L’uomo che amava i libri – George P. Pelecanos
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“Quando leggeva un libro, la porta della sua cella era aperta.”
Inizia così, in un certo senso, “L’uomo che amava i libri“, ventunesimo romanzo di George Pelecanos, uno degli autori più autentici e rispettati del noir americano contemporaneo. Un libro sul crimine, certo. Ma anche sul riscatto, sulla bellezza della letteratura, sulla possibilità – a volte sottilissima – di scegliere una vita diversa.
Michael Hudson, giovane detenuto in un carcere di Washington D.C., scopre un giorno che i libri non sono solo pagine da sfogliare: sono porte aperte verso un altrove. A mettergli in mano il primo romanzo è Anna Kaplan Byrne, bibliotecaria del penitenziario, che non giudica, non redarguisce, ma ascolta. Michael divora Steinbeck, Chandler, John D. MacDonald. Partecipa al circolo di lettura con altri carcerati. Impara a leggere, ma anche a immaginarsi libero.
Poi, all’improvviso, Michael viene rilasciato. Non per buona condotta. Ma perché qualcuno ha mosso i fili: Phil Ornazian, investigatore privato dai metodi ambigui, uomo che gioca a fare il giustiziere e che crede di poter distinguere i “veri colpevoli” da chi merita una seconda occasione.
Ma la libertà ha sempre un prezzo. Michael trova lavoro come cameriere, continua a leggere, prova a costruirsi una biblioteca tutta sua. Ma quando Ornazian bussa alla porta, il debito morale diventa un cappio. E scegliere la strada giusta, ancora una volta, è più difficile di quanto sembri.
Pelecanos non scrive solo noir: scrive storie di uomini veri, spesso ai margini, spesso falliti, ma ancora capaci di cercare la luce. In questo romanzo la luce ha l’odore della carta, l’inchiostro delle prime edizioni, la saggezza dei classici. La lettura non è solo un passatempo: è un atto di resistenza, un modo per “camminare sotto il cielo blu anche se sei chiuso in una cella”.
I personaggi sono tutti imperfetti ma memorabili: Anna, la bibliotecaria che combatte l’analfabetismo emozionale dei detenuti con romanzi scelti con cura; Michael, ex criminale che scopre di poter essere altro; Phil, detective borderline che si muove in quella zona grigia dove il bene e il male si stringono la mano.
La scrittura di Pelecanos è asciutta, musicale, diretta, con dialoghi che suonano autentici e scene che sembrano uscite da una serie HBO (non a caso, è autore di The Wire e Treme). Il ritmo è più riflessivo che incalzante: L’uomo che amava i libri non è un page-turner nel senso classico, ma è un romanzo che ti costringe a rallentare e ascoltare.
Più che un noir, L’uomo che amava i libri è una dichiarazione d’amore alla letteratura, travestita da romanzo criminale. Un libro su chi vive ai margini, su chi cade e tenta di rialzarsi, ma soprattutto su cosa può succedere quando a una persona spezzata viene messa in mano la storia giusta, nel momento giusto.
Consigliato a chi sa che ogni grande storia comincia con qualcuno che apre una pagina.
Da servire con un caffè lungo e un volume di Chandler sotto al braccio.
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