L’ultimo detective – Robert Crais (incipit)

L’ultimo detective – Robert Crais (incipit)

Serie: Elvis Cole
Editore:
Giuseppe Pastore
Protocollato il 26 Febbraio 2009 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1194 articoli
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Visto che abbiamo annunciato qualche giorno fa “Attraverso il fuoco“, il libro di questa settimana è un thriller di Robert Crais (biografia): “L’ultimo detective“, che ha sempre per protagonista Elvis Cole ma che si apre con il suo partner, Joe Pike, fidato socio di tante avventure e che finalmente avrà poi il suo momento di gloria personale nel pluripremiato “L’angelo custode“.

Elvis Cole, detective privato con una coscienza tanto ruvida quanto le sue camicie hawaiane, sta cercando di costruirsi una vita normale. Lucy Chenier, avvocata, è la donna che gli ha fatto credere che una seconda occasione esista. Ma quando Lucy si allontana per lavoro, lasciandogli il figlio Ben, la tranquillità si infrange: il ragazzino sparisce dal giardino, rapito da qualcuno che non chiede riscatto… ma vendetta.

Il messaggio è chiaro: qualcuno vuole punire Elvis per qualcosa che (forse) ha fatto. Qualcosa che risale ai giorni in Vietnam, a un’operazione militare finita nel sangue e nell’oblio. E mentre la polizia brancola nel buio, Lucy vacilla e l’ex marito ricco e prepotente s’insinua nella faccenda, Cole e il suo enigmatico partner Joe Pike devono muoversi sotto traccia. Ma Joe conosce questa storia meglio di quanto lasci intendere.

Con “The Last Detective“, Robert Crais firma uno dei romanzi più intimi della serie. La scelta di sacrificare parte dell’azione classica in favore di un’indagine sulle ferite invisibili è a mio modo di vedere vincente. Intendiamoci: non che il romanzo sia lento. Crais orchestra una caccia all’uomo serrata, con il tempo che si consuma come una miccia accesa, e siamo davanti a un buon thriller che però è allo stesso tempo un ottimo libro sul passato che non perdona, sull’amore che non basta a proteggere, sull’identità che non si può seppellire sotto un paio di Ray-Ban e battute taglienti.

Rispetto ad altri romanzi della serie è anche interessante il ribaltamento dei ruoli sia per Cole, che solito uomo d’azione, si ritrova vulnerabile, che per Pike, l’uomo senza volto, che mostra finalmente un lato umano dolorante, benché non spezzato.

Se vogliamo cercare il pelo nell’uovo il ruolo di Lucy Chenier non convince del tutto, per quanto messa al centro delle vicende. Una sua migliore caratterizzazione avrebbe reso la storia ancora più convincente, ma già così mi sento di consigliarvela come una buona lettura. Se tornate al Thriller Café, poi fatemi sapere…

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