Simona Soldano, romana, ex libraia ha esordito nel mondo dei libri pubblicando nel 2008 il racconto giallo per ragazzi Sherlock Horse e il furto della sacra soma, entrato l’anno seguente nella Selezione del Premio Bancarellino. Si è approcciata solo molti anni dopo, però, alla letteratura per adulti. Infatti nel 2018 ha vinto il Torneo Letterario “Io scrittore” che le ha dato la possibilità di pubblicare, addirittura per Garzanti, il suo libro.

Recensisco qui ora per voi, quindi, la sua opera prima Mare calmo, isolati misteri (Garzanti, 2020).

Martina è una quarantenne romana decisamente insoddisfatta della propria vita. Infatti dopo alcuni inutili tiepidi e goffi tentativi di ribellione, fatti in pre-adolescenza, o giù di lì, che l’hanno convinta di non avere “la stoffa” e il piglio necessario per ribellarsi ad un mondo che cerca di ingabbiare e standardizzare tutti decide di conformarsi ad una società che sente così diversa da lei. Parteciperà, pertanto, a tutto ciò che più odia come compleanni, ricevimenti, matrimoni, feste di laurea… e lo farà assumendo una “maschera” ben precisa: sarà come tutti la vogliono.

Un giorno però, ad un aperitivo, va decisamente in “tilt”: non capisce dov’è, che cosa ci fa lì e il mondo intorno a lei è solo un universo di persone che parlano, parlano e straparlano ma lei individua a malapena una marea indistinta e asfissiante di gente che la circonda muovendo la bocca come pesci.

“Basta… mollo tutto e me ne vado” e questo sembra proprio essere il discorso interiore che ha portato la nostra Martina alla ricerca spasmodica di un luogo isolato, lontano da tutto e da tutti e dove finalmente non dovrà più rendere conto dei suoi comportamenti a niente e a nessuno.

Tra le varie e bizzarre proposte che trova in rete una fra tutte catturerà la sua attenzione: perché non diventare guardiana di un faro? Quello sarebbe proprio il posto ideale per non dover più partecipare a nulla, presenziare a nulla e i suoi unici compagni di viaggio saranno il mare, l’isola, il vento, la fauna locale e ovviamente… il faro. Per candidarsi a tale ruolo però occorrerà, perché così dice il bando dello Stato, presentare un progetto accattivante e originale e la nostra protagonista lo confezionerà lì lì su due piedi proponendo un corso di pittura per giovani artisti “in erba” da effettuarsi in un eden incantato. La sua proposta risulterà la vincente e così la nostra protagonista otterrà la concessione «Sono felice, sono riuscita a realizzare uno dei miei sogni più proibiti, forse lunico che io abbia mai avuto. Fare qualcosa di testa mia. Sono così fiera di aver resistito a tutti coloro che tentavano di dissuadermi invitandomi a scegliere una meta più accessibile, più modaiola»

È il 18 agosto 2016 quando Martina sbarca su questo isolotto del Mar Tirreno (probabilmente individuabile nell’area geografica al largo della Toscana) dove il mare è un’incantevole distesa blu cobalto come lapislazzuli e dove il faro e la sua futura e spartana residenza si trovano all’interno di una delle cinque isole dell’arcipelago. Le altre sono: la brulla isoletta degli uccelli (che tanto ricorda il famoso inquietante film di Hitchcock), l’isola bassa così ricca di approdi dove passare ore a dipingere, il faraglione degli innamorati che è un luogo ostile nonostante il nome romantico e rassicurante ed infine l’isola Grande, la più vicina al faro, dove si intravede una maestosa villa che la nostra “guardiana” crede disabitata. Chi infatti potrebbe voler vivere lì se non una pazza e asociale come lei?

L’unica concessione che Martina si fa, come cordone ombelicale con il mondo civile, è quella di tenere un blog sia perché vuol tener traccia, anche solo come memoria personale, di questa inconsueta esperienza sia perché potrebbe servire, in futuro, a qualche Robinson Crusoe come lei… «tanto (si dice) avrò zero follower…».

Dipinge, legge, nuota, pesca e scatta fotografie… è così che passa le sue giornate finché un giorno riceve dal proprietario della villa dell’isola Grande un invito a cena. «E no… anche qui no!…», vorrebbe dire Martina, ma poi per buona creanza, per educazione di buon vicinato e anche un po’ per curiosità… accetta. Conoscerà così il suo vicino: un anziano vedovo, garbato ed elegante, dal fascino un po’ démodé. La nostra guardiana troverà subito con lui un’ottima empatia perché numerosi sono i punti in comune tra i due solitari: non amano le chiacchiere inutili, non si interessano dei fatti degli altri e amano i lunghi silenzi. Ma il nuovo amico di Martina non vive da solo in quella villa infatti con lui c’è la figlia Paoletta un’eccentrica donna dagli atteggiamenti un po’ fanciulleschi e dalle bizzarre abitudini (gira seminuda per l’isola e spia spesso le persone da dietro le tendine della sua stanza), la cuoca Dora bravissima a cucinare pranzetti prelibati ma anche pettegola e ciarliera all’inverosimile, l’anziano e ombroso Miro che si occupa del rimessaggio delle barche e il segretario personale del vedovo, severo e un po’ ambiguo, che oltre ad occuparsi degli affari di famiglia è anche l’unico in grado di pilotare l’elicottero.

Così Martina che era partita determinata a difendere, come un riccio nero, gli attacchi al suo scoglio dovrà fare i conti col fatto che la sua vita proprio solitaria non sarà perché oltre ai cinque abitanti dell’isola Grande dovrà relazionarsi anche con il manutentore del faro, i marinai del peschereccio che portano viveri e pesce fresco nelle isole e con Peter, un uomo avvenente e  amante della vela, che gira in solitaria sul suo catamarano e ogni tanto approda al faro. Anche la realtà virtuale non sembra volerla lasciare isolata infatti dopo l’unico follower iniziale, il suo amico Michele (nickname MouseMicki) che la segue preoccupato da Roma, giorno dopo giorno i follower aumentano: RomanticaVera, Gennaro52, That’sZombie…

Ma ben presto, col sopraggiungere dell’inizio dell’autunno, l’atmosfera sull’arcipelago muta in quanto il mare non è più calmo ma spesso burrascoso, i colori non sono più così iridescenti, il sole è spesso sostituito dalla pioggia e quasi in parallelo anche le atmosfere alla villa mutano: allusioni, pettegolezzi, frasi iniziate e poi subito interrotte, clima non più sereno e poi c’è quella frase del vedovo «Due nemici: uno lho tenuto vicino ma laltro è peggiore…» E mentre Martina si arrovella su che cosa avrà voluto dire il vedovo con quella frase ecco che uno tsunami emotivo si abbatte sull’arcipelago: l’anziano uomo è stato ritrovato impiccato al pergolato del giardino. Per la polizia locale si tratta, senza dubbio, di suicidio e il caso viene archiviato in poche ore senza alcuna indagine. Martina, però, non è convinta e decide di provare a fare una pseudo indagine personale… ovviamente verrà aiutata, a tutto tondo, dai suoi affezionati followers. Cosa scoprirà?

Chi di noi, almeno una volta nella vita, attraversando un periodo particolarmente complicato dove la fonte dello stress può essere la più disparata (lavoro, famiglia, figli, situazioni che non solo non si  avverano ma che ci fanno precipitare all’indietro…) non ha mai manifestato il desiderio di staccare la spina, di lasciare tutto e andarsene il più lontano possibile magari anche dicendo «e adesso vedetevela da soli…»?

Ecco è proprio quello che è capitato alla nostra Martina che Simona Soldano ci tratteggia fin dall’inizio del romanzo in modo abbastanza inconsueto: ci fornisce il suo passaporto.

« Professione: guardiana del faro.
  Indirizzo di residenza: unisola sperduta.
  Passione: indagare.
  Come la descrivono gli altri: ironica, cinica e irriverente.
  Passatempo preferito: dire sempre quello che pensa.»

Sono rimasta colpita dallo stile narrativo che appare semplice, fresco, dinamico ma anche ironico e che assolve in pieno il proposito che l’autrice ci rivela nell’intervista posta in appendice al libro «Spero sinceramente di regalare, a chi mi leggerà, la leggerezza che mi ha accompagnato durante la stesura del romanzo.» In realtà, cara Simona, in Mare calmo, isolati misteri, secondo me, c’è molto altro. Innanzitutto un titolo intrigante che con i due sostantivi all’esterno e con i due aggettivi all’interno ci dà un’immagine a specchio che poi ritroviamo in tutto il libro (un giallo da risolvere all’esterno e un giallo dell’anima all’interno alla ricerca di un equilibrio e di un riassestamento personale quotidiano). E poi c’è la modernità della struttura narrativa e il coraggio di voler dare dignità anche al modo con cui comunemente ci si relaziona sui social infatti ogni capitolo si presenta graficamente diviso in due parti scandite da font diversi: scrittura pubblica e privata.

Inoltre sotto la superficie della vicenda che si risolve in un giallo si può individuare una chiara metafora dell’oggi… siamo noi gli isolati misteri? Noi che ogni giorno chattiamo, chi più chi meno, con tanti pseudo-amici che in realtà non conosciamo veramente raccontando loro, perché dietro a una tastiera certe inibizioni scompaiono, quali sono le nostre gioie, le nostre rabbie e i nostri dolori più intimi. Noi che vogliamo rimanere isolati nel “nostro faro” anche se

«Non so se un faro sia esattamente il posto adatto per una fuga dal mondo. Quel suo ruotare e lampeggiare di continuo sembra voglia dire a tutti: Ehi! Guardatemi! Sono qui!»

In conclusione non posso che affermare: “complimenti… un esordio col botto!”

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Mare calmo, isolati misteri
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Mare calmo, isolati misteri
  • Soldano, Simona (Author)