La lacrima del diavolo – Jeffery Deaver
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Se dico Jeffery Deaver cosa vi viene in mente? Molto probabilmente Lincoln Rhyme e “Il collezionista di ossa“, il romanzo che l’ha portato alla ribalta e che resta forse la sua opera più famosa. Ebbene, si tratta di un’ottima storia, ma io non credo inizi in maniera memorabile. Ho deciso allora di proporvi l’incipit di un altro titolo: “La lacrima del diavolo“, che comincia così:
Il Becchino è in città.
Il Becchino somiglia a te, il Becchino somiglia a me.
Cammina lungo le strade fredde e tristi proprio come camminerebbe chiunque altro, le spalle strette a difendersi dall’aria umida di dicembre.
Non è alto e non è basso, non è grasso e non è magro. Le sue dita, nei guanti scuri, potrebbero essere grassocce, ma potrebbero anche non esserlo. I suoi piedi sembrano grandi, ma forse è soltanto la misura delle scarpe.
Se lo guardassi negli occhi, non ne noteresti la forma e il colore, ma ti accorgeresti solo che non sembrano del tutto umani, e se il Becchino ti guardasse mentre tu lo stai guardando, i suoi occhi potrebbero essere tranquillamente l’ultima cosa che vedi in vita tua.
Non è una promessa di tensione, questo attacco? Direi proprio di sì. Ora, chiarendo in ogni caso che questo non è il miglior romanzo in assoluto di Deaver, se non l’avete letto, credo potreste considerare di rimediare. Facciamo quindi un salto indietro nel tempo e torniamo alla vigilia di Capodanno del 1999. In molti temevano il Millennium Bug, ma la Washington D.C. immaginata da Jeffery Deaver si trova ad affrontare un incubo decisamente più concreto e sanguinario.
Alle 9:00 del mattino del 31 dicembre, nella stazione della metropolitana di Washington, un killer muto e inarrestabile, noto come “il Digger”, svuota il caricatore di un Uzi sulla folla. Poco dopo, il sindaco riceve una lettera di riscatto: se non verranno pagati 20 milioni di dollari, il massacro si ripeterà alle 16:00, alle 20:00 e, per il gran finale, a mezzanotte in mezzo ai festeggiamenti.
La squadra speciale, guidata dall’agente Margaret Lukas, ha bisogno del miglior analista di documenti sulla piazza. Viene così precettato Parker Kincaid, ex agente dell’FBI ritiratosi a vita privata per proteggere l’affidamento dei suoi due figli da un’ex moglie vendicativa. Il piano dell’FBI sembra delinearsi quando accettano di pagare il riscatto per incastrare la mente criminale dietro l’operazione. Ma qui arriva la prima, vera sterzata: l’estorsore viene travolto e ucciso da un camion pirata mentre si reca a ritirare i soldi. Il “cervello” è morto, ma “il braccio” armato, il Digger, è ancora in libertà, programmato per continuare a sparare sulla folla agli orari stabiliti a meno che non riceva l’ordine di fermarsi. Un ordine che nessuno sa come inviargli.
Inizia così una folle e adrenalinica corsa contro il tempo concentrata in meno di 24 ore. Deaver bilancia abilmente l’azione febbrile con la metodica indagine forense, con il vero punto di forza del romanzo che risiede nell’analisi grafologica e documentale: Kincaid cerca infatti di decifrare la mente dell’assassino dalla pressione di una penna sul foglio di carta, dall’inchiostro usato o dallo spazio tra le parole.
Come in tutti i libri di questa fase di scrittura di Deaver, il ritmo è asfissiante e incalzante, ma la ricerca continua di scena multipli finisce per essere eccessiva. Nelle ultime cinquanta pagine ci sono virate che a tratti minano la sospensione dell’incredulità, e il finale chiude troppo in fretta le dinamiche personali del protagonista, lasciando al lettore una lieve sensazione di “americanata” hollywoodiana.
Tirando le somme, comunque, “La lacrima del diavolo” resta un thriller interessante, benché un po’ “brain candy“. Un libro d’evasione perfetto per un lungo viaggio in treno, capace di intrattenere e mantenere alta la tensione dalla prima all’ultima pagina.
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