“La macchina della morte” è un libro dalla genesi davvero particolare. E’ il 2005 e Ryan North, Matthew Bennardo e David Malki!, tre giovani scrittori statunitensi, pubblicano sul loro blog il testo che segue:
E’ stato inventato un congegno in grado di definire, con un semplice esame del sangue, come si morirà. La macchina non fornisce né data né luogo e si limita a erogare un foglietto con il verdetto: “esplosione”, “mela avvelenata”, “facendo sesso con una minorenne”. La macchina non sbaglia mai, ma la previsione può risultare ambigua. “Vecchiaia”, per esempio, può indicare una morte per cause naturali, ma anche l’uccisione a fucilate dda parte di un uomo anziano costretto a letto, durante un’irruzione a casa sua.
A questo spunto fa seguito un flusso di racconti da parte di esordienti e professionisti: oltre 700 scritti che – con varietà di stile, genere e qualità – narrano delle predizioni di questa Macchina della morte.
A distanza di 4 anni dal lancio dell’iniziativa gli autori del blog decidono di scegliere i racconti migliori e proporre il progetto all’editoria americana. Neanche a dirlo il libro si rivela un successo enorme, anche grazie al passa parola del web, che lo porta a entrare – nel 2010 – direttamente al numero 1 della classifica di Amazon.
I diritti vengono venduti in otto paesi, e in Italia a pubblicare l’opera è Guanda (intanto in America si sta già lavorando al secondo volume).
Questa in estrema sintesi la nascita di un libro che è anche un po’ l’espressione di un mondo – il web – di cui l’editoria tradizionale sta imparando a tenere considerazione, con ottimi risultati, viste anche le recensioni più che positive che La macchina della morte sta raccogliendo. Oggi su Thriller Café pubblichiamo la nostra.
Come sarebbe la nostra vita se sapessimo di che morte morire… quali scelte compieremmo alla luce di questa nuova consapevolezza… la morte la temeremmo di meno? O ci sembrerebbe che con quella informazione sia più vicina e ineluttabile? Questo il filo conduttore de “La macchina della morte” che lega 34 racconti diversi per stile e narrazione, grazie alla fantasia di autori che hanno deciso di unirsi sotto lo stesso progetto narrativo per parlare della morte e di come sia da sempre un tabù difficile da superare, attraverso situazioni paradossali e fantasiose. Nel volume troviamo racconti che spaziano dal noir alla fantascienza, dalla coralità al monologo, con l’intento di condurre il lettore ad un’unica scelta, decidere se sapere in che modo la propria vita avrà fine o continuare a lasciare che quel destino già scritto, rimanga oscuro fino alla fine di ognuno. Il testo ci regala quasi lo stesso dilemma di Amleto, attraverso un macchinario futuristico che con l’ausilio di un semplice esame del sangue, sputa la sua sentenza… Sapere o non sapere? Questo diventa l’antinomia che i nostri tanti protagonisti dovranno risolvere.
E se il mito di Blade Runner che vedeva i replicanti non accettare la propria prematura fine, ribellarsi… in questo percorso conoscitivo incontriamo chi, dopo aver usufruito della macchina della morte, avrebbe desiderato tornare indietro e non sapere. Se è vero come asseriva Goethe che la vita è l’infanzia della nostra immortalità… risulta allora auspicabile trovare una chiave di lettura differente. Ineluttabilità, parossismo, follia sono tutti sentimenti contrastanti che portano grande entusiasmo verso questa lettura, che pur nella sua introspezione, si adatta a tutti i gusti. Se il vostro biglietto vi dicesse “verdura”, basterà che smettiate di mangiare questo alimento per non morire? Abolire il tabù della paura della morte è il vero messaggio che vuole lanciare questo volume davvero godibile, o è semplicemente una trovata originale per riuscire a vendere un prodotto? Ecco un altro dilemma da porsi… Difficilmente un volume di racconti riesce a trovare così bene la capacità di includere nel proprio narrato, freschezza, originalità, suspense, umorismo e profonda riflessione.
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