Morte nei fiordi – Satu Rämö
Etichettato con: Gialli Nordici
Se in questi giorni di asfissiante calura il vostro ventilatore sembra un phon acceso, se l’aria condizionata porta lo stesso sollievo di un frigo aperto, e siete passati da queste parti con la speranza di scovare una lettura refrigerante almeno per la mente, beh, Thriller Café ha quello che fa per voi.
È sbarcato in Italia Morte nei fiordi, il primo episodio edito da Newton Compton Editori della serie che vede protagonista l’investigatrice criminale islandese Hildur Rúnarsdóttir, nata dalla penna della scrittrice finlandese Satu Rämö che da oltre vent’anni vive e lavora nell’isola vulcanica.
Siamo in prossimità dell’inverno a Ísafjörður, una piccola cittadina all’estremità nord-ovest dei Fiordi Occidentali dell’Islanda. Qui Hildur divide le sue giornate tra il lavoro, e il carico emotivo che ne deriva e che si porta sulle spalle come un fardello, e la passione viscerale per il surf, praticato con temerarietà e alla stregua di una valvola di sfogo nelle gelide acque del Mar di Groenlandia.
Al distretto di polizia di Ísafjörður, un luogo che nemmeno la maggior parte degli islandesi saprebbe trovare su una mappa, fa il suo arrivo l’agente novizio Jakob, trasferitosi dalla Finlandia per lasciarsi alle spalle una complicata situazione personale. Jakob, dall’insolito hobby del lavoro a maglia, farà coppia con Hildur, e i due dovranno venire a capo di una serie di enigmatici crimini che presentano all’apparenza pochissimi indizi. Il topos, a dire il vero piuttosto ricorrente nella letteratura di genere, è l’indagine condotta dai due poliziotti, tramite la quale entrambi giungeranno a una maggiore indulgenza verso se stessi e il proprio passato, e darà a Hildur il decisivo impulso per provare a capire cosa c’è dietro l’incomprensibile sparizione delle sue due sorelline che a distanza di venticinque anni è ancora avvolta nel mistero più assoluto.
Credo sia abbastanza condivisibile affermare che, alle nostre latitudini, i paesi nordici appaiono carichi di un fascino particolare, se non altro dal punto di vista climatico, quando da noi il caldo di matrice africana ci fa sempre più compagnia durante l’anno e l’anticiclone delle Azzorre di bernacchiana memoria sembra oramai far parte dei libri di Storia. Anche se Morte nei fiordi nella sua struttura letteraria non è originalissimo, vale la pena leggerlo, e non solo per le temperature prossime o inferiori allo zero.
Il panorama descritto è a dir poco intrigante: i fiordi dalle spettacolari pareti ripide e rocciose e le lingue di mare che vi si insinuano; la neve che ammanta l’intero paesaggio e spesso crea quel fenomeno chiamato whiteout, in cui l’orizzonte si dissolve inghiottito dalla cupa atmosfera nevosa. Tutto ciò immerso in giorni in cui le ore di luce sono notevolmente ridotte rispetto a quelle notturne. In questo contesto ovattato, dove tutti più o meno si conoscono, e l’assenza di rumori e la cupezza creano un’atmosfera quasi magica, sembra non ci sia spazio per invidie, violenze, insofferenze e autodistruzioni. Invece esistono eccome, spesso da parte di emarginati, e persino le brutalità di chi commette omicidi trovano nel silenzio assordante un alleato.
Per chi ama o ha un po’ di passione per la linguistica, la traduttrice dal finlandese Paola Brigaglia lascia diversi vocaboli in originale di questa ruvida e seducente lingua agglutinante. Inoltre, l’autrice Satu Rämö inserisce interessanti riferimenti alla mitologia norrena, dai quali si possono facilmente intuire punti in comune con il folklore anglosassone.
Insomma, per chi ha voglia di scostarsi dalla consueta lettura thriller e desideri allontanarsi da certe peculiarità, ad esempio le cacofoniche ambientazioni metropolitane fatte di traffico e assembramenti, oppure la gamma di gerarchie e modus operandi investigativi alla “occidentale”, credo che Morte nei fiordi sia quello che ci vuole. Un romanzo che parla di una realtà di chi crede di avere tutto e di una realtà di chi non ha niente.
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