Con la massima discrezione – Arnaldur Indriðason
Definito da “The New York Times” “Il principe del noir”, Arnaldur Indriðason torna per Guanda Noir con un nuovo giallo “Con la massima discrezione”.
In questo romanzo andremo a indagare con il protagonista, il poliziotto in pensione Konráð, più di un caso freddo. Tutto parte quando un giorno, a Reykjavik, durante una copiosa nevicata, un’anziana si presenta alla locale stazione di polizia. Con sé ha una pistola, una vecchia Luger della Seconda guerra mondiale, che ha trovato mentre stava sistemando gli oggetti del marito da poco defunto. Non sa cosa farsene dell’arma, e chiede alla poliziotta che l’accoglie di prenderla. Poco dopo si scopre che la pistola è compatibile con il proiettile di un vecchio caso di omicidio mai risolto e non solo. Konráð è sicuro di aver visto la stessa nelle mani del padre. Per il segugio in pensione è il momento di ficcare il naso in questo caso del passato, con la segreta speranza di risolvere così anche il delitto insoluto di quel padre violento, disprezzato e nel profondo, inspiegabilmente amato.
Ricco di salti temporali nel passato che fanno vivere momenti salienti dell’infanzia e della maturità del protagonista, “Con la massima discrezione”, è un giallo complesso, che mette in gioco tanti elementi. Per il lettore i primi capitoli sono difficoltosi per diversi motivi: i salti indietro e avanti nel tempo che non sono preceduti da nessun avviso, ma catapultano direttamente negli anni desiderati dall’autore; i nomi islandesi, complicati per noi italiani, che rendono difficile distinguere e ricordare i vari personaggi; le parti di casi diversi che si intrecciano e danno una sensazione straniante unita a quella che ci sia troppa carne al fuoco.
Ci vuole un po’ per entrare nel ritmo della trama, ma quando ci si riesce si comprende che Indridason ha il pieno controllo della storia, che si dipana in modo consequenziale e risulta sempre più chiara e piacevole da seguire. È un autentico noir del grande nord quello che si va leggendo, dove l’oscurità che ricopre l’Islanda per gran parte dell’anno, il freddo e la neve, rendono cupi i caratteri, tendenti alla malinconia, alla depressione e all’abuso di sostanze, soprattutto alcoliche. Essendo la trama centrata su casi freddi, negli anni ’50 e ’60 del 1900, andiamo a scoprire aspetti della società islandese del tempo, come i ragazzini affidati ai riformatori per i motivi più disparati che spesso erano vittime di abusi e nessuno faceva nulla, perché a quel tempo erano cose che capitavano, oppure la difficile situazione degli omosessuali, non accettati, considerati deviati, che dovevano nascondersi e usare, proprio come dice il titolo, la massima discrezione nelle loro storie.
In tutti i personaggi troviamo dei retaggi di infanzie dolorose e un dualismo nelle loro condotte presenti e passate. Si presentano con la loro scala di grigi, dove difetti e pregi sembrano giocare al tiro alla fune per il predominio delle indoli e lo stesso Konráð è, per questo, un soggetto principale che manifesta al massimo il suo essere scisso tra rettitudine e criminalità. L’autore non fa sconti ai suoi personaggi, anzi li rende imperfetti e genuinamente lo mostra, regalando così un’umanità complessa ma sincera.
Sempre più avvincente, man mano che le informazioni vengono a galla, il romanzo si mostra curioso e sorprendente per diversi colpi di scena e azioni di varia natura. Non manca una componente soprannaturale che dà colore, folclore e si rivela poi utile per dipanare una parte della matassa. Questa discesa nello spiritismo, può apparire invadente, ma alla fine si amalgama bene all’intera struttura narrativa, offrendo spunti e respiro diversi dal solito, per un aggancio che non si conclude in questo libro, ma sono certa sarà presente nel prossimo.
Ci si affeziona a Konráð, alla sua imperfezione, alla capacità di cacciarsi nei guai, alla testardaggine e a quella particolare coerenza che dimostra anche in momenti di contraddizione. Della sua serie sono già stati pubblicati altri titoli, sempre da Guanda Noir.
Arnaldur Indridason
Arnaldur Indridason è nato nel 1961 a Reykjavik. Tradotto in quaranta lingue, nel corso della sua carriera di scrittore ha ricevuto numerosi riconoscimenti, e nel 2021 ha vinto il premio “Jonas Hallgrimsson” per il suo contributo alla cultura islandese.
Libri della serie "Konráð"
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