Esce per Universale Economica Feltrinelli di Marsilio la seconda avventura di Stefania Valente, commissario presso la Questura di Como nata dalle congiunte penne di Giovanni Cocco (finalista al Campiello 2013, finalista al Viareggio 2016) ed Amneris Magella (medico legale con ascendenti melomani imparentati con Verdi), ex coppia nella vita e tuttora coppia nella scrittura (serie I delitti del lago di Como).

Il romanzo in verità ha già visto il suo “si stampi” tempo fa, per Guanda, col diverso titolo di Omicidio alla Stazione Centrale ma, come accade quando un editore riassorbe certi libri già editati, i cui diritti d’autore sono di nuovo in circolo, gli è stato cambiato il titolo per inserirlo in una collana che (lo anticipiamo per i fans) a breve vedrà pubblicare il quinto capitolo di una serie che, sin dal principio, ha edificato bene i suoi episodi su basi solidissime.

Sulla trama, come mio costume, intendo dire poco o nulla: c’è un agguato mortale sulla strada che lambisce Villa d’Este, in cui una macchinetta viene inseguita e crivellata di colpi da una moto, perde il controllo, si incunea nel cancello di un’altra delle splendide magioni che hanno reso celebre la zona, ma l’occupante non muore. L’AG (acronimo mai troppo eloquente) di Como indaga e scopre che l’uomo ha celato la propria identità dietro false generalità per coprire, per esempio, di essere un ex ergastolano, tornato al mondo dei liberi fondamentalmente per vendicarsi. O meglio, rectius come scrivono i colti, per recuperare un po’ di quella che per lui sarebbe “giustizia”.

Io no direi altro sul plot: questo è un libro che, se racconti il plot, togli al lettore due terzi del piacere di leggere. Un recensore deve fare altro. Deve, o meglio, può (se ci riesce) cercare di entrare nell’intreccio, guardarsi attorno alle righe, capire lo svolgimento e magari anticipare la soluzione. Tra sé. Ai lettori deve offrire altro. Io amo parlare con gli autori, prima di recensire, e stavolta mi sono presa un doppio piacere. Ho parlato con Giovanni e poi ho parlato con Amneris, e loro mi hanno svelato come costruiscono i loro pluri-pubblicati, pluri-tradotti e pluri-rieditati gialli.

La loro ricetta è tanto semplice quanto meravigliosa.

Parlano (questo l’ho intuito io, loro lo hanno svelato sì, ma fino ad un certo punto) fondamentalmente di due cose: se stessi e noi. Esattamente. Il personaggio di Stefania Valente, mi dice Giovanni, è cucito sulla Amneris di qualche anno fa: separata, una bambina, innamorata di un uomo molto più giovane (Luca Valli nei romanzi) che dal canto suo è pazzo di lei. Lei è calvinista nel lavoro quanto ci si aspetta dal tipo di professione che ha scelto e dal ruolo che ha meritato. Ma è intrisa di tutte le insicurezze, le aspettative, i batticuori e il desiderio di focolare che una relazione così importante con un uomo comportano. Lui – che è Giovanni stesso – trema degli stessi dubbi, ed al contempo la porta (Stefania) a vedere una casa bellissima, che forse sarà la loro.

Questo entrare ed uscire dalle trame sovrapposte di realtà ed immaginazione, che i due autori applicano al primo canovaccio (il più importante, a mio parere) della loro storia personale, si duplica sugli eventi storici che attraversano nel romanzo: la Milano da bere dove tutti si arricchivano, i politici da discoteca, i soldi facili, poi Mani Pulite e l’aratro giudiziario che arava e falcidiava, le carcerazioni, il silenzio, le ricostruzioni di una reputazione, il tornare degli stessi faccioni, ripuliti e riassestati ma sempre uguali, le squinzie sugli yacht, gli svizzeri con le valigette piene di soldi, la storia che si ripete sino alla soglia del recente grande miracolo italiano: Expo, che sino a pochi mesi prima di schiudere i battenti sembrava destinato a decretare l’ennesimo esempio di quaquaraquismo tipico italiota.

L’uomo solo, di cui suonano la ballata, è un personaggio magnifico, prima sugli altari, dopo nella polvere, che ha capito di essere stato tradito e non l’ha perdonato. Un uomo solido, che ha respirato un solo unico grande amore nella sua vita e ha voluto preservarlo dalle malie della sua esistenza in bilico.

Il finale della sua storia, che Cocco e Magella ci menestrellano da un capitolo all’altro, dal 1992 al 2013, dall’autunno 2014 allo scorso giugno, intervallandolo con gli inizi degli anni ’90 per poi tornare sempre a quell’oggi che – per distinguerlo dai ricordi e dai flashback – ci narrano al passato, è lì nell’ultimo capitolo ma, nel frattempo, ci portano sulle rive nobili del lago di Como, tra ville famose e borghi ancor più noti, su su sino alle pendici del confine, e poi giù ancora, verso i paradisi bancari e lo scenario sospeso del lago di Lugano. Una delle spezie indovinatissime di questa ricetta gialla così riuscita.

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La ballata di un uomo solo. I delitti del lago di Como (Vol. 2)
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