Il fascino del Giappone. Chi non lo ha subito? Un paese così particolare, con le sue tradizioni e le sue contraddizioni, dove sullo sfondo di un grattacielo avveniristico può far capolino un piccolo tempio, dove gli ombrelli da pioggia sono solo trasparenti e di quelli da sole puoi trovare milioni di fogge, dove nei ristoranti si specializzano in un piatto ma è nella botteghina dove lo assaggi migliore.
Il Giappone piace sempre di più: quest’anno tutti i miei conoscenti novelli sposi lo hanno scelto come meta del viaggio di nozze. Come biasimarli? Io stessa piangevo al decollo del volo di rientro, come una ragazzina, invece era solo sei anni fa.
Fra i ricordi più particolari annovero la cerimonia del the. Enrico non è voluto venire (accidenti a lui che si è visto la geisha vera mentre io ero dentro) così l’ho affrontata in completa solitudine. Gesti lenti, studiatissimi, in silenzio. Immaginare che in un rituale del genere possa commettersi un omicidio è quasi impensabile. Invece l’ha immaginata bene Stefania Viti, forte del suo aver vissuto a Tokyo e dei ritorni che tuttora effettua. Ha creato il personaggio di Nora Valli, che le somiglia molto: parla giapponese, lavora come giornalista e adora lo smalto rosso. L’ha fatta essere sulla scena del delitto, dentro la notizia, e l’ha resa quel tanto di ficcanaso per cui non limitarsi ad esserne testimone ma tuffarsi nell’indagine, stimolata anche dalla bella presenza del commissario. Una Carrie Bradshow sotto la Madunina.
Un giallo delizioso, frivolo quanto basta, ambientato nei luoghi di Milano che Stefania ama ma farcito di kanji, di citazioni, di curiosità sul paese dagli occhi a mandorla. Un omicidio apparentemente senza movente, una donna anziana e ricca, dall’esistenza irreprensibile, avvelenata durante la koicha temae. Un delitto a stanza chiusa, come Poirot soleva risolvere. E poi un secondo cadavere, che fa temere l’avvento di un omicida seriale ma che forse nasconde una novella madama Butterfly.
Una lettura gradevolissima, spumeggiante come la sua protagonista (e la sua autrice). Forza, salite a bordo di questo ascensore letterario diretto a Kyoto, ma affrettatevi. Tomari masu.
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