Il party – Martin Osterdahl
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Otto persone, una volta legate da una profonda amicizia, si ritrovano a distanza di quasi 10 anni nell’isola privata di uno di loro, il carismatico Morgan Stark, per una sorta di rimpatriata: in realtà nessuno crede veramente a un’occasione per rinsaldare la loro amicizia, e tutti sospettano un secondo fine nella convocazione sull’isola di Himmelskär, arcipelago di Stoccolma, ma alla fine tutti accettano. Il loro legame si era consolidato attorno a un controverso programma televisivo del quale Stark era produttore, ma il reality era stato anche il motivo che aveva sgretolato la loro amicizia.
Il party inizia in modo forzatamente allegro, la tensione sale e man mano il sospetto che ci sia qualcuno che voglia riesumare i fantasmi di ciò che successo durante il reality diventa una certezza: qualcuno là fuori li ha presi di mira, ma si tratta di denaro, giustizia o vendetta?
L’idea di fondo de “Il party“, dai “Dieci piccoli indiani” in poi, è qualcosa di ampiamente sfruttato: un luogo appartato e inaccessibile, un gruppo di persone che sono diverse da come sembrano, un mistero con radici nel passato e qualcuno che tendenzialmente cerca vendetta (o giustizia, dipende dal punto di vista)
Ciò che rende il romanzo una piacevole lettura estiva è una buona costruzione dei personaggi e un senso del ritmo che Martin Osterdahl imprime al romanzo, forse anche grazie alla sua professioni di produttore televisivo: in un certo senso “Il party” è molto simile a una fiction (siamo più dalle parti di RAI e Mediaset che non AppleTV), nella quale i personaggi entrano in scena e man mano la regia ci rivela qualcosa di diverso su di loro, modificando o confermando ciò che il lettore pensava di sapere, e seminando indizi su quanto è successo nel passato.
Nel complesso quindi una buona scrittura dei personaggi, per i quali istintivamente è difficile provare simpatia: la festa che li porta tutti sull’isola privata di Morgan Stark, noto produttore televisivo e personaggio carismatico, svela un gruppo di persone di successo ma tutto sommato mediocri, ambigue e che – in qualche modo – sono tutte in varia misura responsabili di ciò che accadde nel controverso reality che realizzarono una decina di anni prima. Man mano che l’autore, attraverso un uso sobrio dei flashback, racconta quello che successe con la realizzazione del programma, diventa sempre più chiaro che ciascuno di loro ha molto da nascondere, e da perdere. Il clima fintamente allegro, da rimpatriata tra vecchi amici, lascia il posto a una tensione palpabile: riemergono vecchi rancore, cose mai dette, sospetti, e su tutto questo si fa sempre più pressante una minaccia mortale.
Non tutto funziona fino in fondo però ne “Il party: se il romanzo è stato nella sua costruzione ben congeniato, con una tensione sottile e crescente, “il finale – la resa dei conti – accelera improvvisamente, condensando nelle pagine finali le rivelazioni sul movente dietro a ciò che sta succedendo sull’isola, sui fatti di dieci anni prima, la mente dietro la notte di follia, ma anche cosa succede dopo.
Il tutto risulta così un po’ troppo confuso, pasticciato, un po’ come se – in un puzzle di centinaia di pezzi – si volessero incastrare le ultime tessere a tutti i costi: e in effetti, se si rallenta e si analizzano fatti e personaggi, alcuni buchi di trama e forzature diventano evidenti, ed è necessaria quindi una buona dose di sospensione dell’incredulità per apprezzare il finale.
Osterdahl inserisce negli ultimi capitoli colpi di scena, cambi di rotta e una sorta di cliffhanger, ma senza in realtà riuscire a stupire realmente, tutto è abbastanza telefonato: in sostanza “Il party” è un giallo godibile se non si è alla ricerca di qualcosa di complesso o di particolarmente originale da leggere in vacanza, e se non si è lettori troppo smaliziati.
Martin Osterdahl, svedese, è scrittore, produttore televisivo e supervisore esecutivo dell’Eurovision Song Contest. Dopo “La cena” questo è il suo secondo thriller pubblicato in Italia.
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