Torna in libreria Petros Markaris, con una nuova avventura del commissario Kostas Charitos. Esce infatti per La nave di Teseo “L’omicidio è denaro”, con la traduzione di Andrea Di Gregorio. Per chi non lo conoscesse, Charitos è un commissario di polizia ateniese, protagonista di numerosi romanzi nei quali mette in mostra la sua proverbiale capacità investigativa, basata molto sull’analisi, sulla cultura e sulla profonda conoscenza della società greca, meno sull’azione “militare”. Siamo quindi di fronte a una sorta di “poliziotto intellettuale”, amico dello storico militante della sinistra ateniese Lambros Zisis, in onore del quale la figlia del commissario Caterina ha deciso di chiamare con lo stesso nome il proprio figlio. Attraverso le storie di Kostas Charitos, abbiamo seguito la storia della Grecia degli ultimi trentacinque anni. Markaris è infatti uno scrittore che ama molto la narrazione del contesto e descrivere l’ambientazione dei propri romanzi, in uno scenario in cui la cronaca reale e la rappresentazione sociale la fanno da padrone. Il tutto con una maestria, una raffinatezza e un’ironia rare.

Charitos è alle prese in questo romanzo con l’omicidio seriale di investitori stranieri, in un paese che cerca di risollevarsi dopo la durissima crisi economica degli ultimi anni. Può la malridotta Grecia permettersi di uccidere chi dall’estero viene a investire nella propria terra disastrata? Questa è la patata bollente che il commissario deve affrontare. La situazione è ulteriormente aggravata dalle “manifestazioni dei poveri” che, guidati proprio da Lambros Zisis, dopo aver celebrato con tanto di finte bare il funerale della sinistra, organizzano cortei pacifici in giro per Atene. Con un evidente pericolo di infiltrazioni e di disordini sociali.

Il tema del romanzo, affrontato come al solito in modo pacato e riflessivo da Markaris/Charitos, è ambizioso. In un mondo globalizzato dove le differenze di tenore di vita tra le persone aumentano e i poveri anche, che spazio c’è per l’idea di patria e nazione? Siamo destinati a soccombere al cinico e acefalo potere del denaro oppure le nostre comunità possono resistere e preservare valori e tradizioni storicamente presenti nei propri territori? E se dobbiamo “difendere” comunità e territori, possiamo farlo in modo accogliente, senza essere accecati dall’odio xenofobo e razzista?

Per Markaris, il giallo è prima di tutto uno strumento di analisi sociale. Le indagini del commissario Charitos sono una scusa per individuare le dinamiche della società greca. Capire cosa muove i gruppi di persone, quali sono le paure, le aspirazioni e i desideri. Nel filone che potremmo chiamare dei gialli sociali mediterranei, Charitos abita Atene (curiosa è a questo proposito la descrizione minuziosa dei tragitti automoblisitici, presente in tutte le sue opere, quasi una città potesse essere descritta tramite il modo di spostarsi in macchina) come Maigret abita Parigi, Carvalho abita Barcellona e Montalbano la sua Vigata (e così via con tanti altri). Eredi di una tradizione classica umanistica e dialogica, risolvono i loro casi soprattutto dialogando con le persone e andando alla radice delle dinamiche sociali. Non sono Agatha Christie, Sherlock Holmes o Hercule Poirot che indagano per allenare logica e ragionamento.

Anche in questo caso, alla fine, Charitos avrà ragione dei criminali. La vicenda delittuosa si risolve, ma rimane sullo sfondo il malessere sociale della Grecia contemporanea. Vittima delle sue stesse debolezze, il popolo greco continua a soffrire e la luce sembra ancora lontana. Chissà, forse riusciremo a scorgerne qualche bagliore nella prossima indagine del commissario Charitos.

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L'omicidio è denaro. Un nuovo caso per il commissario Kostas Charitos
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