Io sono l’abisso – Donato Carrisi
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È l’alba. All’orizzonte s’intravede il lago di Como. È una lunga linea di grafite, nera e argento. “L’uomo che pulisce” ha appena preso servizio. Vive una vita anonima e abitudinaria, ripetitiva, scandita ogni giorno dalle stesse azioni: svuotare i sacchi della spazzatura da cartacce, bottiglie di plastica e altri rifiuti.
Tutta questa ordinarietà, però, sta per essere spazzata via.
È con queste premesse che si presenta l’ultimo thriller di Donato Carrisi, acclamato autore italiano giunto al suo undicesimo romanzo. Scrittore, regista e sceneggiatore, nonché firma del Corriere della Sera, la biografia di Carrisi è costellata di successi, a cominciare dal suo esordio letterario con “Il suggeritore” (Longanesi, 2009), vincitore del prestigioso Premio Bancarella e dei premi internazionali “SNCF du polar” europeo e “Livre de poche” (per la categoria polizieschi-thriller) francese. Da allora Carrisi ha scritto in media un romanzo ogni anno, ottenendo numerosi riconoscimenti e traduzioni in oltre trenta paesi. Dal suo romanzo “La ragazza nella nebbia” ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente, mentre da “L’uomo del labirinto” ha tratto il film omonimo interpretato da Toni Servillo e Dustin Hoffman, che molti di noi avranno apprezzato di recente nelle sale cinematografiche.
“Io sono l’abisso” – targato Longanesi, come tutti i suoi romanzi – ci attende sugli scaffali delle principali librerie dal 23 novembre scorso.
L’orologio al quarzo dell’uomo che pulisce emette un breve segnale elettronico: le cinque esatte. Inizia il turno, Come recita la sinossi, “l’uomo che pulisce […] sa che è proprio in ciò che le persone gettano via che si celano i più profondi segreti. E lui sa interpretarli. E sa come usarli. Perché anche lui nasconde un segreto. Quello che non sa è che entro poche ore la sua vita ordinata sarà stravolta dall’incontro con la ragazzina col ciuffo viola. Lui che ha scelto di essere invisibile, un’ombra appena percepita ai margini del mondo, si troverà coinvolto nella realtà inconfessabile della ragazzina”.
Un’ombra oscura e una ragazzina di tredici anni, dal ciuffo viola. Uomini e donne senza nome. Un improbabile, contraddittorio e affascinante binomio, le cui esistenze – segnate da un passato torbido – s’incontrano dentro un lago, in una storia che fin dalle prime battute (e dopo un angosciante e significativo antefatto) imprigiona le emozioni del lettore su ciò che potrebbe essere, ma forse (ancora) non è.
Siamo alla perfetta affabulazione.
Il misterioso uomo delle pulizie è invisibile agli occhi del prossimo, come “uno scarafaggio in una festa danzante”. Vive ai margini, accartocciato su se stesso. Il rischio è che qualcuno scopra chi è, cosa fa realmente. Il rischio è “quello di contrariare l’uomo che si nasconde dietro la porta verde”. Si chiama Micky, quell’uomo. A differenza di tutte le altre persone, a cominciare da sua madre, lui non l’avrebbe mai abbandonato.
«Ovunque andrai, ti basterà dipingere una porta di verde e io verrò da te.»
Il male, spesso, è generato da altro male. Forse il prodotto di qualche aberrazione: conseguenza di abusi, effetto del trauma, replicazione della malvagità. Causa ed effetto della negatività, della perversione umana.
In questa catena diabolica, che è anche un circolo vizioso composto da carnefici che forse furono vittime e da vittime che forse saranno carnefici, ecco spuntare un terzo personaggio. Qualcuno che cerca scientemente la violenza, stavolta per arginarla, per salvare il maggior numero di vite possibile. È “la cacciatrice di mosche”, una donna che ha già conosciuto l’oscurità delle tenebre; una madre la cui missione è un imperativo morale inderogabile: quello di stanare “l’ombra invisibile che si trova al centro dell’abisso”. Attenzione però: il bene e il male, come i buoni e i cattivi, sono spesso due facce della stessa medaglia, due universi i cui confini sono più labili e sfumati di quanto si creda. Se c’è qualcosa che ogni romanzo di Carrisi insegna è come il male possa assumere anche la forma più semplice delle cose, possa nascondersi dove meno te lo aspetti. Il richiamo del male, se non contrastato, apre alla devianza e spalanca un insondabile abisso che può essere vicino a ognuno noi, perché connesso alla nostra stessa natura da un legame ancestrale. Questo romanzo, la cui storia è ispirata a fatti realmente accaduti, non fa certo eccezione.
Potremmo definirlo un thriller psicologico destabilizzante, con l’ambientazione e le atmosfere di un noir. Da questo punto di vista risulta determinante il contributo del lago, col suo naturale fascino malinconico e lugubre, nelle buie profondità delle cui acque si cela un abisso analogo a quello della psiche umana.
Oltre al ritmo dell’azione, che ha una cadenza alla Dan Brown o alla Jeffery Deaver, l’intera storia è percorsa da una costante inquietudine e tensione narrativa, generata soprattutto dai non detti e dalle domande che scaturiscono in modo naturale dal dipanarsi della storia. Altro punto di forza di questo romanzo – a nostro avviso – sono i personaggi: credibili, profondi e vividi, capaci di emergere dalle pagine, di entrare in empatia col lettore, di scavare dentro il suo animo.
A questi scopi si prestano le notevoli capacità narrative di Carrisi, dotato di una scrittura molto visiva, cinematografica, capace di condurci nel luogo in cui si svolge l’azione, di mostrarla senza raccontarla, di farcene sentire l’odore pungente senza mai assecondarci, ma senza neppure barare. Una scrittura quindi evocativa, anche magnetica, adrenalinica, tagliente ed asciutta, fluida ma capace di generare grande pathos. Una scrittura alla Carrisi.
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