentre camminano a passo deciso per darsi un tono, con le ventiquattrore di pelle e le scarpe firmate. Vivono al di sopra delle loro possibilità, si sbattono dietro lavori squallidi e noiosi, arrancando, senza dare nell’occhio, fino al momento dell’happy hour o dei pannolini da cambiare. Per me contano meno di niente. Potrei ucciderli in qualsiasi momento, sparargli in mezzo alla fronte o spezzargli il collo a mani nude, senza provare alcun rimorso. Sono libero. Sono il dio che non sanno di avere.
Le vetrine, piene di cose preziose, mi lasciano indifferente. I palazzi eleganti, le macchine potenti, i locali esclusivi, non hanno alcuna attrattiva su di me. Semplicemente non li desidero, perché sono già miei. È già tutto mio.
Milano, non lo sai ancora, ma da oggi hai un nuovo padrone.
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