Lo specchio del barbiere

Gianni Simoni, classe 1938, è un ex magistrato, autore di inchieste che hanno fatto scalpore nel nostro Paese, come quella sulla morte di Michele Sindona nel carcere di Voghera. Probabilmente, proprio grazie alla sua esperienza, è stato capace di creare un personaggio così reale ed empatico come Carlo Petri, il protagonista dei suoi romanzi. Petri è un ex giudice istruttore in pensione che, però, non si reputa tale. Per tanti anni ha esercitato la sua professione a Brescia e, ogni volta che un mistero incrocia la sua strada, è pronto a mettersi in gioco per venirne a capo. Per questo motivo, il suo amico, il commissario Miceli, ne richiede spesso l’aiuto per risolvere casi complessi.

«Lo specchio del Barbiere», edito da Tea, è il terzo romanzo che vede protagonisti Petri e Miceli. Pubblicato nel 2010, ha una struttura diversa rispetto ai due precedenti. Qui, infatti, l’ex giudice Petri si ritrova a dover risolvere tre casi differenti, ognuno dei quali è però unito all’altro da un sottile filo rosso. Il comune denominatore è lui, Carlo Petri, fumatore incallito che si ritrova, causa piccoli problemi di salute, a dover rinunciare alle amate sigarette per ripiegare sulla pipa. Ė proprio per comprare una pipa che Petri fa la conoscenza di un tabaccaio, «Campione nazionale di Pipa», che, tempo dopo, ucciderà un presunto rapinatore nel suo negozio. Sempre per curare i suoi acciacchi, l’ex giudice deciderà di rifugiarsi in ua piccola pensione situata in un’isola del Lago d’Iseo. Qui prenderà particolarmente a cuore la proprietaria della pensione, una bella donna, infelice e tormentata da strane minacce. A questi due casi se ne aggiunge un terzo, quello del cadavere di un neonato rinvenuto in un cassonetto che metterà a dura prova l’ispettrice Grazia Bruni, da sempre «protetta» dell’ex giudice.

Il romanzo ha una struttura su più livelli, dove il mistero si mescola con le difficoltà e le fragilità della vita di tutti i giorni. Petri, infatti, prima di essere un ex magistrato, è un uomo con le sue passioni e i suoi problemi. La bravura di Simoni sta nel descrivere i personaggi soprattutto attraverso i dialoghi, più che attraverso le azioni. Anzi, spesso proprio queste ultime possono trarre in inganno, dando una visione distorta della realtà. Petri si dimostra, però, un abile psicologo, prima che un detective, riuscendo a cogliere da ognuno degli individui che incontra, il meglio e il peggio, senza alcun tipo di forzatura.

In questo romanzo il commissario Miceli rimane un po’ più sullo sfondo e lascia il posto ad altri elementi della sua squadra. Abbiamo quindi l’opportunità di conoscere più approfonditamente l’avvenente ispettrice dai capelli rossi, Grazia Bruni e, soprattutto, l’improbabile coppia di ispettori Grasso e Tondelli. Se questi ultimi nei primi romanzi apparivano come «macchiette», necessari per alleggerire un po’ la trama e dotarla di una connotazione umoristica, qui vengono posti sotto un’altra luce. Pur non perdendo le proprie peculiarità, si dimostrano validitissimi investigatori e mostrano anche un lato umano fino ad ora sconosciuto.

«Lo specchio del barbiere» è dunque un romanzo giallo con molte anime che vanno esplorate e comprese. Ognuna di esse finisce per regalare un pezzo del puzzle che conduce alla soluzione finale. Si potrebbe definire un mix tra un romanzo di Guareschi e uno di De Giovanni perché vi sono elementi distintivi di entrambi. Don Mario, ad esempio, il prete del paese dove Petri va in vacanza, ricorda per certi versi Don Camillo. Come il celebre personaggio interpretato al cinema da Fernandel, unisce un lato cristiano ad uno un po’ più «ribelle», che lo rende più simpatico anche agli occhi dello stesso Petri. Con i romanzi di De Giovanni ha invece in comune la forte introspezione psicologica e i tormenti che i vari personaggi si trovano a vivere. Una lettura senza dubbio consigliata per chi ama le trame ben congeniate e, allo stesso tempo, l’approfondimento psicologico.

Recensione di Davide Luciani.

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Lo specchio del barbiere. Un caso di Petri e Miceli
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