La nuit du carrefour

La nuit du carrefour

Alessandro Bullo
Protocollato il 11 Gennaio 2015 da Alessandro Bullo
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Al romanzo di Simenon “La nuit du carrefour” è ispirata una pellicola cinematografica del 1932, dal titolo omonimo. Jean Renoir girò il film con Pierre Renoir (suo fratello), nel ruolo di Maigret.
Si tratta di uno dei lavori dimenticati di Renoir, tanto che lo stesso André Bazin, nella sua biografia dedicata al grande regista, non cita “La nuit du carrefour” (Jean-Luc Godard inserirà il film solo nelle note alla fine della biografia: Andrè Bazin, “Jean Renoir“, London & New York 1974, pp.229-231). Il film non ha mai avuto una versione italiana e nemmeno inglese, per cui ho dovuto vederlo in quella originale francese.
Fu lo stesso Renoir a comprare i diritti del romanzo da Simenon.

Un mattino, mentre sta scrivendo sul ponte dell’Ostrogoth, arriva Jean Renoir sulla sua Bugatti. «Simenon, finalmente!» esclama e gli domanda subito se i diritti de La nuit du carrefour sono liberi. Simenon risponde di sì e accetta immediatamente i cinquantamila franchi che Renoir gli offre… E pressappoco in questo periodo che Renoir lo raggiunge in Costa Azzurra per lavorare a La nuit du carrefour, in cui il fratello maggiore Pierre reciterà nel ruolo di Maigret: «Il miglior Maigret – dirà Simenon -, ha capito che il commissario è, innanzitutto, un funzionario». Le riprese sono ritardate da alcune complicazioni finanziarie e dalle delusioni personali di Renoir … Per queste ragioni non vengono girate alcune scene essenziali e, al momento della presentazione in anteprima, qualche critico sottolinea la difficoltà di seguire lo svolgimento della storia.

(Tratto da Stanley G. Eskin, Georges Simenon, Marsilio 2003, p. 133)

Dopo aver lavorato con Renoir, Simenon scriverà la sceneggiatura e i dialoghi di Le chien jaune per il regista Jean Tarride, che ha comperato i diritti del romanzo. Purtroppo Tarride e Simenon non si sopportano e, alla fine, lo scrittore si ritirerà dal progetto. Successivamente a Simenon verrà proposto di scrivere la sceneggiatura de La tète d’un homme ma anche questa esperienza si rivelerà fallimentare.
Renoir, nel trasporre su pellicola il romanzo di Maigret, sembra concentrarsi più sull’atmosfera e sui personaggiche sull’intreccio, ma forse questa sensazione è dovuta anche alla perdita di due delle bobine (le notizie sulla perdita di parte della pellicola sono discordi), che rendono il film alquanto frammentario e di difficile lettura. Certo la regia di Renoir ha sicuramente prediletto la resa dell’atmosfera misteriosa che scaturisce dal testo stesso di Simenon. Lo scopo è raggiunto grazie ad un uso superbo della fotografia: le luci espressioniste scarnificano il buio e caricano l’atmosfera di significati simbolici. Molte sono le immagini che rimangono impresse: le notti squarciate da luci che richiamano i chiaroscuri rembrandtiani; le strade e i campi fangosi immersi nella bruma; le case isolate e bagnate da una pioggia insistente. Ed è soprattutto attraverso le immagini più che con il testo che Renoir ambiva ad evocare il senso di un romanzo come La nuit du carrefour. Il regista raggiunge vertici di astrazione poetica soprattutto nella ripresa delle lunghe strade nebbiose, che sembrano condurre verso il nulla assoluto: simbolo di un’umanità che, al di là della vuota ed egoistica esistenza di quel crocevia, non sembra avere una vera ragione per continuare a vivere.
Nel film c’è uno dei primi esempi sonori di inseguimento in auto (un altro esempio si può vedere nel film Scarface, sempre del 1932, di Howard Hawks), stupendamente girato di notte per le strade della campagna, passando attraverso villaggi francesi addormentati. Renoir gira la scena in soggettiva, utilizzando solo i fari delle auto e i riflessi degli spari ed è un esempio della creatività del regista (limitato dal basso budget a disposizione), della bravura di Georges Asselin e Marcel Lucien, incaricati della fotografia del film, e del montaggio di Marguerite Renoir.
Notevole e anticipatore dei tempi è il sonoro del film: Renoir usa in modo realistico i suoni così che le voci appaiono mescolate con tutti i tipi di rumori, senza alcun filtraggio. In questo modo, risulta alcune volte difficile comprendere i dialoghi, coperti dal motore delle auto o dal rumore di una lima.
L’attrice Winna Winfried, con la sua carica erotica, fu la grande rivelazione del film. Pare che avesse solo 17 anni. Secondo Jonathon Rosenbaum, La nuit du carrefour è un noir di grande atmosfera, che anticipa i tempi, e senza dubbio il film più erotico di Renoir, grazie soprattutto all’interpretazione di Winna Winifried. L’attrice interpreta magistralmente il ruolo di femme fatale, in un drammatico alternarsi di innocenza femminile e lasciva amoralità.

Perché una donna può essere bella ma non seducente, mentre altre dalle sembianze meno perfette risvegliano immancabilmente il desiderio o un senso di romantica nostalgia.

Else li suscitava entrambi. Era donna e bambina insieme. Attorno a lei l’atmosfera si caricava di sensualità. Eppure, quando guardava qualcuno negli occhi, ci si sorprendeva delle sue pupille limpide e fanciullesche.

L’attrice Winna Winfried è bellissima: ha un viso d’angelo e due occhi profondi, un corpo sinuoso da dea greca. La prima volta che Pierre Renoir (Maigret) la vede, indossa un abito lungo che le copre braccia e collo, eppure non è facile per il commissario come per lo spettatore staccare gli occhi dalle forme messe in evidenza dal vestito attillato. Elsa ha i capelli raccolti pudicamente all’indietro, la sua voce è adolescenziale; ma il modo in cui la ragazza si muove per la stanza e ostentatamente si avvicina a Maigret è molto provocante. Durante il secondo incontro con Maigret, nella stanza da letto di Elsa, l’attrice riempie la scena della sua immagine: si stende provocatoriamente sul letto, invitando lo stesso commissario a sedersi; accarezza Maigret con la sua voce, lo seduce con i movimenti del corpo, lasciando casualmente scoperte le lunghe gambe avvolte da calze scure.

La sera prima l’aveva trovata soltanto misteriosa. In quella penombra quasi solenne gli era parsa simile a un’eroina dello schermo, e anche la conversazione si era mantenuta su un tono teatrale.

Ora, però, mentre cercava di scoprire il lato umano di quella creatura, era un’altra la ragione del suo disagio: e stava tutta nell’intimità del loro colloquio.

Una camera profumata, la donna in vestaglia, sdraiata sul divano, che dondolava una pantofola sulla punta del piede nudo, e lui, un uomo di mezza età, il viso un po’ arrossato, la bombetta posata a terra…

In un’altra scena, Elsa non si nasconde più dietro una finta e verginale ritrosia: i capelli sono scarmigliati, il vestito non lascia quasi più nulla alla fantasia, tanto che Maigret scopre, appena poco sopra il seno scoperto, una cicatrice.

Si chinò con un flessuoso movimento di tutto il corpo per far cadere la cenere della sigaretta nella coppa di porcellana posata sul tavolino. La vestaglia, come al mattino, si aprì e per un istante rivelò un seno piccolo e tondo. Non fu che un lampo, eppure Maigret fece in tempo a vedere una cicatrice.

(Tratto da Il Crocevia delle Tre Vedove, collana Adelphi – Le inchieste di Maigret)

Ho inserito tre citazioni dal libro per evidenziare come Renoir si sia ispirato quasi testualmente al romanzo di Simenon. Lo scrittore e il regista furono grandi amici e questo film è una testimonianza del rispetto e della stima di Renoir nei confronti dell’opera del belga. È da sottolineare come, rispetto al libro, la Elsa di Renoir sia molto più eccitante. Il regista sfrutta magistralmente le scene degli incontri di Elsa e Maigret, indugiando sull’ambiguo rapporto che nasce tra i due e creando almeno tre scene intensamente erotiche.
I primi piani dell’attrice Winna Winfried colgono uno sguardo distante, che emerge dallo sfondo attraverso una illuminazione che non ha nulla di celestiale: la luce (luciferina!) serve a rendere affascinante il male, a ghermire chi gli si avvicina troppo, per poi condurlo con sé nel buio. Il film meriterebbe di essere visto solo per ammirare la bravura e la bellezza di questa giovane attrice.
L’aria pacifica ma astuta di Pierre Renoir creerà un’eredità difficile per tutti coloro che dopo di lui interpreteranno il personaggio di Maigret. Jean Renoir utilizza con abilità la macchina da presa, per mostrare allo spettatore come Maigret si muova nello spazio, cogliendo attorno a sé dettagli utili all’indagine, tramite un uso inconsueto dello zoom.
Godard ha celebrato “La nuit du carrefour” come il film più misterioso di Renoir, nonché il più grande di tutti i thriller di polizia francesi. Forse il giudizio è un po’ esagerato, ma si tratta comunque di un’opera ingiustamente dimenticata che ispirerà grandi registi francesi come Marcel Carné e Jean-Luc Godard.
Termino sottolineando come il film di Renoir sembra non condurre ad una liberatoria ascesi verso la luce: il film inizia in una giornata di sole, con l’occhio della cinepresa in soggettiva che riprende l’arrivo al Crocevia delle Tre Vedove; si prosegue con la scena ambientata nella fumosa stanza senza finestre degli interrogatori; tornati al crocevia, si alternano notti ventose a giornate piovose e nebbiose; si termina con le immagini claustrofobiche e scure delle ultime sequenze. Nel piccolo e soffocante cosmo del crocevia, Simenon e Renoir radunano la specie umana con i suoi molti difetti e rari pregi. I protagonisti della storia vagano attraverso lunghe notti e giorni senza luce. Dalla storia scaturisce un senso di sventura, una rivelazione di come forse l’umanità non abbia speranza di redenzione; nessuno sembra privo di peccato e tutti sono colpevoli di qualcosa … persino Maigret!
Ultima nota: il finale del film è diverso da quello del romanzo…