pomilio-b5In occasione della recente uscita del suo ultimo romanzo, La vespa nell’ambra, abbiamo chiesto a Emma Pomilio di parlarci del suo libro. Ne abbiamo approfittato per chiederle anche del “giallo antico” della sua passione per la storia di Roma e di molte altre cose…

[D]: Benvenuta su Thriller Cafè, Emma. Penso che sia giusto iniziare, parlando della tua ultima fatica. Raccontaci in breve la trama …
[R]: Grazie Alessandro.
La vespa nell’ambra è un giallo che si svolge nel giro di pochi giorni e racconta le bassezze della politica romana e il complesso sistema di clientele che ne era alla base.
Siamo a Roma nel 48 a.C. Cesare è in Egitto e ha affidato l’Urbe a Marco Antonio. Due efferati delitti sconvolgono la città, viene accusato Valerio, nobile spiantato e violento, e presto si propaga una voce inquietante: sembra che Valerio abbia ucciso per appropriarsi di una lettera compromettente di Cesare. Valerio si nasconde, ma ormai non lo cerca solo il tribuno incaricato delle indagini, lo cercano tutti, con fini opposti, gli amici di Cesare per toglierlo di mezzo, i nemici di Cesare per mettere le mani su una prova inconfutabile contro il dittatore. Valerio è diventato un personaggio scomodo, deve morire: Marco Antonio affida l’incarico di ucciderlo al sicario più temibile di Roma. Ma il bel Valerio piace alle donne e una donna si mette in testa di salvarlo…

[D]: Per “Dominus” hai tratto ispirazione da un saggio sulla schiavitù a Roma. Nel romanzo “La notte di Roma” conta soprattutto la difficile storia d’amore tra i due protagonisti principali, un patrizio e una barbara. Con “Il ribelle” e “Il sangue dei fratelli” hai partecipato all’iniziativa editoriale della Mondadori, “Il romanzo di Roma”, costituita da sei romanzi storici che raccontano la Storia di Roma. Quanto ritieni di essere cambiata dal tuo primo romanzo?

[R]: Sono cambiata molto perché lavoro diversamente, ho acquisito una maggiore padronanza del mestiere. Quando ho scritto i primi due romanzi, che sono anche piuttosto lunghi, avevo in mente la trama solo per sommi capi e la modificavo in corso d’opera. Adesso mi meraviglio di essere riuscita a scriverli senza andare fuori tema (come si diceva a scuola). Oggi preparo delle scalette piuttosto minuziose per tenere sotto controllo la trama, impiego anche parecchio tempo per comporle, ma quando è pronta la scaletta il romanzo in nuce già c’è. Comunque è sempre necessario fare modifiche in corso d’opera, poiché le incongruenze di una storia si vedono quando si scrive, all’atto pratico.

[D]: E come è nata l’idea per La vespa nell’ambra?
[R]: Avevo scritto sempre storie legate ad avventure maschili. L’idea de La vespa nell’ambra è nata dal fatto che alcuni amici, e anche l’editore, avevano notato la mia predisposizione a creare bei personaggi femminili pur entro vicende legate alla guerra e all’avventura. Così mi hanno invitato a scrivere un romanzo con una donna protagonista che risolvesse un mistero sempre rimanendo nell’ambito della Roma Antica. La qualità più apprezzata delle donne all’epoca era il silenzio, così non è stato facile approdare a un personaggio verosimile che potesse dire la sua e girare nelle strade dell’Urbe a risolvere un caso. E’ nato infine il personaggio di Priscilla, medica e vergine. C’erano delle medichesse a Roma e non era raro che decidessero di rimanere vergini (soprattutto in epoche più tarde). Lei è rispettata per il sapere che le ha trasmesso il padre, medico di grande successo, è una liberta del ricco cavaliere Volumnio, a cui deve il cinquanta per cento dei guadagni. Ma è pur sempre una donna, che soffre delle limitazioni dovute al suo sesso, così le andava affiancato un Archie Goodwin.  E’ nato allora il personaggio di Silio, anche lui un liberto del cavaliere, guardia del corpo e sicario, che a volte per incarico del cavaliere accompagna Priscilla durante la notte per proteggerla. Poi Silio è diventato un comprimario, poiché il personaggio è interessante.

[D]: Hai scritto che con La vespa nell’ambra sei tornata al giallo, e allora ho fatto una piccola indagine ed ho scoperto che hai iniziato scrivendo racconti gialli e fantastici. Non ho, però, trovato traccia di pubblicazioni precedenti Dominus. Puoi rivelarci dove sono finiti?
[R]: Nel dimenticatoio, mi sono serviti per esercitarmi e prendere coscienza. Sono pallide imitazioni. Avevo pensato di metterne qualcuno sul mio sito, perché forse poteva servire da intrattenimento giocoso, ma già rileggendo le prime righe ho capito che avrei dovuto riscriverli, perché oggi mai avrei mandato in giro cose del genere. Poi ho deciso che non ne valeva la pena.

[D]: Hai dichiarato recentemente che il giallo è stato “il tuo primo amore”. La tua passione per il genere è evidente fin dai primi capitoli del romanzo. La medichessa esegue un vero e proprio esame autoptico della vittima e ne redige poi un referto. Il tribuno Lucio Fabio, a cui è affidata la sicurezza dell’Urbe, interroga serratamente le prostitute che per ultime hanno visto la vittima e il presunto assassino insieme. Leggi molti polizieschi?
[R]: Ne ho letti moltissimi, sono stati il mio pane quotidiano da adolescente e ragazza. Ho sempre pensato che si deve proprio a questo, a questa dimestichezza con le trame gialle, se sono riuscita a scrivere senza sbavature il mio primo romanzo, Dominus, una storia complessa con tanti personaggi.

[D]: Mentre leggevo La vespa nell’ambra, mi è capitato di notare che ambienti alcune scene tra personaggi del popolo, le cui voci sembrano quasi sovrapporsi una all’altra, e questo dà la sensazione del vociferare della gente per strada. Questi episodi sembrano essere ispirati alla vita reale, ma anche a certe scene delle commedie di Plauto, e più precisamente ai suoi famosi dialoghi a due o più voci (deverbia). È solo una mia impressione?
[R]: Non mi sono ispirata a Plauto, ho cercato di figurarmi la gente che commenta i fatti dell’Urbe nelle strade.Immaginiamo una grande città dell’antichità, dove, a parte i proclami posti in punti fissi, le notizie viaggiano di bocca in bocca. Immaginiamo il foro, le strade, i mercati, le terme, le banchine del porto, le locande…  E’ tutto un brulicare. E allora si odono mille voci, chi riporta le notizie, chi interroga, chi si stupisce. La folla che ingombra le vie, abilmente guidata dai grandi oratori e dagli agitatori di un partito o dell’altro, pronta a vendersi al miglior offerente, si compatta e diventa un personaggio che esprime le sue emozioni. Il mio romanzo precedente si apre con una folla eccitata e pronta a linciare, ma la vittima designata, con una furba trovata dell’ultimo momento, riesce a salvarsi.

[D]: Leggendo La vespa nell’ambra, mi è parso evidente quanto siano importanti per te i personaggi; essi sono fondamentali per la costruzione del romanzo forse più dello stesso plot giallo. Non solo, ho anche avuto l’impressione che la loro personalità sia legata strettamente alla loro origine etnica e sociale-economica. È solo una mia impressione?
[R]: Per me anche una trama molto ben congegnata e con un finale che nessuno, neanche il più scafato lettore, potrebbe immaginare, sembra monca senza dei personaggi curati. Credo di aver creato dei personaggi interessanti e poco comuni. Da Volumnio, di cui Orazio dice che, se voleva rovinare qualcuno, gli regalava abiti preziosi, così il fortunato indossava una nuova mentalità e tralasciava i suoi doveri, a Priscilla, medichessa assetata di giustizia, a Silio, guardia del corpo, spia e sicario, che,nel portare a termine l’incarico di morte che ha ricevuto, si trova di fronte a una terribile difficoltà: uccidendo arrecherà un grave dolore alle due sole persone a cui è affezionato. Poi c’è Citeride, attrice, primadonna dell’apparato propagandistico di Marco Antonio e sua amante ufficiale, che mette a rischio la posizione guadagnata con grandi fatiche per amore dello spiantato Valerio. I personaggi sono legati strettamente al posto che occupano nella società, che era strutturata in modo complesso, e ognuno doveva rimanere nel proprio ambito. Ricordiamo che quella romana erauna società schiavista, il che già divideva le persone con un’alta barriera.

[D]: Il personaggio che più mi ha colpito è sicuramente quello di Priscilla, rimasta vergine per dedicarsi solo all’arte medica. Mi ha colpito, perché, pur essendo così sicura di sé e delle sue scelte, ad un certo punto ella dubita: si chiede se forse non abbia sbagliato a dedicare tutta la sua esistenza solo all’arte medica e se forse non potrebbe amare il fedele Silio. Credo che in quel momento Priscilla mostri la natura fragile che è insita nell’animo femminile. Ti sei ispirata ad una persona reale?
[R]: Direi di no, io non credo di ispirarmi a persone reali, anche se, poi, chi scrive lo fa in base alla sua reale esperienza, pur senza rendersene conto, ma io una persona come Priscilla non l’ho mai incontrata. Priscilla non è neppure fragile, sopporta dei carichi considerevoli. Una cosa certa è che chiunque si esponga e si prenda delle grandi responsabilità, ha dei momenti di riflessione sul suo operato. Priscilla è intransigente, ma agisce sempre per amore del giusto, e quando capisce che la sua intransigenza durante le indagini ha nuociuto auna donna meno agguerrita di lei, rimpiange le sue scelte e si rimprovera.

[D]: L’altro personaggio femminile che mi ha affascinato è quello di Citeride, ispirato alla figura storica di Licoride, annoverata da Servio Mario Onorato tra le tre donne di spettacolo più famose dell’antica Roma. Citeride è un’attrice, una cortigiana e una donna bellissima che è amata e desiderata dagli uomini più potenti di Roma, tra cui lo stesso Marco Antonio, eppure è innamorata dello spostato Valerio. Anche questo è un personaggio femminile estremamente vero, perché mostra una donna che, pur potendo avere gli uomini più potenti e ricchi, si strugge per quello che la fa soffrire. Come nasce un personaggio complesso come quello di Citeride?
[R]: Citeride è in sé un personaggio storico che crea curiosità. Era una liberta del cavaliere Publio Volumnio Eutrapelo, un’attrice cortigiana raffinata e colta, che sulla scena doveva improvvisare e recitare anche in greco. E’ passata alla storia per i suoi amori importanti. Come liberta era tenuta a praestare operam al suo patrono, che di certo sceglieva i suoi amanti, infatti sono tutti personaggi legati a Cesare. Cicerone parla di lei per denigrare Antonio, ce la descrive in lettiga accanto a lui in cortei trionfali, in cui condivideva con lui le insegne del magistrato. Cicerone inorridiva perché Antonio le era affezionato e la trattava come una donna onesta, ma ciò non impedì che la moglie di Cicerone le si rivolgesse per ottenere un favore da Antonio. Chissà che effetto faceva questo a Citeride, mi sono chiesta. Molti uomini l’hanno amata o desiderata, e io mi sono chiesta anche se lei, che era costretta a frequentarli per il legame col patrono e anche per la sua stessa ambizione, li avesse amati.

[D]: C’è qualche altro personaggio del romanzo di cui vorresti parlarci?
[R]: Sì. La Vespa. Un personaggio davvero fuori del comune.  Il titolo La vespa nell’ambra è la metafora della condizione di una donna che è richiusa in una prigione dorata e non se ne rende conto finché non rimane invischiata nei delitti e non incontra Priscilla. Allora le viene il desiderio di uscire dalla prigione e di dire la sua, di far sentire la sua voce, tanto che prenderà una decisione drastica ed estremamente pericolosa.

[D]: Nei tuoi romanzi, i grandi personaggi storici hanno parti secondarie, anche se sono sempre ben caratterizzati. I protagonisti veri sono, invece, personaggi di fantasia, soprattutto schiavi, liberti, gladiatori, prostitute. Ci spieghi il perché di questa scelta?
[R]: Dei grandi personaggi storici si sa molto, è difficile inventare qualcosa di nuovo su di loro, e spesso inventando si fanno delle forzature indecenti. A me piace creare storie mie, la mia fantasia è inesauribile e sfruttare le mie capacità in questo senso mi sembra onesto verso i lettori. Inoltre le vicende di personaggi molto conosciuti sono un po’ sopra le righe, mentre quelle di persone comuni offrono la possibilità di descrivere meglio la società. Ma in questo romanzo uno dei personaggi principali è Marco Antonio, e tutto quello che accade deriva dalle sue decisioni.Anche Cesare, che si trova in Egitto, è una presenza costante per la lettera compromettente che diventa l’oggetto del desiderio dei Romani.

[D]: Danila Comastri vinse nel 1990 il prestigioso Premio Tedeschi con Mors tua, inaugurando una lunga saga con protagonista il senatore Aurelio Stazio. Molti scrittori ripropongono, nel corso degli anni, gli stessi personaggi, creando nei lettori un vero e proprio legame affettivo, tanto che autori come Conan Doyle e Simenon furono addirittura costretti, rispettivamente, a far rinascere e a far tornare dalla pensione i loro eroi. Nelle tue intenzioni, La vespa nell’ambra è il primo romanzo di un ciclo?
[R]: Potrebbe essere, tengo in serbo molte notizie riguardanti Priscilla, Silio e Citeride, ricordi della difficile infanzia e adolescenza, perché possano essere raccontati in un eventuale seguito. Ma non ritengo un bene per uno scrittore fossilizzarsi su un personaggio e il suo ambiente, anche se l’affetto dei lettori invita a farlo, perciò sono molto incerta.

[D]: La Mondadori crede molto in te e lo ha dimostrato affidandoti la stesura di ben due titoli (“Il ribelle” e “Il sangue dei fratelli”) che sono stati pubblicati all’interno del ciclo “IL ROMANZO DI ROMA”. Un’iniziativa editoriale della Mondadori, promossa da Valerio Massimo Manfredi. Una grande occasione per lavorare a fianco di un mostro sacro come Manfredi, e anche per dimostrare le tue doti di scrittrice. Puoi parlarci di come è nato questo importante progetto di cui hai fatto parte?
[R]: La serie è formata da nove romanzi di sei diversi scrittori, ognuno dedicato a un evento o un’epoca della storia dell’Urbe dalla fondazione alla caduta dell’impero. Poiché agli autori è stata lasciata la massima libertà di espressione e di interpretazione, pur nel rispetto di studi accuratissimi, si tratta in effetti di libri indipendenti. E’ una bella serie non solo per i romanzi tutti interessanti, ma anche per la splendida veste grafica e per una bellissima introduzione di Manfredi.

[D]: Che effetto fa vedere pubblicato un proprio romanzo da una grande casa editrice come Mondadori?
[R]: Questo è il mio quinto romanzo pubblicato da Mondadori, e dunque dovrei averci preso l’abitudine, invece no, l’abitudine non è subentrata, e poi con la crisi che c’è nell’editoria mi sembra ancora una cosa irreale.

[D]:
“… nella sua famiglia è cresciuta tra libri ed arte e, ad un certo punto, ha abbandonato il ruolo di semplice spettatrice di glorie familiari e affrontato se stessa e gli altri mettendosi in gioco e scrivendo in pochi anni tre romanzi (tutti pubblicati da Mondadori), ambientati nella Roma antica … (Emma scrittrice, in Il Velino … Lo sguardo dei Marsi, Anno 2 – 31 gennaio 2010, nr. 15/2). Che cosa ti ha spinto a metterti in gioco e a iniziare a scrivere?
[R]: Non ero soddisfatta della mia vita. A un certo punto mi sono chiesta: Ma io che so fare? Io chi sono? E ho pensato che avrei potuto scrivere. In effetti è stato un ritorno alle origini. Forse non è un caso, ma anche i protagonisti principali dei miei romanzi scavano nel passato alla ricerca della loro identità. Il filo conduttore di ogni mio romanzo è la ricerca della libertà e della propria identità, due cose che si completano. Da quando scrivo, pur con innegabili momenti bui, sono contenta di quello che faccio e mi sento libera.

[D]: Il mistery classico di origine inglese, caratterizzato da unità di luogo e pochi sospetti, è riuscito a sopravvivere, negli ultimi anni, quasi esclusivamente all’interno dei gialli antichi. Tu è Giulio Leoni pubblicate con successo, ormai da diversi anni, ma siete a tutti gli effetti i nuovi autori del “giallo antico”. Entrambi, nei vostri romanzi, avete preferito al mistery classico il genere poliziesco, non solo caratterizzato da indagini più complesse che, partendo dallo studio del passato della vittima, si diramano in varie direzioni, ma anche da un’attenzione maggiore per la psicologia dei personaggi e per l’ambiente circostante. Ritieni che il mistery classico, dopo più di cento anni di vita, sia giunto con il nuovo millennio alla fine del suo lungo percorso?
[R]: Per me la scelta del poliziesco è stata obbligata e dipende dal mio carattere, dai mieigusti: ho sempre scritto romanzi d’avventura e anche in un giallo devo variare gli ambienti, uscire all’aperto, inserire un po’ d’azione e parecchi personaggi ben caratterizzati. Non mi si addicono i luoghi chiusi e le troppo argute riflessioni. Ma se il genere sia finito non so, ogni tanto si lanciano degli allarmi. Potrebbe essere interessante un mysteryambientato in una villa romana. Dopo il delitto il dominus chiude le uscite e indaga, con l’aiuto del suo schiavo di fiducia…

[D]: Hai dichiarato che “scrivere un buon romanzo storico è una sfida”. In effetti, ambientare delle storie nell’antichità espone lo scrittore, per quanto possa essere preparato sulla materia, a possibili errori storici e conseguenti critiche da parte di accademici ed esperti di storia. Ne è un esempio clamoroso “Il codice da Vinci” di Dan Brown che io, in ogni modo, ho trovato molto avvincente;ma persino un’opera come Il nome della rosa ha ricevuto delle critiche simili. Ritieni che, trattandosi di opere narrative e di intrattenimento (anche se è chiaro che Il nome della rosa è qualcosa di più di questo!), le osservazioni di certi “perfezionisti” siano esagerate, oppure giuste?
[R]: Il romanzo storico diventa una sfida quanto più si va indietro nel tempo e si cerca di descrivere civiltà di cui conosciamo poco. Il difficile è soprattutto far parlare, pensare e interagire i protagonisti come avrebbero fatto nel loro tempo. Le osservazioni critiche secondo me risultano inutili se riguardano cose meramente erudite, che ben poco cambiano l’economia della vicenda narrata e la percezione da parte del lettore della società descritta nel romanzo. Ma quando l’errore del romanziere travisa cose importanti, allora per me le critiche non sono solo giuste, ma doverose. Ricordiamoci che il romanzo storico è rivolto al grande pubblico, che certe distinzioni non le può fare e a volte si fa delle idee sbagliate, invece una buona percezione del nostro passato è importante per tutti.

[D]: Secondo Danila Comastri, i romanzi gialli antichi risentono meno della loro data di pubblicazione e sono quindi riciclabili anche a distanza di anni. Ritieni anche tu che un giallo storico non “invecchi” mai?
[R]: Danila Comastri Montanari ha ragione, il giallo storico risente meno del passare del tempo. Ma il lettore scaltro si rende conto comunque di tante cose. Lo scrittore non riesce mai a scrivere senza mostrare emozioni, senza mostrare le idee e i pregiudizi del suo tempo, lo scrittore giudica mentre scrive, è umano, nessuno scrittore riesce a non farlo, e dunque anche il giallo storico, come il romanzo storico e il film storico, risulta datato. Tutti i libri e i film storici mostrano chiaramente l’epoca di produzione, hanno un marchio addosso. Il romanzo storico si prefigge di mostrare la mentalità di un tempo passato e non ci riesce mai completamente, ma mostra di sicuro la mentalità degli anni in cui è stato scritto.

[D]: Dal momento in cui fu pubblicato Il nome della rosa, nel 1980 e,l’anno dopo, la trilogia di Corrado Augias, con protagonista Giovanni Sperelli, il giallo storico è diventato un filone di successo che pare non conoscere flessioni. Secondo te, a cosa è dovuta la fortuna di questo genere poliziesco?
[R]: Il matrimonio tra il romanzo storico e il giallo è ben riuscito perché molto bene assortito. All’enigma del giallo si aggiunge il mistero del passato che poco conosciamo, che per noi è diverso, dunque sconosciuto e misterioso. Il romanzo storico ha i suoi estimatori, se si colora di giallo ne ha molti di più.

[D]: Non sono solo i romanzi storici a riscuotere un grande successo. Un film come “Il gladiatore” ha fatto incassare milioni di dollari a Ridley Scott; la serie di videogiochi Assassin’s Creed a carattere storico è famosa in tutto il mondo; in televisione, si susseguono serie ambientate nell’antica Roma e in ogni epoca possibile. Secondo te, qual è il motivo di questa passione per tutto ciò che è antico? Bisogno di fuggire dalla realtà o qualcosa di più profondo?
[R]: La passione per l’antico deriva da varie cose che dipendono dalla sensibilità delle persone. Curiosità, bisogno di evasione, ma anche grande interesse per la storia, collettiva e locale. Nella mia zona c’è un vivo interesse per i Marsi. Ma sembra che tutta l’Europa sia alla ricerca delle sue origini. C’è la necessità di riesaminare in maniera critica il passato collettivo e anche il passato delle minoranze, di coloro che prima nei libri di storia non comparivano. C’è anche la voglia di vedere la storia diversamente da come ci era stata insegnata a scuola. Alla gente piace sapere come si viveva in epoche storiche lontane, per capire da cosa deriva la nostra vita attuale. Io personalmente, tra le tante cose, penso che, se ciò che noi siamo ha le sue radici nel passato, la storia è la nostra identità, ci pone a confronto con i nostri antenati, ci spinge a considerare in maniera critica le loro azioni e anche le nostre, e, se studiamo la storia dei nostri interlocutori, ci fa capire anche chi sono loro. In questa epoca di continui scambi, forti della nostra identità, possiamo confrontarci con gli altri rispettandoli, ma senza essere facilmente conquistati dalla loro cultura.

[D]: Tuo zio Mario Pomilio, nel suo splendido capolavoro che è Il quinto evangelio, scrisse che i libri, contenuti nella biblioteca di un uomo, ci fanno comprendere la sua natura, “le sue scelte e i criteri delle sue scelte, i suoi gusti di lettore e le sue stesse passioni d’uomo”. Pensi che sia ancora valido come concetto?
[R]: Sì certo, è ancora valido come concetto, ma oggi, fatto salvo che, a mio avviso, i libri sono ancora l’indicatore più importante, per comprendere le passioni e le scelte di un uomo non bastano i libri, dovremmo anche entrare nel suo computer e guardare la sua collezione di film.

[D]: Quando lessi Il quinto evangelio, ero ancora uno studente universitario. Ciò che me lo fece amare all’epoca fu la passione che trasmetteva per la ricerca filologica, vista come una specie di avventura, fatta di scoperte improvvise ed emozioni intellettuali. Un romanzo erudito e complesso come Il quinto evangelio, ambientato spesso in polverose biblioteche e dimenticati archivi religiosi, potrebbe ancora avere dei lettori in un’epoca digitale come la nostra?
[R]: Certo, voglio essere ottimista, non mi sembra che manchino i lettori raffinati, oggi quello che manca a tanti di noi è il tempo, o forse anche la capacità di estraniarsi per soffermarsi a riflettere a lungo, ad assaporare, come esigerebbe la lettura di un libro che offre tanti motivi di riflessione e trasporta il lettore in luoghi e tempi diversi. Il quinto evangelio è stato ripubblicato da poco, con importanti note critiche, vedremo quale sarà la risposta dei lettori.

[R]: Restando nel mondo del digitale, in una tua precedente intervista, ho letto che sei favorevole agli ebook (prova ne sia che recentemente “Dominus” è stato ripubblicato in formato digitale). Quando, però, hai descritto la sensazione che si ha nello sfogliare un libro, mi sembra di avere avvertito una nota di malinconica nostalgia. Mi sbaglio?
[R]: Non ti sbagli. Ad esempio, La vespa nell’ambrain cartaceo è un oggetto bellissimo, che in formato digitale non può assolutamente comunicare le stesse sensazioni. Tutti assecondiamo il progresso, ma i libri danno veramente l’idea di casa e di vissuto più di qualunque altro oggetto. Perché i libri sono anche oggetti, ancora. Poi si vedrà, io mi adatto sempre.

[D]: E adesso l’ultima domanda, o meglio un suggerimento per tutti gli aspiranti scrittori che leggono i tuoi romanzi. Danila Comastri ha scritto il saggio “Giallo antico”, in pratica un manuale per aspiranti scrittori di gialli ambientati in epoche passate. In poche righe e in base alla tua esperienza, che consigli daresti ad uno scrittore che volesse cimentarsi con un giallo di questo tipo? O, per dirla con parole più semplici, qual è il segreto del tuo successo?
[R]: Ho letto il saggio di Danila Comastri Montanari, ed è ottimo. Io, in poche parole, potrei aggiungere che per scrivere romanzi storici serve molto olio di gomito, questo è un mestiere in cui le scorciatoie non servono, anzi ti riportano al punto di partenza.Una cosa molto importante è studiare tanto, informarsi a lungo, prendendosi del tempo per assimilare le notizie, e su tanti testi diversi, (perché per la delizia del romanziere gli storici non sono mai d’accordo tra loro). Occorre prendere confidenza con la mentalità dell’epoca che si vuole descriveree conoscerla molto bene, sapere come si comporterebbero in ogni occasione le persone che l’hanno vissuta.Non è consigliabile interessarsi a troppe epoche diverse, appunto perché non è facile comprendere una civiltà in poco tempo. E poi è assolutamente vietato piegare la storia al gusto odierno,un romanzo storico deve essere verosimile, o non è più storico. E’ giusto,però, scegliere,tra gli argomentiinnumerevoliche la storia offre, quelli più adatti ad interessare il lettore di oggi, perché ci sono sicuramente.

[D]: Ringrazio di cuore Emma Pomilio per la disponibilità. È stato un grande piacere conoscerla e averla qui a Thriller Cafè.
[R]: Grazie Alessandro, e un saluto affettuoso ai lettori di Thriller Cafè.

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Articolo protocollato da Alessandro Bullo

Alessandro Bullo è nato a Venezia. Si è laureato in lettere con indirizzo artistico, mantenendosi con mestieri occasionali; dopo la laurea ha lavorato per alcuni anni presso i Beni Culturali e poi per la Questura di Venezia. Successivamente ha vissuto per quasi dieci anni a Desenzano del Garda per necessità di lavoro. Attualmente vive a Venezia e lavora come responsabile informatico per un’importante ditta italiana. Sue passioni: Venezia, il cinema noir, leggere, scrivere. Autori preferiti: Dino Buzzati, Charles Bukovski, Henry Miller. Registi preferiti: Elia Kazan e Alfred Joseph Hitchcock. È arrivato per due volte in finale al premio Tedeschi e una al premio Urania. Nel 2012 con “La laguna degli specchi” (pubblicato sotto lo pseudonimo Drosan Lulob) è stato tra i vincitori del concorso “Io scrittore”.

Alessandro Bullo ha scritto 66 articoli: