L’alchimista dei colori maledetti – Giuseppe Esposito
Alla faccia del non giudicare il libro dalla copertina, la prima cosa che colpisce del romanzo di Giuseppe Esposito è il titolo: L’alchimista dei colori maledetti. Il riferimento ai colori porta direttamente nel contesto dei pittori e dei quartieri dell’arte, che salta dai bassifondi malfamati della città allo sfarzo della corte. Un’ambientazione che si presta molto al giallo e al thriller storico, basti pensare a quanto è stato sfruttato un personaggio come Caravaggio in letture simili. Tuttavia, Esposito prende una direzione originale: nel suo romanzo la pittura è trattata a partire dalla creazione materiale dei colori attraverso la chimica dei componenti e si affianca all’alchimia. Non solo la narrazione è divisa in tre parti che portano il titolo delle tre fasi alchemiche “Nigredo”, “Albedo”, Rubedo”, ma ci sono momenti in cui è spiegato il processo pratico di realizzazione dei pigmenti, secondo il De Coloribus Alchemist di Anfione Metastasio, il testo che funge da fil rouge dall’inizio alla fine e dal quale apprendiamo il concetto principale della trama: chi domina i colori, domina il mondo.
Siamo nella Napoli del tardo Settecento, con sfondi descritti precisamente in ogni tonalità e sfumatura che danno alle scene quel sapore quasi fotografico che potremmo trovare in una serie tv in costume come “I Borgia” o “I Medici”. Un taglio decisamente attuale, in cui si inseriscono i riferimenti precisi alle ricerche storiche eseguite dall’autore: Leon Battista Alberti, Giovanni Battista della Porta, ma anche Plinio il Vecchio, Isaac Newton e Galileo Galilei. Nel complesso, un assetto che rende il romanzo accessibile ad un ampio pubblico di lettori.
Il personaggio di Salaì, chiaramente, la fa da padrone: cresce nel corso della narrazione, che dura effettivamente per tutta la sua vita, da bambino, ad adolescente ombroso fino a diventare quasi la personificazione del concetto di “giustizia violenta” o “vendetta”. Sì, perché, senza fare spoiler, si può dire che l’autore abbia deciso di trattarlo in modo tale da rispondere alla domanda “Come?”, piuttosto che “Chi?”, nell’ambito dell’investigazione, e seguire l’avanzare della trama significa osservare l’evoluzione del personaggio e la perdita progressiva della sua innocenza, che viene sostituita dalla logica e dalla strategia.
Accanto all’idea alchemico-artistica di controllare la realtà attraverso i suoi colori, c’è anche l’altra nozione portante del romanzo, espressa in riferimento al bruciore e all’odore acre dell’arsenico presente in altissime percentuali di concentrazione nell’orpimento, un minerale utilizzato sia come pigmento per il colore che in alchimia per la creazione dell’argento: i colori possono uccidere. Ecco cosa muove l’assassino seriale denominato l’Alchimista che conferisce al romanzo la sua tinta nera, e districare il bandolo di questa matassa è compito del commissario regio Gaspare De Cenzo. Quest’ultimo entra in scena quando la storia è già avviata: è affetto da lieve zoppia, ha una devozione per sua moglie ed è dotato di un intuito istintivo dal quale si lascia indirizzare per condurre le indagini quando gli indizi sembrano venire meno. Un personaggio nel complesso molto ben caratterizzato, pronto per tornare di nuovo all’azione in nuovi episodi.
Accanto a lui si trova il medico Morgagni, una commistione bilanciata di profonda umanità e grande razionalità. Attraverso di lui, si mostra un interessante spaccato sul progresso scientifico dell’epoca, come il dialogo con Ole Worm, il medico e biologo finlandese realmente esistito, in merito alla pratica della “vaiolizzazione”, come prevenzione dalla malattia. Ecco perché la scelta dell’autore di far uscire di scena Morganti in maniera improvvisa e repentina disorienta: il duo risultava un’accoppiata vincente, come una sorta di riarrangiamento dell’archetipo di Holmes e Watson.
In conclusione, sulla copertina del romanzo si legge che L’alchimista dei colori maledetti è “perfetto per i fan di Marcello Simoni e Fabio Delizzos”. Forse! Sicuramente è un esordio promettente, adatto per i nuovi fan di Giuseppe Esposito.
Recensione di Arianna Piazzi.
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