Il trevigiano Romero, classe 1977, con questo romanzo è alla sua ottava prova letteraria, che conferma un talento noir efficace e sicuro. Come nei precedenti, l’autore ambienta il racconto nella sua terra, il Veneto; ma non certo quello roseo da cartolina, bei monumenti, carnevale di Venezia, spiagge assolate della riviera adriatica. Questo racconto ci porta nel Lido di Jesolo, ma in inverno, tra notti fredde e nebbie opache, a contatto di un’umanità crudele e criminale che si autoemargina per meglio celare i propri terribili segreti, dunque in un mondo sommerso, il mondo degli infami, le cui regole, come presto scopriremo, consistono nel non averne alcuna, almeno dal punto di vista morale.

Al centro della vicenda c’è Andrea Salvi, un boss di provincia che gestisce una fiorente attività di spaccio, gioco d’azzardo, prostituzione, dietro la non brillante copertura di un piccolo bar come tanti. Salvi è spietato, avido ma intelligente, ha imposto a se stesso e ai suoi un preciso codice di comportamento: understatement direbbero gli inglesi, cioè una maniacale sobrietà, costituita da un tenore di vita medio-basso, senza la minima ostentazione di quella opulenta ricchezza che pure i suoi loschi traffici assicurano costantemente. Questa regola vale per lui come per i suoi più stretti collaboratori, che sono pochi, solo tre: il napoletano “Africa” esperto assassino a mani nude, il lombardo “Negro” e “Bomber” che, nonostante sia dedito alla coca, riesce ad essere l’uomo di punta della locale squadretta di calcio. In più c’è Valentina, la donna del capo, bella, sensuale, indifferente: l’unica che grazie ai generosi e preziosi doni di Andrea, in abiti e gioielli, si gode con una certa disinvoltura la ricchezza che proviene dai loschi affari.  Andrea e i suoi si sentono forti, forse invincibili, gli affari girano e la fanno sempre franca, anche perché quando hanno bisogno di mano d’opera adottano la cinica ma efficace abitudine di servirsi di poveri immigrati affamati che a lavoro finito regolarmente ammazzano, per poi farli a pezzi e affondarli in Laguna; niente testimoni, nessuna traccia. Si sentono invincibili, ma sono in realtà un gruppo di balordi come ce ne sono tanti in Veneto, e dappertutto. I nodi prima o poi vengono al pettine e da balordi quali sono i quattro combinano un gran pasticcio nel recapitare a difficili clienti un grosso quantitativo di droga, la cosa finisce con uno scontro a fuoco e un agente viene ucciso. A questo punto la banda dovrebbe eclissarsi, abbandonare il campo, ma Andrea Salvi si sente un nuovo Dillinger, invece di lasciare, raddoppia e con la sua banda si pone a seminare il terrore nella zona, ingaggiando una prova di forza con la polizia. Per dirla tutta, il boss conta su alcune complicità e compiacenze interessate che ha tra le file di quest’ultima. Non ha tenuto però conto di una elementare realtà: certe compiacenze possono funzionare finché l’azienda criminale segue il basso profilo che Andrea si era imposto in precedenza, ma sono destinate a sparire se la faccenda si fa troppo sporca.

Un romanzo duro, senza peli sulla lingua nel descrivere la degenerazione morale di un certo mondo di provincia, scritto con efficace scorrevolezza. Lo stile narrativo di Romero si rifà apertamente al prototipo del romanzo hard boiled americano anni trenta. La psicologia dei personaggi non viene ritagliata mediante analisi introspettive, ma efficacemente resa dai comportamenti e dal “parlato” di ciascuno.

Il rimo incalzante e l’accurata ricostruzione dell’ambiente rendono la lettura molto piacevole.

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Le regole degli infami
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Le regole degli infami
  • Editore: Marsilio
  • Autore: Fulvio Luna Romero