zoe-ferrarisDopo aver presentato di recente il suo ultimo romanzo, I diciannove angeli, abbiamo oggi il piacere di intervistare la scrittrice americana Zoe Ferraris: scoprite con noi di più sui suoi libri e sulla loro poco consueta ambientazione saudita…

[D]: Ciao Zoe, benvenuta al Thriller Café, è un piacere ospitarti. Inizieremo con una semplice domanda: perché scrivi romanzi polizieschi, perché non un altro genere?
[R]: Grazie per avermi invitata! Non ho deciso di essere una scrittrice di crime, volevo solo scrivere di un musulmano devoto in Arabia Saudita. A causa delle sue credenze religiose, non crede sia appropriato parlare con le donne al di fuori della sua famiglia, ma purtroppo questo rende molto difficile per lui di incontrare una donna – e lui vuole sposarsi. Mentre stavo lavorando al suo personaggio mi sono resa conto che qualcosa doveva accadere per costringerlo a parlare con una donna, per conoscerne una. Aveva bisogno di una spinta drammatica. Ho deciso che l’omicidio di una giovane ragazza sarebbe stato sufficiente a convincerlo a interagire con una donna. Così ho scritto un giallo per metterlo in quella situazione impegnativa. Una volta che ho scritto il primo romanzo della serie (“Finding Nouf” – Gli occhi del deserto), ho scoperto che mi piace molto scrivere mystery, così ho continuato con “City of Veils” (La città delle donne invisibili) e “Kingdom of Strangers” (I diciannove angeli).

[D]: Hai vissuto a Jeddah diversi mesi: quanto questo periodo ha influenzato la tua vita, e come si riflette nei tuoi libri?
[R]: Vivere a Jeddah è stata una grande esperienza di apprendimento per me. Da americana, non sapevo molto di Islam o cultura araba, e il mio ex marito e la sua famiglia mi hanno aperto a questa conoscenza. Mi hanno insegnato tanto sulla cultura e le persone – cose che non avrei mai imparato dalla lettura di libri o guardando la TV.
Una delle grandi lezioni che ho imparato in Arabia è che la segregazione di genere può essere altrettanto oppressiva per gli uomini che per le donne. Un sacco di persone ha familiarità con le restrizioni imposte alle donne, ma i miei libri esplorano anche i limiti che sono imposti agli uomini. In “Kingdom of Strangers” l’Ispettore Ibrahim Zahrani ha una relazione, e quando la sua ragazza scompare, non può ammettere che la conosce, figuriamoci raccontare alla polizia della sua scomparsa. La punizione per l’adulterio è un’esecuzione pubblica. La sua vita è per molti versi circoscritta come quella di una donna, e la ricerca della sua ragazza scomparsa è tragicamente ostacolata dall’intolleranza religiosa e da rigidi costumi sociali.

[D]: Katya Hijazi è ispirata da qualcuno che hai effettivamente incontrato?
[R]: Katya è stata molto ispirata da numerose donne che ho incontrato in Arabia Saudita. La maggior parte di quelle donne stavano lottando per più opportunità di lavoro e di studio – ma volevano anche avere famiglie, così stavano trovando il modo di destreggiarsi tra tutte queste responsabilità. Vivono ancora in un paese in cui non sono autorizzate a guidare, e dove le loro famiglie o mariti non sempre approvano il loro desiderio di lavorare fuori casa. Ma stanno trovando il modo di gestire la cosa, e sfidando le aspettative sociali. Vedo un sacco di coraggio e intelligenza in queste donne.

[D]: E’ un personaggio insolito per i lettori americani ed europei: cosa pensi colpisce di più in lei?
[R]: Katya è terrorizzata dal fatto che il matrimonio e le sue responsabilità uccideranno una carriera per cui lei ha lottato così duramente. Anche le donne europee devono affrontare questi problemi – mediare lavoro e famiglia – ma nel caso di Katya i problemi sono amplificati dalle severe restrizioni culturali. Al lavoro, si deve aggiungere la segregazione di genere e l’idea che le donne hanno determinati compiti, e che non dovrebbero andare oltre. Ha colpito un soffitto di vetro e sta spingendo contro con tutta la sua forza. A peggiorare le cose, l’istituzione religiosa sta cercando di vietare alle donne di lavorare in pubblico, quindi esiste una minaccia sempre presente che lei possa perdere il suo lavoro solo perché è una donna. Mentre questo accade, il suo fidanzato e suo padre, che hanno idee più tradizionali sui ruoli delle donne, fanno fatica ad accettare che lei abbia anche un lavoro.

[D]: Pensi che sia cambiata lungo la serie?
[R]: Katya è sicuramente diventata più dura e più forte. In “Kingdom of Strangers”, si trova coinvolta in un’indagine su un serial killer, e comincia a rompere le regole che in precedenza avrebbe seguito. Sta perdendo un certo rispetto per la legge religiosa. I reati sono raccapriccianti, l’assassino prende di mira gli immigrati ed è molto difficile sapere dove colpirà la prossima volta. Al fine di trovarlo, Katya deve addentrarsi nel sottobosco della città. Vuole risolvere il crimine, ma mette in pericolo il suo lavoro in questo modo. Può anche mettere in pericolo la sua relazione con Nayir. Penso che quando un personaggio inizia a prendere decisioni veramente radicali, scopre chi è veramente. In questo libro, Katya trova il meglio e il peggio di se stessa.

[D]: Aver scritto di lei ha cambiato in qualche modo i tuoi sentimenti riguardo Jeddah?
[R]: Sì, sicuramente. Tuttavia, con “Kingdom of Strangers”, scrivere di immigrati è davvero ciò che mi ha aperto gli occhi a nuove parti della città. L’Arabia Saudita ha una storia straordinaria grazie agli immigrati. Ha importato oltre il 90 per cento della sua forza lavoro. Inoltre, perché è la casa della Mecca, il luogo più sacro per l’Islam, accoglie regolarmente i musulmani di tutto il mondo. Gli immigrati sono incoraggiati e l’afflusso di culture che viene con tanta immigrazione aggiunge un’incredibile diversità alla vita in una grande città come Jeddah. Ma c’è anche una storia terribile, legata ai diritti degli immigrati. I lavoratori migranti spesso scompaiono, in gran parte perché le leggi non li proteggono a sufficienza, e molti di loro sono vittime di abusi. Kingdom of Strangers prende in esame la situazione e pone una domanda fondamentale: come ha fatto un serial killer a rapire e uccidere donne per decenni senza che nessuno si accorga dello schema?

[D]: La parte migliore e la peggiore di essere una scrittrice americana che imposta i suoi romanzi in un Paese complesso come l’Arabia Saudita?
[R]: Quando sono tornata dall’Arabia Saudita, ho scoperto che molti americani non vedono quel paese sotto una luce corretta. E’ un luogo misterioso per loro, e hanno imparato un sacco di stereotipi su di esso, così ho voluto renderlo più accessibile e reale. Per esempio, Nayir è un musulmano devoto, e un sacco di gente potrebbe associare questa cosa con l’estremismo e la violenza. Ma ho voluto mostrare un quadro molto più interessante: le sue lotte interne per capire il modo giusto di vivere, e come le sue convinzioni si sposano con la realtà. E’ bello avere così tanto sostegno da parte dei lettori americani, e per scoprire quanto amano conoscere posti nuovi. Il lato negativo: la gente a volte ha difficoltà ad accettare che sto scrivendo di un uomo dell’Arabia Saudita, quando io sono una donna bianca americana.

[D]: Perché i lettori italiani dovrebbero leggere i tuoi libri?
[R]: I miei libri offrono uno sguardo sulla vita quotidiana di persone normali in un paese di difficile accesso per molti. E’ difficile ottenere un visto per andarci, e non certo per il turismo, così i miei romanzi aprono una piccola finestra in quel luogo segreto. Contestano anche un sacco di stereotipi sul paese, con risultati sorprendenti.

[D]: Stai lavorando a un altro romanzo in questo momento? Puoi condividere qualche anticipazione?
[R]: Sono molto eccitata per il mio prossimo romanzo. E’ un mystery ambientato nella Scuola Medica di Salerno durante il 12° secolo, ed esplora i contributi italiani alla scienza e alla medicina e il loro rapporto con il mondo arabo in questo periodo. Ho passato un sacco di tempo a fare ricerca a Salerno, amo l’Italia, e ho voluto scrivere un altro tipo di mystery. Quindi sto prendendomi una breve pausa dallo scrivere di Nayir e Katya, ma probabilmente tornerò a loro quando avrò finito questo nuovo romanzo.

[D]: Grazie per aver accettato il nostro invito, Zoe, e buona fortuna per i tuoi prossimi libri!
[R]: Grazie mille per avermi ospitata!

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Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

Giuseppe Pastore ha scritto 1648 articoli: