Articolo promozionale: per maggiori dettagli leggi qui.

Accogliamo al bancone del Thriller Café lo scrittore napoletano Alferio Spagnuolo con cui presentiamo Il sentiero delle metamorfosi (Robin edizioni), terza inchiesta del commissario Giulio Salvati, peraltro ambientato proprio nella città dell’autore.

Vincenzo Maturo, proprietario di una discoteca nel quartiere Montecalvario, si suicida. La scientifica, però, dissente, non è convinta che si tratti di suicidio, anzi, tutte le tracce parrebbero portare a sostenere che il Maturo sia stato ammazzato. Il caso tocca molto da vicino il commissario Salvati che, insieme alla sua squadra capitanata dalla validissima Nadia Morelli, va pian piano scoprendo una realtà che di certo non immaginava: messe sataniche, sacrifici, sangue… cosa sta accadendo in città? Come se non bastasse, a complicare la situazione si inserisce anche un secondo, inaspettato omicidio…

L’autore, Alferio Spagnuolo, è nato a Napoli nel 1963, è laureato in Giurisprudenza, ha esordito nel 1987 con il romanzo Nucleo impenetrabile – “giallo a quattro mani” (Società Editrice Napoletana), scritto in coppia con il poeta, nonché padre dell’autore, Antonio Spagnuolo. Sempre con quest’ultimo, ha pubblicato nel 2006 il giallo napoletano L’ultima verità (Kairòs Edizioni) con la prefazione di Maurizio de Giovanni.

Per Robin Edizioni, nel 2016, Spagnuolo pubblica il thriller Il mistero del giglio scarlatto, prima indagine del commissario Giulio Salvati, a cui segue nel 2018 Soave, innocente filastrocca di morte.

Il sentiero delle metamorfosi è il titolo della terza e nuova inchiesta, che ha come protagonista il commissario Salvati. Un recente racconto di Spagnuolo è stato selezionato per l’antologia Giallo Festival 2020.

Di seguito un estratto di questo terzo capitolo della serie con Giulio Salvati.

“Poggiai il capo sul bordo del divano e mi massaggiai le tempie con la mia crema artigianale rilassante.

Socchiusi le palpebre. Il profumo del miscuglio che strofinavo entrava lentamente nei miei polmoni rilassandomi.

Le uniche certezze che avevo era che l’assassino fosse una donna e che covasse una violenta gelosia.

I dubbi purtroppo erano molti, ad iniziare dai versamenti effettuati da Cristina Carletti al signor Siano, al rapporto tra Federica e Carla Semeraro, fino alle tracce di cuoio ritrovate sul luogo di entrambi i delitti.

Il quadro si concludeva con l’inaspettata comparsa di una setta satanica che recitava canti in latino.

Iniziai ad immaginare ragazze vestite di nero, unghia lunghe e capelli multicolori.

Una di queste si avvicinò a me portandomi un calice in vetro.

Avevo proprio voglia di bere qualcosa di freddo e allungai la mano per afferrare il calice.

La ragazza dalle lunghe sopracciglia e gli occhi azzurri sussurrò: “bevimi”.

Sussultai disgustato, abbandonando la presa e facendo frantumare il calice.

Da lontano intravidi Federica che era abbracciata ad un giovane. L’uomo tentava di baciarla, ma lei tendeva ad allontanarsi da lui.

Alla fine il fascino dell’uomo ebbe la meglio e lei capitolò.

L’uomo portava un cappello nero a falde larghe. Aveva tratti somatici a me familiari.

Era Maturo che stringeva Federica con forza, le mani robuste attirarono la mia attenzione. Dalla sua pelle fuoriuscivano lunghi peli: l’atteggiamento quello di un cane rabbioso pronto a divorare la sua preda.

Un diavolo che seduceva la sua amata Federica dai capelli scuri e unghia color amaranto.

Poco distante da loro una donna dai capelli bianchi impugnava un cero e con una croce rivolta verso gli amanti pronunciava parole che maledicevano il loro amore.

“I vostri corpi bruceranno nel fuoco eterno e il vostro pentimento sarà oramai inutile perché giunto troppo tardi”

 La donna dai capelli bianchi ripeté l’incantesimo per due volte.

“Cazzo!” esclamai sobbalzando in piedi. Avevo visto l’inferno!”

Articolo protocollato da Simone Della Roggia

Appassionato di gialli e thriller, della buona cucina, e di bassotti (non necessariamente in quest'ordine). Scrittore a tempo perso, ovvero di notte. Passo molto tempo sui treni italiani, lo inganno leggendo.

Simone Della Roggia ha scritto 175 articoli: