Il sanguinaccio dell’Immacolata – Giuseppina Torregrossa
Il sanguinaccio dell’Immacolata di Giuseppina Torregrossa, edito da Mondadori, è il romanzo di oggi del Thriller Café.
Palermo – 8 Dicembre. Tempo di attese, di feste, di tradizioni e di abbuffate. E di omicidi.
La vicequestora Maria Teresa Pajno, detta Marò, capo del nucleo antifemminicidio della Polizia di Palermo, sta attraversando un brutto periodo: da poco finita la sua relazione con il collega Sasà e in balìa di tormentati rapporti con la madre anziana passa le sue giornate a rimuginare sulla sua vita e soprattutto sul suo rapporto con il cibo, e con i conseguenti chili di troppo.
“Di solito le bastavano un paio d’ore di fiduciosa solitudine per ritrovare se stessa, ma talvolta il disagio tardava ad andarsene. Allora era capace di fregarsene del lavoro, sprofondando in uno stato di abbruttimento totale.”
Il suo momento di sconforto viene interrotto dall’ispettore Fedeli che la informa che Saveria Russo, figlia del boss Fofò, è stata trovata morta nella sua pasticceria e Marò è incaricata dell’indagine su ordine del questore Bellomo.
Giunta sul posto tutto appare un po’ confuso: il movente della rapina è alquanto assurdo visto che alle 6 del mattino del giorno dell’Immacolata la cassa contiene solo pochi spiccioli, rimasti esattamente al loro posto così come il portafoglio, il cellulare e le altre cose nella borsa della vittima, trovata vicino al corpo. Inoltre, a chi verrebbe mai in mente di sfidare il potente Don Fofò rapinando un suo locale e uccidendo sua figlia?
La situazione è molto strana, mancano troppi pezzi e sarà Marò a riempire i buchi indagando nelle storie dei famigliari della vittima e nell’ambiente malavitoso in genere, fino ad inchiodare i colpevoli e affidarli alla giustizia.
Marò è la protagonista indiscussa del romanzo: è una donna vera, senza etichette e allergica ai ruoli e alle tradizioni ma umana e che sa lottare a favore dell’universo femminile in generale e anche, seppur con maggior fatica, per sè stessa.
Accanto a lei troviamo sua sorella Nanà, il questore Bellomo, la magistrata Palumbo – personaggi positivi che si contrappongono al male del boss e delle famigghie mafiose. Saveria, suo marito e il piccolo Daniele, così come il fratello e l’amico Manlio potrebbero passare come i deboli della storia ma sono “solo” vittime di un sistema marcio a cui hanno provato a ribellarsi pagandone le conseguenze.
Palermo è meravigliosa: il clima mite di fronte al mare, i palazzi, i mercati e le raffiche di pioggia che rendono le strade lastricate lucide ma luminose e dove l’atmosfera di attesa natalizia urla forte l’importanza di volersi bene e di non arrendersi di fronte alle ingiustizie e alle violenze.
Anche le tradizioni culinarie occupano una parte importante nel romanzo e l’utilizzo sparso di vocaboli dialettali (troverete un glossario alla fine del libro) rende il romanzo un magnifico spaccato di realistica vita vissuta.
“Le prime luci del mattino faticavano a scalzare l’oscurità della notte appena conclusa. La cima del Monte Pellegrino era coperta da nubi compatte, il castello di Utveggio galleggiava in quelle umide volute. Nessuno in giro, i palermitani nel giorno di festa se ne stavano al caldo sotto le coperte, sognando vincite miliardarie ai tavoli da gioco.”
L’autrice è nata a Palermo ed ha pubblicato diversi romanzi (Il conto delle minne; Manna e miele, ferro e fuoco; etc.) e, nel 2012, ha fatto la sua comparsa Marò, in Panza e prisenza.
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