Il passeggero del Polarlys – Georges Simenon
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I fan di Georges Simenon dovrebbero tessere ogni giorno le lodi di Adelphi, visto che questo editore è sempre più attivo nella sua impresa di portare nel suo catalogo quante più opere possibili del maestro belga, e in questo mese di luglio, mentre ci stiamo preparando per le ferie e magari molti fra voi sono già sotto l’ombrellone, tocca a Il passeggero del Polarlys, che arriva in libreria con la traduzione di A. Carenzi Vailly.
Si tratta di un titolo abbastanza particolare all’interno della sterminata bibliografia di Georges Simenon, vuoi perché appartiene alla fase immediatamente seguente all’esordio di questo autore, vuoi perché propone una ambientazione piuttosto particolare che rappresenta una notevole sfida per lo scrittore nato a Liegi.
Apparso in originale nel 1930 con il titolo di Le Passeger du Polarlys e successivamente pubblicato in Italia da Mondadori nel 1934, Il passeggero del Polarlys fotografa Simenon in un momento particolare della sua carriera. Fra il 1925 e il 1930 è riuscito infatti a pubblicare, con diversi pseudonimi, circa 170 romanzi commerciali, tutte opere scritte in pochi giorni per vari editori, ma a partire proprio dal 1930 comincia a trovare la sua voce e stile, e Il passeggero del Polarlys, anomalo giallo ambientato a bordo di una nave riuscirà a incuriosire molti suoi fan.
Sono anni che il capitano Petersen, a bordo della Polarlys, solca le acque che dividono Amburgo dalla Norvegia, e forse proprio per questo, ancor prima di salpare, riesce a capire che questo viaggio non sarà uguale agli altri. Molti marinai lo chiamano malocchio, altre persone possono dare la colpa a coincidenze e combinazioni del caso, ma a ogni modo mentre la sua nave, carica di macchinari, frutta e carne salata, si allontana dal porto tedesco in una nebbia molto fredda, il capitano ha il presentimento di cominciare un viaggio che lo porterà in acque pericolose.
E in effetti la partenza del Polarlys, che commercia con vari porti della Norvegia, trasportando persone e beni e ricevendo in cambio carichi di olio di foca, merluzzo e pelli di orso, non è quella di sempre e a bordo ci sono varie figure inusuali. Vi è, per esempio, il diciannovenne olandese che gli è stato affibbiato dalla compagnia in qualità di terzo ufficiale e che Petersen non sembra apprezzare molto: troppo giovane, inesperto, magro e bianchiccio, contento della sua uniforme ben pulita e ben stirata, fresco di scuola navale e convinto, probabilmente, che l’uniforme faccia l’uomo.
C’è poi un vagabondo, scelto in tutta fretta sul molo dal capo macchinista per sostituire un carbonaio improvvisamente malato. E, come se non bastasse, uno dei cinque passeggeri della nave è scomparso poco dopo la registrazione a bordo.Insomma, sono tanti i motivi di preoccupazione per il capitano, ma nulla supera il tormento che prova nell’avere, fra i passeggeri, la bionda, magra e misteriosa Katia Storm, una donna di gran fascino e stile che stona a bordo di una nave come la sua. E le preoccupazioni di Petersen non sono certo mal riposte: man mano che il Polarlys si avventura nella notte buia e nel mare gelido, vari eventi, più o meno cruenti, più o meno sanguinari, turberanno la quiete della nave, dell’equipaggio e dei pochi passeggeri, fino a quando…
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