La notte, di là dai vetri – Hans Tuzzi
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Appena uscito per Bollati Boringhieri l’ultimo giallo di uno tra i più seguiti giallisti italiani: Hans Tuzzi. La notte, di là dai vetri – questo l’intrigante titolo – vede ancora all’opera il commissario Norberto Melis, stavolta con ben tre casi da risolvere, a due anni di distanza l’uno dall’altro, tutti aventi a che fare con la notte.
11 luglio 1982. L’Italia ha vinto i Mondiali di calcio, l’intero Paese è in festa; intanto a Milano il capo degli Ultrà di una delle due squadre cittadine viene ucciso a pistolettate in strada. Tutto fa pensare a un regolamento di conti, ma non si sa chi ne sia il mandante: tifosi avversari? Estremisti di destra? Malavita? Non si riesce a venirne a capo… l’unica è scavare nel privato dell’ultrà.
È sempre una sera d’estate, ma del 1984, quella in cui Patrizia e Valeria, due bambine che volevano solo giocare, scompaiono da casa. Vengono presto ritrovate e tutto sembra finire bene, ma nei giorni seguenti i genitori si presentano in questura perché entrambe hanno lo stesso incubo: dicono di aver visto dietro una finestra, una notte, un uomo che taglia la testa ad un altro uomo. Quanto c’è di vero? Norberto Melis non lo sa, ma vuole capirci di più.
E nemmeno le vacanze può godersi il nostro commissario: sta passando la Pasqua 1986 con la compagna Fiorenza nella villa dei suoi amici Letizia e Franco sul mare ligure, quando si trova per le mani un altro caso… proveniente da lontano. Proprio in quella villa sono morti, negli anni Trenta, due rivali in amore. Fantasmi? Casi freddi? Forse, o forse molto più caldi di quanto si creda. Melis dovrà farsi aiutare, per questo caso, da uno che di fantasmi ne sa qualcosa: Edgar Allan Poe.
In Polvere d’agosto l’avevamo lasciato alle prese con un cadavere che prima c’era e poi non c’era più, sempre impegnato in più casi alla volta, lo ritroviamo piacevolmente nella sua Milano, il pacato commissario Melis, in compagnia della colta Fiorenza, nella prima, affannosa e complicata metà dei turbolenti anni Ottanta. Una serie di gialli, quella che lo vede come protagonista, seguita ed apprezzata ormai da molti anni per lo stile pacato, appunto, che non trascura la tensione narrativa, per la caratterizzazione dei personaggi, per la cultura che inonda le pagine fin quasi a traboccare, per l’umanità varia che Tuzzi efficacemente descrive. Una serie ormai corposa per l’autore che Augias sul Venerdì di Repubblica, definisce come «Attualmente il miglior autore di gialli di qualità».
Altri casi da indagare
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