La scrittrice Anna Vera Sullam, veneziana doc, è stata a lungo ricercatrice presso l’Università Ca’ Foscari, dove ha insegnato Lingua e Storia della lingua italiana. Dopo aver pubblicato alcuni testi di saggistica, si è cimentata con il romanzo giallo storico pubblicando Il sesto comandamento (SEM, 2021).
Siamo nella Venezia del 1940 ed esattamente pochi mesi dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale e due anni dopo l’entrata in vigore delle terribili leggi razziali volute dal regime fascista. Questo nefasto provvedimento aveva messo la popolazione ebraica in una posizione di estrema debolezza e inferiorità sottoponendola a restrizioni e limitazioni emarginanti. Tra le varie restrizioni rientrava anche il fatto che docenti e alunni non potevano più frequentare le scuole pubbliche, pertanto la comunità acquistò un palazzo in cui insediare la Scuola Ebraica Superiore di Venezia. Ben presto, però, l’apparente equilibrio della comunità verrà stravolto dal ritrovamento del cadavere di una delle docenti della scuola, Ida Forti, professoressa di lettere antiche. La docente verrà ritrovata con il cranio fracassato e si capirà immediatamente che il corpo contundente utilizzato per compiere tale brutale omicidio è un busto bronzeo di Mussolini.
Il colpevole verrà ricercato, ovviamente, all’interno della comunità ebraica sia perché solo chi serbava odio e rancore nei confronti del Duce poteva utilizzare tale busto per l’omicidio, sia perché gli ebrei erano etichettati come «avidi, disonesti e imbroglioni».
Verrà incaricato delle indagini il vice questore Gigli interessato solo a trovare subito un colpevole e il pittore ebreo Elias Riftin sembra proprio fare al caso suo. Si trovava nella scuola senza un valido motivo, aveva bisogno di soldi e la professoressa è stata derubata, era latitante perché non aveva lasciato Venezia dopo il mandato di espulsione. Incarcerato e sottoposto a pressioni psicologiche, il pittore polacco confesserà…
Ma sarà poi lui il vero responsabile?
Solo il maresciallo Russo, uomo onesto e ligio al dovere, insieme al segretario della scuola Rodolfo Donati continuerà in gran segreto indagini, interrogatori e verifiche degli alibi anche a rischio di essere mandato al confino o radiato dall’arma…
Il sesto comandamento presenta un’ottima ricostruzione storica e ha una trama gialla ben congegnata e decisamente accattivante. La narrazione che avviene secondo il punto di vista di moltissimi personaggi (forse solo un po’ troppi?) ci permette di osservare gli eventi, presenti e passati, secondo angolazioni e interessi diversi. Tutti i personaggi sono ben caratterizzati e credibili, ma fra tutti spicca, a mio avviso, la figura del maresciallo Russo che grazie alla sua riflessione finale risulta ancora più amato: «Rilessi dieci volte i pochi libri in mio possesso, dei polizieschi che avevo letto e riletto, chiedendomi perché in quelle storie gli investigatori riuscissero a smascherare i colpevoli senza dover pagare pegno per il loro acume. Perché in quelle pagine il bene trionfasse sempre sul male e i delitti fossero puniti in modo esemplare, mentre io stavo per venire schiacciato da una macchina burocratica tanto più forte di me e con cui mi ero incautamente scontrato.»
Il sesto comandamento è un giallo molto delicato e garbato che, però, riesce a farci riflettere su quell’epoca particolarissima evidenziando anche le contraddizioni interne alla stessa comunità: tra gli ebrei di sopra, tipicamente appartenenti a famiglie benestanti, e quelli meno abbienti che popolavano il ghetto.
Anna Vera Sullam cerca di trasmettere, e a mio avviso ci riesce, il suo amore per Venezia, per la storia in generale e per il periodo storico trattato e lo fa con una scrittura che “urla” ancora rabbia e dolore.
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