Il serpente maiuscolo – Pierre Lemaitre
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E’ da pochi giorni in libreria Il serpente maiuscolo, il romanzo con il quale Pierre Lemaitre si congeda dal noir.
Mathilde Perrin ha sessantatré anni, è vedova e abita con il suo dalmata in una villetta a Melun, non lontano da Parigi: è un po’ in carne, e questo la infastidisce perchè Mathilde è stata una bella donna in gioventù, quando militava nella Resistenza francese agli ordini di Henry, suo comandante dell’epoca e suo capo attuale. A dir la verità sono parecchie le cose che a Mathilde danno fastidio, che la portano a sfogarsi sul lavoro e a commettere errori: e questo è un problema, perché lei è un sicario a sangue freddo che – in preda a questa crisi di mezz’età – lascia una scia di cadaveri sparsi un po’ in tutta Francia, commissionati dal suo capo, per sfogarsi o per sbaglio. O distrazione.
Mentre i cadaveri aumentano, l’ispettore Vassiliev intanto sta indagando sugli omicidi, ha “la testa piena di serpenti” e deve individuare al più presto il serpente maiuscolo, il misterioso assassino che colpisce con ferocia e senza una logica apparente.
Ma toccherà a Henry cercare di fermare il suo sicario.
Pierre Lemaitre è un maestro del noir francese: su tutti la trilogia Les enfants du desastre (composta dai volumi Ci vediamo lassù – Premio Goncourt 2013 -, I colori dell’incendio, Lo specchio delle nostre miserie), nella quale l’autore traccia un ritratto d’epoca desolante e regala ai lettori personaggi profondi . Per l’addio al genere noir Lemaitre rispolvera il suo primissimo noir, scritto nel 1985 e mai dato alle stampe: Lemaitre stesso chiede al lettore, nella prefazione al romanzo, di accogliere con una certa benevolenza un’opera distante da quelle successive e sulla quale l’autore, per sua stessa intenzione, è intervenuto solo con accorgimenti cosmetici.
E’ una benevolenza certamente necessaria, perché, nonostante la brillante traduzione di Elena Cappellini, il testo è lontano dalla chirurgica precisione con la quale Lemaitre costruisce trame e seziona i suoi personaggi: Il serpente maiuscolo è una piacevole novella nerissima, dal ritmo incalzante e con momenti di profondo umorismo, grondante sangue e violenza al limite dello splatter.
Una lettura veloce – il romanzo è poco più di 200 pagine – una trama sincopata, colpi di scena: preso come un momento di mero piacere, un divertissement macabro e irriverente che l’atmosfera involontariamente retrò aiuta, Il serpente maiuscolo funziona.
Un mero divertimento, ma non ci troveremo certo in questo romanzo a fissare la profondità degli abissi.
L’impressione generale è che Lemaitre cerchi più di stupire con l’eccesso fine a sé stesso che di lasciare una traccia: manca quel lavoro di sottrazione e di profondità che sarà caratteristico dei suoi lavori futuri (frutto anche di un periodo di difficoltà personali dell’autore), e si percepisce un certo compiacimento per la provocazione in quanto tale (a meno di non trovare brillante ad esempio l’esecuzione di un bassotto con una pallottola in fronte, abbastanza inutile ai fini della trama, ma funzionale all’effetto wow! Ma in generale Lemaitre pare non amare i cani, in questo racconto).
Il personaggio centrale di Mathilde è un’ottima intuizione, nel suo essere un sicario improbabile, e inizialmente diverte e piace ma alla fine mette a disagio: è un po’ come invitare la vecchia zia cinica e un po’ rimbambita (certo, con un lavoro particolare …) e rendersi conto a metà del pranzo che l’amabile vecchietta è in realtà diventata una vera stronza.
Tutto quanto simpatico, tutto divertente ma con un “mah” finale. Lemaitre ha dato l’addio al noir con questa opera prima, e speriamo voglia prima o poi tornare sui suoi passi: Il serpente maiuscolo è operazione forse non necessaria ma comunque piacevole, e a Lemaitre si può concedere certamente quella benevolenza che ci chiede in prefazione.
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