Continental Op – Dashiell Hammett
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Oggi, qui al Thriller Café, vi accogliamo con l’aria greve di fumo e un bicchiere di bourbon incollato alla bocca. Ci scusiamo per il disagio, ma per presentare il libro di oggi avevamo bisogno di creare un po’ di atmosfera… Signore e signori, ecco a voi sua maestà Dashiell Hammett, in un’edizione mastodontica ed elegante dei racconti di Continental Op, edita da Mondadori nella collana Baobab.
Dashiell Hammett non ha bisogno di troppe presentazioni, in quanto possiamo considerarlo il padre fondatore dell’hard boiled, un generale con il quale, intorno agli anni Venti del secolo scorso, gli azzimati investigatori armati di pipe e buffi cappelli vennero spazzati via da una nuova generazione di detective con le spalle quadrate e la pistola facile, senza troppa paura di sporcarsi le mani con il crimine, la violenza e perché no, anche il sesso. È passato quasi un secolo da allora, ma, come potrete scoprire avventurandovi tra le quasi novecento pagine di questo straordinario volume, la scrittura di Hammett ha mantenuto intatta la sua freschezza e il suo fascino.
Il libro raccoglie ventotto racconti e una storia incompiuta, pubblicate dal 1923 al 1930 perlopiù su Black Mask, popolare rivista “pulp” dell’epoca. Più che per diletto, Dashiell Hammett scriveva queste storie per sopravvivere: ammalato di tubercolosi, con una famiglia da mantenere e l’affitto da pagare, sfornava racconti con ritmo industriale, un penny a parola, senza troppe pretese se non quella di incollare il lettore alla pagina. Impossibile stabilire se il successo di Continental Op avvenne malgrado queste necessità oppure proprio grazie ad esse, fatto sta che in questa bella raccolta potrete assistere all’evoluzione di una leggenda, di un personaggio che merita senz’altro un posto d’onore nell’Olimpo degli investigatori.
Chi è Continental Op? Hammett non ci rivela il suo vero nome, perché le sue storie sono sempre narrate in prima persona. Fa l’investigatore privato a San Francisco, per la Continental Detective Agency, da cui il nome. Come spiega lo stesso Hammett, il Continental Op è “un piccolo uomo che tira avanti giorno per giorno attraverso il fango, il sangue, la morte e l’inganno”, quindi non aspettatevi da lui troppa empatia nei confronti del prossimo: per risolvere i suoi casi deve avere la mano pesante, ma anche una mente sveglia, pronta all’inganno e alla manipolazione.
Le storie sono caratterizzate da una grande verosimiglianza. Alla tendenza dell’epoca, che imponeva alle riviste pulp almeno un paio di sparatorie a pagina per tenere sveglio il lettore, Hammett contrappone storie più articolate e calibrate dal punto di vista narrativo. E riesce a farlo perché, come accade con altri grandi della letteratura americana, da Jack London a Ernest Hemingway, è la vita vissuta che affiora attraverso le righe di inchiostro. Hammett scrive così perché è stato lui stesso, per un breve periodo, un detective della celebre agenzia Pinkerton. Certo, la scrittura è un processo di distillazione: “quello che accade a uno dei miei detective in una pagina e mezza, a me è successo in sei mesi quando facevo l’investigatore nella vita reale”, confesserà in seguito.
Il risultato sono storie compatte e brutali come colpi di pistola, con colpi di scena e intrighi e pochi, legnosi sentimenti. Insomma, letteratura popolare, quello che serviva per vendere copie. Eppure, dal Continental Op sbocceranno tutti i personaggi successivi di Dashiell Hammett, come ad esempio il Sam Spade del Falcone Maltese (quasi impossibile immaginarlo senza la faccia di Humphrey Bogart). Una ventina di anni dopo, Raymond Chandler aggiungerà qualche goccia di malinconia e blues a questo cocktail ben sperimentato e darà vita al detective Philip Marlowe dei suoi capolavori Il grande sonno e Il lungo addio.
Abbiamo parlato abbastanza e ora ci tocca accendere un’altra sigaretta, rigorosamente senza filtro. Non vi auguriamo buona lettura, perché con un maestro come Dashiell Hammett non ce n’è bisogno!
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