Intervista a Pieter Aspe
Reduce dall’applaudita presentazione romana del suo Le maschere della notte, oggi è ospite al Thriller Café Pieter Aspe. Abbiamo scambiato qualche battuta con lui…
[D] Benvenuto al ThrillerCafé, innanzitutto. Iniziamo con una domanda facile? Perché fa lo scrittore?
[R] A quarant’anni facevo il custode della basilica del Saint Sang a Bruges, ma non ero affatto soddisfatto della mia vita. Non avendo un diploma né un mestiere, mi era difficile pensare a qualche altro tipo di lavoro. Sapevo solo di dover trovare una professione che mi impedisse di diventare un anziano signore depresso. Il risultato è che mi sono messo a scrivere e il successo che poi ho avuto è stato un enorme sorpresa!
[D] I suoi libri sono ambientati a Bruges, che non passa per essere un covo di loschi criminali. È difficile trovare degli spunti di cronaca per una cittadina in genere tranquilla?
[R] Sarebbe stato troppo ovvio e scontato ambientare le mie storie in una metropoli come New York, lì delitti e crimini sono il pane quotidiano per gli abitanti… la gente quasi non ci fa più caso.
Colpisce molto di più un omicidio in una cittadina calma e tranquilla come Bruges, e d’altronde non mi ispiro alla cronaca.
[D]
[R] Spesso ne parlo nei miei libri perché è un argomento che mi riguarda molto, anche se non intendo “educare” nessuno. Peraltro devo aggiungere che i miei libri, anche se a volte contengono delle critiche molto forti, sono molto apprezzati anche dai Valloni.
[D] Il commissario Van In è un personaggio particolare. Vi somigliate in qualcosa o è totalmente frutto della fantasia?
[R] Ci somigliamo molto, anzi nel primo romanzo della serie era quasi il mio alter ego, poi siamo un po’ cambiati entrambi. Quando è cominciata la sua avventura da commissario aveva la stessa mia età, un’estrazione sociale semplice e pochi grilli per la test come me. Il suo spirito anticonformista poi è lo stesso che avevo anch’io fino a qualche anno fa, aspetto che col tempo ho mitigato. I tratti peculiari del carettere di Van In sono in sostanza gli stessi miei, ma ovviamente esasperati: insomma lui è peggio di me!
[D] Esce in questi giorni Le maschere della notte. Ci può dire qualcosa su questo romanzo? Qualche aneddoto inedito o particolare curioso?
[R] L’ho scritto nel 1997 e qualche mese dopo in Belgio hanno catturato un pedofilo che aveva ucciso la figlia e aveva torturato per anni dei ragazzi, ormai diventati grandi al momento della scoperta. Hanno pensato fossi un visionario, ma in realtà è stata solo una coincidenza.
[D] In patria la sua serie ha avuto finora un ottimo successo e anche nel resto d’Europa i suoi libri sono sempre più apprezzati. Che farà se un giorno si stancherà mai di Van In?
[R] Per ora non credo di stancarmene, in Belgio sono a quota 26 (il ventisettesimo sta per uscire) e vorrei comunque arrivare a quaranta. Questa tra l’altro è la sesta o settima volta che vengo a Roma, chissà che non decida di ambientare un giallo qui, è una città che si presterebbe particolarmente.
[D] Progetti a breve termine?
[R] Al rientro da Roma, devo prima di tutto scrivere un racconto che mi ha commisionato un magazine belga, poi devo rivedere il ventisettesimo giallo prima di consegnarlo all’editore. Dopo, mi dedicherò finalmente al ventottesimo, del quale ho già in mente la trama. E sì, tra un impegno e l’altro mi concederò anche qualche giorno di vacanza.
[D] Che libro si porterà sotto l’ombrellone?
[R] Mah, non saprei. Per ora ho appena finito di leggere la trilogia di Larsson, e ritengo che il primo sia molto interessante, il secondo è un po’ la ripetizione del primo e il terzo la ripetizione del primo e del secondo! In ogni modo mi porterò qualcosa da leggere, probabilmente un giallo!
Bene, l’intervista termina qua. Se conoscete i libri di Aspe saprete comunque che sono pieni di Duvel, e quindi visto che siamo in un Café, per quanto Thriller, fatevi sotto: oggi mi rovino. Offre la casa!
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