La sconosciuta della Senna – Guillaume Musso
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Oggi, al Thriller Cafè, recensiamo l’ultimo romanzo di Guillaume Musso, uno degli autori di noir più seguiti e amati non solo in Francia, ma in tutto il mondo. L’occasione ce la fornisce l’editrice La Nave di Teseo, che ha da poco pubblicato la sua opera più recente, intitolata “La sconosciuta della Senna”, per la traduzione di Sergio Arecco. Non volendo dilungarci troppo sulla figura di Musso che è ampiamente conosciuta, ci piace ricordare, avendolo riscontrato anche in questo suo lavoro, la sua enorme versatilità e la sua vasta cultura, che gli permettono di costruire romanzi che sanno coniugare una narrativa fluente, suggestiva e avvincente a un corredo di citazioni e ambientazioni estremamente evocative.
Nella settimana che precede il Natale, una giovane donna viene soccorsa a Parigi dopo essersi gettata nuda nella Senna. Portata in ospedale dalla Polizia, fugge in circostanze rocambolesche e fa perdere le sue tracce. Il caso viene affidato al gruppo del BANC (Bureau des Affaires Non Conventionnel, ovvero ufficio degli affari non convenzionali), uno stravagante raggruppamento che si occupa di eventi particolarmente strani, come avvistamenti di ufo, fenomeni paranormali e altri fatti di questo genere. Unica componente del BANC è al momento l’ispettrice Roxane Montchrestien, geniale e ribelle eroina del nostro romanzo, confinata in quell’unità perché eccessivamente indisciplinata. Dall’indagine arguta, ma certamente non troppo ortodossa condotta da Roxane, emergerà una realtà inquietante, fatta di riti sacrificali, sette e omicidi seriali, in un crescendo di colpi di scena che Musso, come è suo costume, sa costruire molto bene.
Questo romanzo non ci dà un attimo di tregua, i dialoghi e la descrizione si svolgono a un ritmo molto serrato e l’alternarsi della narrazione, che a turno è centrata sui diversi protagonisti della vicenda (oltre a Roxane, la sua aiutante Valentine Diakité e lo scrittore Rapahel Batailley), aumentano la suspense del racconto. La scansione temporale è cadenzata dai riscontri che emergono nel corso dell’inchiesta: ogni elemento di prova che nasce, costituisce un tassello narrativo della vicenda che accompagna il lettore nella sua personale indagine, recuperando in questo un elemento cardine dei noir classici. Il tutto, costruito su un registro ironico caratteristico di Musso, che alleggerisce ulteriormente la lettura.
In ogni caso, non è il suo essere un “classico” l’elemento distintivo di questo romanzo. Piuttosto, quello che ci ha colpito è un altro elemento. C’è un tema conduttore di fondo presente in tutta l’opera: il rapporto tra la realtà che ci circonda e ciò che si pone al di là della realtà stessa, che sia finzione narrativa, rappresentazione teatrale, realtà virtuale. Fuga, evasione, recitazione, manipolazione. Espedienti che vengono messi in campo per allontanarsi da un contesto considerato limitante e che fanno approdare nel mondo delle illusioni, che per alcuni possono essere persino più reali della verità. L’espediente colto che Musso utilizza per proporci questo tema è quello di una setta di adoratori di Dioniso che si rifanno alle tradizioni classiche greche, alle origini del mito stesso.Ma quello che ci è parso di cogliere, alla fine della vicenda, non è la solita critica all’estraniamento e alla fuga dalla realtà, a vantaggio di un sano realismo. Piuttosto, in un mondo reale che viene rappresentato da Musso come grigio e triste, dove la Parigi che fa da contorno ai personaggi del romanzo è una citta desolata, sventrata da lavori e ingorghi, soffocata dal rumore assordante dei commerci pre-natalizi e dove l’ambiente di lavoro è spesso dominato da piccole meschinità, corruzione di bassa lega, alienazione e i rapporti umani sono degradati, Musso sembra ricordarci che gli esseri umani hanno un’altra freccia al proprio arco: il potere liberatorio della fantasia e dell’arte e la capacità creativa del sogno, che sembrano essere gli unici antidoti a una triste e inarrestabile decadenza dei nostri costumi.
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