Reykjiavík – Ragnar Jónasson e Katrín Jakobsdóttir
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“Reykjiavík” di Ragnar Jónasson e Katrín Jakobsdóttir è un romanzo giallo ambientato nella misteriosa e lontana Islanda. Situata al limite del circolo polare artico, l’Islanda è un’isola di ghiaccio e di fuoco. Mentre i fiumi glaciali scorrono verso il mare, l’intensa attività vulcanica e geotermica crea incredibili laghi caldi che alimentano l’isola di energia.
Ẻ intorno a una fonte di caldi vapori geotermici che nel IX secolo nasce Reykjavik, l’attuale capitale islandese. La vita del primo insediamento è difficile, il clima e la posizione geografica non sono dei migliori, ma nonostante ciò il conglomerato urbano cresce e ottiene il titolo di città nel 1786. Duecento anni dopo Reykjavik si ferma per celebrare il suo bicentenario e un’immensa torta, lunga ben 200 metri, viene servita a chi vi abita. La folla è per le strade, felice ed eccitata, ma non tutto va per il verso giusto, perché proprio mentre sono in corso i festeggiamenti un giornalista d’inchiesta viene ucciso, gettato sotto uno degli autobus che fanno la spola tra il centro storico e i quartieri periferici.
L’uomo si chiamava Valur Robertsson e stava conducendo un’inchiesta su un fatto accaduto nel lontano agosto 1956. La protagonista del caso di cronaca, Lara Marteinsdóttir, ha appena quindici anni quando scompare mentre si trova a servizio come domestica nell’isola di Videy. Secondo i suoi datori di lavoro, la ragazza se ne è andata all’improvviso di sua volontà, ma Kristjan, il poliziotto che si occupa del caso, non crede a ciò che gli viene raccontato. Lara non si trova e non si scova nemmeno il suo cadavere per cui dopo alcuni mesi l’indagine viene archiviata, per ricomparire, puntuale, ogni dieci anni nel mese di agosto.
E ora, trent’anni dopo quel lontano agosto del 1956, Valur Robertsson sembra vicino alla soluzione del caso. Tanto vicino che qualcuno lo uccide. Che cosa è accaduto a Lara? Ẻ ancora viva, come in molti sperano, o è stata uccisa e il suo corpo è nascosto in qualche anfratto dell’isola di Videy, ormai disabitata da anni? Dato che Valur non può più occuparsene, a risolvere il caso ci penserà Sunna, sua sorella, costretta a riprendere l’indagine per attenuare un dolore così forte da impedirle quasi di vivere.
Sfogliando gli appunti del fratello, Sunna si convince che Lara è morta e che anche Valur è stato ucciso perché la sparizione della ragazza coinvolge uno degli uomini più potenti del paese. Più di uno sa che cosa è veramente successo in quella notte lontana, ma nessuno è disposto a parlare, perché coloro che conoscono la verità sono legati da “Una fratellanza di sangue senza che il sangue venisse mischiato, tutti l’hanno rispettata e tutti ne hanno approfittato. Commercio, politica, imprenditoria…”. In fin dei conti, sembrano chiedersi gli autori del crimine, che importanza ha la vita di una ragazzina di quindici annise paragonata al successo, alla ricchezza, alla rispettabilità sociale?
Attraverso questo racconto, Ragnar Jónasson e Katrín Jakobsdóttir ci riportano ai favolosi anni ottanta, in un periodo in cui Reykjiavik assunse un ruolo fondamentale nella storia mondiale grazie al vertice tra Ronald Regan e Michail Gorbaciov, presidente degli Stati Uniti d’America il primo e Segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica il secondo: “Il mondo tratteneva il respiro e si chiedeva se quel vertice avrebbe significato la fine della guerra fredda”. Nessuno poteva immaginarlo, allora, ma quell’incontro sarebbe stato il primo passo verso la disintegrazione dell’impero creato da Mosca.
Durante la narrazione, gli autori usano diversi punti di vista: quello del primo poliziotto Kristjan, quello di Valur, quello di Sunna e quello di Ꝥordis, un’attrice sul viale del tramonto, per aiutare il lettore a immedesimarsi nella vicenda.
Il romanzo è di facile lettura e, pure se è dedicato alla grande Agatha Christie, può piacere anche ai lettori che non amano solo il giallo. Il motivo è semplice, “Reykjiavík” ha il merito di farci viaggiare nello spazio e nel tempo, conducendoci per mano attraverso i vicoli, le piazze, i quartieri eleganti, le bellezze naturali di una città che in molti vorremmo visitare e trasportandoci in un’epoca di aspettativa e fiducia nel futuro che i giovani non hanno conosciuto. Rivivere o vivere per la prima volta l’atmosfera di quel periodo può essere un’esperienza piacevole.
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