“Il viaggio dei dannati” (“Voyage of damned”) è il romanzo d’esordio, di Frances White. È stato pubblicato, in inglese, all’inizio del 2024, da Penguin Michael Joseph e in Italia è uscito a maggio del 2025, edito da Mondadori nella collana “Oscar Fantastica Original” e tradotto da Claudia Milani. L’autrice è nata e vive nel Regno Unito, dove si è laureata in Letteratura Inglese e Scrittura Creativa alla Royal Holloway University of London. Crea personaggi volutamente improbabili e imperfetti, e la sua scrittura si caratterizza per un riuscito equilibrio tra humor e dolore, con una rappresentazione positiva delle identità queer e della diversità corporea. Al di fuori della scrittura, l’autrice ama creare costumi nerd per convention e dedicarsi alla ricerca di curiosità storiche poco note.
Il romanzo appartiene al genere del fantasy murder mystery: un giallo ad alta tensione trasportato in un mondo immaginario, il regno di Concordia, diviso in dodici ducati (o provincie), ognuno con un animale e un colore distintivo. Per celebrare i mille anni di pace dell’impero, la nave imperiale intraprende un viaggio di dodici giorni verso la sacra Montagna della Dea, divinità suprema custode dell’ordine e garante dell’unità. A bordo ci sono i dodici eredi al governo delle province, ciascuno portatore di una Benedizione: un dono magico segreto e unico, che è insieme potere e sigillo divino di legittimità politica. Al termine del viaggio, i giovani eredi potranno ricevere la consacrazione solenne dalla Dea.
Tra loro, però, c’è un impostore: Ganimede “Dee” Piscero, erede del marginale Ducato del Pesce. Buffone, seduttore incallito e fannullone, è salito sulla nave solo grazie a una menzogna: lui e suo padre hanno convinto tutti che fosse Benedetto, quando in realtà non possiede alcun potere.
La prima notte di viaggio viene assassinata Eudora, l’erede del Ducato del Drago, figlia dell’Imperatore, e la più amata tra i Benedetti. A questo punto il viaggio celebrativo diventa un incubo: chiunque può essere colpevole, nessuno è al sicuro. Gli omicidi si susseguono uno dopo l’altro, e ogni notte porta con sé una nuova vittima. Intrappolati in mare aperto, gli eredi sono costretti a guardarsi negli occhi e a chiedersi chi sarà il prossimo a cadere vittima.
In questo scenario, Dee diventa l’unico in grado di far luce sul mistero. Proprio la sua mancanza di Benedizione gli permette di osservare ciò che gli altri, accecati da orgoglio e rivalità, non riescono a vedere. Senza un potere da difendere, non è percepito come una minaccia, ma può muoversi con libertà, osservare, riflettere e indagare. E da fannullone riluttante si trasforma in investigatore inaspettato, simbolo di come anche chi sembra destinato al fallimento possa rivelarsi, nel momento più buio, un eroe.
Il più solido punto di forza del libro è il worldbuilding. Ogni ducato di Concordia è delineato con una coerenza sorprendente e una ricchezza di dettagli che lo fanno emergere come un mondo concreto e immediatamente riconoscibile agli occhi del lettore. L’ animale simbolo e il colore distintivo di ogni territorio non sono semplici ornamenti, ma elementi che plasmano profondamente l’identità dei suoi abitanti: dal modo in cui si vestono ai rituali quotidiani, dal linguaggio che usano al modo stesso in cui concepiscono il potere.
Il Ducato del Ragno, ad esempio, è intriso di intrighi e strategie sottili, con abitanti abili nello spionaggio e nella manipolazione; quello della Tigre richiama la forza e il dovere, con guerrieri temprati dall’onore e dalla disciplina; il Ducato del Pesce, da cui proviene Dee, invece, umile e marginale, è patria di persone pratiche, abituate a cavarsela con poco.
Questa cura dei particolari fa sì che ogni erede non sia soltanto un individuo con la propria storia, ma diventi il riflesso vivente della propria terra e della propria cultura: i loro gesti, le parole che usano, i valori che difendono raccontano molto più del singolo personaggio, incarnando l’anima stessa del ducato che rappresentano. Ne risulta un impero che non appare mai come un blocco uniforme, ma come un mosaico complesso, fatto di tradizioni, rivalità e prospettive differenti.
In questo contesto, le diversità diventano il motore delle tensioni narrative: alimentano sospetti reciproci, creano alleanze temporanee e rendono ogni interazione carica di significato politico e personale.
Il protagonista, Ganimede “Dee” Piscero, è forse l’erede più anomalo che l’Impero di Concordia abbia mai visto. Non ha né il carisma del leader, né l’orgoglio del guerriero. Eppure, quando la minaccia degli omicidi sconvolge la pace millenaria dell’impero, è proprio lui, il più scanzonato, il più vulnerabile, a trovarsi costretto a cercare risposte. L’erede senza Benedizione, finisce per essere il filo sottile che tiene insieme un mistero capace di travolgere l’intero impero.
Tra tutti gli altri eredi, degno di nota è il personaggio di Wyatt, che in realtà si chiama Ravi. Sa come attirare l’attenzione e ha un sorriso disarmante che cela più di quanto mostri. Tra lui e Dee nasce fin dall’inizio una tensione fatta di attrazione e diffidenza, un legame che è insieme rifugio e minaccia. Wyatt/Ravi non è soltanto un volto affascinante: dietro il nome fittizio, custodisce segreti che lo rendono tanto sospetto quanto indispensabile. La sua duplice identità lo colloca in una posizione ambigua, dove è difficile capire se è sincero o sta recitando, giacchè persino i suoi gesti più teneri possono nascondere un calcolo.
Nonostante la trama oscura e la scia di omicidi, il romanzo è attraversato da un umorismo brillante e da un’ironia sottile, che alleggeriscono la tensione senza mai spegnerla, rendendo la lettura irresistibile. E poi c’è il colpo di scena finale, orchestrato con tale maestria che fino all’ultima pagina ogni sospetto sembra credibile, finché la verità non si rivela come l’ultimo tassello di un puzzle perfetto.
La prosa di White è scorrevole e vivace: i dialoghi sono arguti e rivelano molto dei personaggi, mentre le descrizioni del mondo e delle usanze dei ducati sono ricche senza mai risultare ridondanti, sempre funzionali alla trama. L’autrice, inoltre, riesce a dare voce a un protagonista scanzonato e imperfetto senza cadere nella caricatura, alternando con naturalezza momenti di ironia e scene di forte tensione drammatica. Ne risulta uno stile che unisce immediatezza e intelligenza, perfettamente coerente con la natura ibrida del romanzo: un giallo investigativo travestito da fantasy epico, capace di divertire e inquietare con la stessa efficacia.
In definitiva, “Il viaggio dei dannati” è un romanzo raffinato e originale, che intreccia con intelligenza l’immaginazione del fantastico e la logica del giallo, offrendo al lettore un’esperienza tanto avvincente quanto sorprendente. Ricco di dettagli e di personaggi che restano impressi, con una trama che tiene col fiato sospeso dall’inizio alla fine, sorprende, diverte e commuove. Una lettura ideale per chi ama i gialli ben congegnati e i mondi fantasy costruiti con cura e passione.
Recensione di Marta Arduino
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